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| 09 lug 2022 | 19:43

Personale ridotto nelle Rsa, infermieri e medici: "Diminuire gli standard assistenziali mette a rischio le persone fragili". Parolari: "Non si può puntare al ribasso"

Dopo la decisione dell'assessorato di autorizzare una riduzione del numero degli infermieri nelle Rsa da 1 ogni 10 pazienti a 1 ogni 15, l'Ordine delle professioni infermieristiche insieme a quello dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e alla Consulta provinciale per la salute rispondono con preoccupazione. Parolari: "In una concezione di servizio pubblico moderna tutto ciò non può trovare alcuna legittimazione"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Continuano le proteste riguardo la decisione dell'assessorato di autorizzare una riduzione del numero degli infermieri nelle Rsa, da 1 infermiere ogni 10 pazienti a 1 ogni 15.

 

Il documento, a firma di Giancarlo Ruscitti, è arrivato il 4 luglio scorso. I primi ad alzare la voce e a mostrare la propria contrarietà sono stati l'Ordine delle professioni infermieristiche, congiuntamente a quello dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Trento e alla Consulta provinciale per la salute, esprimono "grande preoccupazione per la decisione della Provincia".

 

Pur nella consapevolezza della carenza di infermieri, ma anche di medici specialisti in altri servizi del Sistema sanitario provinciale, "le decisioni per il suo 'governo' non possono perdere di vista il criterio guida fondamentale: garantire un’assistenza sicura e di qualità alle persone fragili che risiedono nelle Rsa, portatrici di bisogni assistenziali e sanitari sempre più complessi".

 

Sorprende perciò che la Provincia per rispondere a un problema così complesso "si limiti alla mera e pericolosa revisione al 'ribasso' dello standard infermieristico nelle Rsa. Una decisone che si basa su una logica burocratica di far 'tornare i conti', ponendo a forte rischio la sicurezza e la qualità delle cure".

 

Ciò che emerge nuovamente è che nonostante in più occasioni sia stato sottolineato il grave sottodimensionamento delle dotazioni infermieristiche in Rsa e nonostante le diverse soluzioni a breve e medio-lungo termine proposte, gli Ordini comunque siano rimasti inascoltati e che "la decisione sia stata presa senza il coinvolgimento delle rappresentanza dei cittadini e delle professioni sanitarie e altre parti interessate coinvolte".

 

La stessa Pat sembra essersi dimenticata del patto firmato lo scorso 17 maggio, quando l'assessora Stefania Segnana ha sottoscritto l'accordo per "L’assistenza infermieristica nel sistema trentino" con l'Ordine delle professioni infermieristiche del Trentino, finalizzato tra i vari punti anche a maggiore condivisione delle scelte.

 

L'appello di medici, infermieri e della Consulta è quello di costruire con urgenza "un nuovo orizzonte per le Rsa che riporti al centro, in modo autentico e con progettualità, la sicurezza e la qualità dell’assistenza al cittadino e ai familiari, la capacità di pensare e introdurre nuovi modelli organizzativi e di valorizzare le professionalità a partire da quella infermieristica". 

 

Anche da Francesca Parolari, presidente Apsp Opera Romani di Nomi, ribadisce l'urgenza di soluzioni più adeguate che non puntino "al ribasso": "La decisione di incidere sensibilmente sul parametro senza inserire questa modifica, seppur temporanea, in un quadro di interventi più ampio e coraggioso, non può che condurre a un’unica e ineluttabile conseguenza: l’abbassamento del livello di sicurezza e qualità delle cure sanitarie e assistenziali offerte ai nostri anziani".

 

Eppure anche in questo caso la presidente Parolari sottolinea come "la 'Carta dei Servizi' delle nostre strutture pone al centro il rapporto con l’anziano e con la famiglia, che diventa strategico nell’elaborazione condivisa del Piano Assistenziale Individuale (PAI)". Ora però, "con una decisione che somiglia molto all’ultima carta della disperazione, si cambiano unilateralmente le condizioni di questo patto. In una concezione di servizio pubblico moderna tutto ciò non può trovare alcuna legittimazione".

 

Parolari conclude proponendo che nell'immediato "venga mitigato il vincolo di esclusività degli infermieri, in modo da consentire una maggiore mobilità della prestazione professionale a favore delle Rsa. Quello che serve - sostiene - è la costruzione condivisa di un nuovo orizzonte che riporti al centro la qualità e la sicurezza dei servizi, la capacità di implementare nuovi modelli organizzativi, di pianificazione del lavoro e di valorizzazione delle professionalità a partire da quelle infermieristiche: serve innovare".

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