Contenuto sponsorizzato
| 10 giu 2022 | 06:01

Mancano i medici e l'Apss punta sugli emigrati in Argentina? L'Ordine: ''Scelta disastrosa''. A Belluno ci provano da mesi: ''Iter complicato. Ne avremmo un centinaio''

Il sistema sanitario trentino soffre per la carenza degli organici e l'Apss pensa ai medici argentini come dichiarato ieri dal direttore generale Ferro. Ma l'idea non è una novità: nel Bellunese da mesi lavorano al progetto ed hanno già contattato un centinaio di professionisti sudamericani solo che le procedure per farli esercitare in Italia sono molto complicate e lunghe. Intanto il presidente dell'Ordine di Trento è contrario: "L'autonomia può permettere di trovare strade più adeguate''.

Mancano i medici e l'Apss punta sugli emigrati in Argentina?

TRENTO. La sanità trentina soffre, c'è una fortissima carenza di professionisti e l'Azienda provinciale per i servizi sanitari pensa anche a reclutare medici argentini. Si procede nel solco tracciato a Belluno, fermo restando che ogni sistema deve procedere per proprio conto. Un procedimento comunque non banale, quello di reperire forza lavoro all'estero, e che rischia di creare false aspettative perché la soluzione richiede iter precisi e tempi, anche lunghi. 

 

"C'è un grande investimento di tempo e abbiamo già svolto diversi meet per presentare le nostre proposte e le nostre strutture ai potenziali interessati - spiega a Il Dolomiti la Ulss 1 Dolomiti - il percorso è però lungo e richiede svariati mesi di lavoro".

 

Una situazione complicata a tutti i livelli in Trentino e in particolare per quanto riguarda la medicina d'urgenza e il pronto soccorso. A fronte della necessità di 28 dirigenti medici, sono 17.4 quelli operativi (conteggiati a tempo pieno equivalente) e 2 conteggiati in termini di teste. Numeri che mettono a dura prova il personale sanitario impegnato nelle corsie.

 

Un quadro, definito in Aula da Stefania Segnana, "terribilmente complicato" e "Vista l’oggettiva e persistente difficoltà nel reclutare personale dipendente – ha spiegato l'assessora - sono state indette selezioni per la ricerca di medici disponibili a rendere prestazioni libero professionali a chiamata, ma anche per questi non si sono registrati numeri di candidati e partecipanti a copertura delle esigenze” (Qui articolo)

I concorsi non raggiungono numeri soddisfacenti e l'Apss intende aprire una procedura concorsuale per medici extra Unione europea, in particolare argentini che hanno parenti italiani e trentini. A riferirlo il direttore generale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, Antonio Ferro, in un'intervista rilasciata a l'Adige. Una procedura portata avanti in collaborazione con una fondazione per superare alcuni ostacoli e procedere con contratti a tempo determinato. Una soluzione, però, bocciata dall'Ordine dei medici. "Non basta prendere una persona e metterla in un gruppo di lavoro per risolvere i problemi", il commento del presidente Marco Ioppi. 

 

I problemi legati alla cronica carenza di personale sanitario è comune in tutta Italia (Qui articolo). E un'iniziativa simile, cioè reclutare medici argentini, è stata intrapresa già diversi mesi fa dall'Ulss 1 a Belluno. I professionisti sono stati individuati dall'Associazione Bellunesi nel Mondo (Qui articolo).

 

"Abbiamo trovato circa un centinaio di medici", spiega Oscar De Bona, presidente dell'Associazione Bellunesi nel Mondo. "E potrebbero davvero essere la soluzione a un sistema che fatica. Quasi tutti hanno un doppio passaporto e la difficoltà maggiore è poi quella di trovare un alloggio per queste persone che decidono di rispondere positivamente alla chiamata. Tutto è in mano all'Azienda sanitaria per le procedure da espletare".

 

Un problema è legato alla possibilità di permettere a questi medici di esercitare la professione in Italia con il titolo di studio argentino, quindi conseguito fuori dall'Unione europea. E le procedure sono distinte per il riconoscimento del titolo di medico e di quello specialità. Serve l'autorizzazione del Ministero della salute, il dicastero indice una Conferenza dei servizi a cui partecipa anche il dicastero dell'Università, viene esaminato il piano di studi del candidato per arrivare a tre differenti conclusioni: accoglimento dell’istanza con immediato decreto di riconoscimento; prescrizione al candidato di una verifica della sua formazione attraverso una prova attitudinale oppure indicando gli esami universitari da sostenere presso un Ateneo italiano; rigetto dell’istanza.

 

Il ministero segnala che per portare a termine l'iter ci vogliono "quattro mesi dalla presentazione della documentazione completa da parte dell'interessato". Ma le procedure appaiono più lunghe. "Non è un percorso semplice", commenta la Ulss 1 Dolomiti. In primis i candidati devono recuperare i documenti dalle proprie università per poi  avere l'ok e l'autenticazione del consolato e quindi si passa alla procedure italiane. 

 

Insomma, i medici argentini possono essere una soluzione ma difficilmente e, almeno nel breve periodo, possono risolvere le criticità di un sistema sanitario in sofferenza. Con operatori che lamentano il poco coinvolgimento nelle scelte strategiche, il peso della troppa burocrazia e le tante preoccupazioni per le responsabilità legali (Qui articolo).

 

Un'ipotesi di apertura ai professionisti extra Unione europea per risolvere le criticità che riceve il semaforo rosso dall'Ordine dei medici. "Questa scelta sarebbe un disastro. Non basta prendere un operatore, inserirlo in un team di lavoro e sperare che i problemi si risolvano - dice Ioppi - si deve acquisire un modus operandi. Non ci sono solo gli aspetti legati al modo di lavorare riconducibili alla preparazione individuale, ma c'è anche una competenza di squadra". 

 

Le soluzioni possono arrivare in primis dall'interno di una struttura. "Prendere persone preparate e competenti e inserirli in forma estemporanea in un altro contesto non può funzionare. L'autonomia può fornire gli strumenti per superare questo momento complesso, come una contrattazione diversa e avere il coraggio di approfondire quali sono le motivazioni di fuga e quali risposte dare per riportare i tanti medici trentini andati nel tempo fuori Regione o all'estero. Il Trentino non si è mai assunto il compito di comprendere i motivi per cui il territorio ha perso attrattività", conclude Ioppi.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 07 agosto | 19:13
Soccorso alpino in azione nei dintorni di Malga Arza, in val di Non: un escursionista colpito da un arresto cardiaco ha perso la vita
Cronaca
| 07 agosto | 18:26
La Giunta provinciale ha introdotto delle misure per “razionalizzare la fruizione delle risorse idriche”: in particolare, Consorzi di bonifica [...]
Cronaca
| 07 agosto | 18:20
L'incendio è scoppiato all'interno del Ristorante Pizzeria Capriccio di San Michele all'Adige ed è partito da un elettrodomestico. L'immediato [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato