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Trento
20 dicembre | 12:11

''Oltre 55mila morti e 51.950 feriti con un'atomica su Trento'', l'assurda infografica pubblicata da Apss. Zeni: ''Queste le priorità dell'Azienda?''

L’Apss ha pubblicato un’infografica realizzata con un programmino che si trova online dove spiega cosa succederebbe se Trento fosse colpita da una bomba atomica. Le conclusioni? “Una catastrofe umanitaria ingestibile – pertanto – l’unica soluzione è il disarmo nucleare internazionale”. L’ironia di Zeni: “Un’analisi che sarà sicuramente ripresa da tutte le riviste scientifiche internazionali”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Non c’è via di scampo: armi nucleari e il collasso del sistema sanitario a Trento” è questo il titolo di un’infografica pubblicata a cura dell’Osservatorio epidemiologico del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria trentina.

 

Il documento è stato trovato tra le “fast news” pubblicate come supplemento settimanale al trimestrale “Apss Notizie” dal consigliere provinciale del Partito Democratico, Luca Zeni, che commenta ironico: “Vediamo le priorità del momento, le liste di attesa mai così lunghe in Trentino? La fuga dei medici? La fuga dei pazienti? No, sono il corso per smettere di fumare e un articolo che spiega che, se scoppiasse una bomba nucleare a Trento, Apss non sarebbe in grado di garantire l’assistenza sanitaria e quindi sarebbe meglio il disarmo”.

 

Nel curioso documento si legge che, qualora il capoluogo fosse investito da un’esplosione nucleare, i morti stimati sarebbero ben 55.630 a cui andrebbero aggiunti 51.950 feriti. Nel documento di Apss si legge inoltre che molti medici e infermieri sarebbero tra tra i feriti e i morti e che nessuna struttura sanitaria della città sarà utilizzabile. La conclusione del documento? “Lo scoppio anche di una sola bomba atomica in una piccola città provoca una catastrofe umanitaria ingestibile – pertanto – l’unica soluzione è il disarmo nucleare internazionale”.

 

 

“Un’analisi – commento Zeni non senza ironia – che sarà sicuramente ripresa da tutte le riviste scientifiche internazionali. Sul fatto che l’Azienda sanitaria non garantirebbe l’assistenza sanitaria in caso di attacco nucleare non avevamo dubbi, d’altra parte ci accontenteremmo lo facesse nella quotidianità”.

 

Effettivamente l’Azienda sanitaria è da tempo nel mirino delle opposizioni che denunciano l’aumento delle convenzioni con le strutture ospedaliere private, i lunghi tempi d’attesa per le visite, i problemi con le chiamate al 112 che durano troppo e la “fuga” dei medici trentini che preferiscono cercare lavoro altrove.

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