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Rinnovo contratto della scuola, aperto il tavolo di confronto. I sindacati: "Servono più risorse per contrastare la perdita di potere d'acquisto”

I sindacati: “In attesa del rinnovo 13mila addetti, servono stanziamenti maggiori per dare risposte concrete ai lavoratori e alle lavoratrici le cui buste paga sono rese più leggere mese dopo mese dall'aumento dell'inflazione che ha raggiunto un tasso del 7%”

Pubblicato il - 20 April 2022 - 19:16

TRENTO. Rinnovo del contratto 2019-2021 per lavoratori e lavoratrici della scuola provinciale, aperto mercoledì 20 aprile il confronto con le organizzazioni sindacali, che ribadiscono: “In attesa 13mila addetti, servono stanziamenti maggiori per contrastare la perdita di potere d'acquisto”. Il tavolo, al quale hanno partecipato Flc Cgil, Cisl Scuola, Fgu-Gilda e Satos, ha riguardato durante la mattinata il personale Ata, assistenti educatori, coordinatori pedagogici, scuola dell'infanzia e formazione professionale. Nel pomeriggio si è invece discusso dei docenti di scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado mentre l'ultimo step di questa prima tornata di colloqui, dicono i sindacati: “Si svolgerà il prossimo 6 maggio con il tavolo per i dirigenti scolastici”.

 

Le sigle hanno chiesto alla Provincia “uno sforzo aggiuntivo sul piano delle risorse per dare risposte concrete ai lavoratori e alle lavoratrici le cui buste paga sono rese più leggere mese dopo mese dall’aumento dell’inflazione che ha raggiunto un tasso del 7%”. I segretari provinciali Cinzia Mazzacca, Monica Bolognani, Paolo Cappelli e Ennio Montefusco spiegano infatti che: “La percentuale del 4,1% era stata definita nel protocollo d’intesa di gennaio 2020 e ripresa nel protocollo del 15 dicembre 2021. Oggi la situazione è cambiata. Per questo riteniamo l'aumento proposto insufficiente a ridare potere di acquisto ai salari del personale scolastico”.

 

Al di là poi degli aumenti più consistenti, i segretari hanno poi “chiesto di stabilizzare l'elemento perequativo per dare di più alle fasce d'inquadramento più basse” chiedendo poi di “superare, almeno sul piano normativo, le differenze tra personale a tempo determinato e a tempo indeterminato, dalle ferie alle assenze, dal pagamento dei mesi estivi alla formazione”. In particolare, sottolineano i sindacati: “Per gli insegnanti di primaria e secondaria si chiede il riconoscimento delle attività svolte oltre le lezioni frontali e un più strutturato riconoscimento di formazione e aggiornamento professionale anche attraverso la card del docente". Per le insegnanti della scuola dell’infanzia, invece, i sindacati hanno "messo nero su bianco la richiesta di un trattamento economico e normativo dei mesi estivi”.

 

Uno degli altri nodi da sciogliere è poi quello relativo alla modifica della figura professionale del coordinatore pedagogico, una decisione, dicono i segretari: “Sulla quale c'era un'intesa politica con l'assessorato, ma che rischia di rilevarsi una promessa senza seguito. E’ stata prevista la riforma di questi profili, ma non è stato stanziato un euro per metterla in atto. Senza risorse aggiuntive non esiste nessuna riforma, e l’assessore Bisesti dovrebbe esserne consapevole”. Altre questioni portate sul tavolo dai sindacati quella per lo sblocco del passaggio alla posizione retributiva superiore per il personale Ata e la rimodulazione dell'orario di lavoro funzionale e frontale per gli assistenti educatori.

 

“E’ chiaro – concludono i segretari – che un milione di euro non è abbastanza per dare risposte a queste richieste. Mancano all’appello anche gli arretrati che la Giunta ha promesso e Apran ipotizza che verranno previsti nell’ambito del prossimo assestamento di bilancio. Per quanto ci riguarda vogliamo risorse certe, non possiamo rinnovare il contratto sulla base di risorse al momento solo virtuali. Lo abbiamo sostenuto a dicembre 2021 non firmando il protocollo proposto dall’Esecutivo e lo ribadiamo anche oggi. In ogni caso il confronto è appena cominciato e speriamo ci siano i margini per arrivare ad un accordo che riconosca l’impegno e il ruolo delle 13mila persone che portano avanti la scuola trentina”.

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