Conti in rosso all'Università. Manica: "Per Music Arena e Vasco i soldi ci sono, per l'UniTn no". Demagri e Dallapiccola: "Chiesto un confronto con il rettore: hanno detto no"
Opposizioni all'attacco dopo le dichiarazioni del rettore Flavio Deflorian e sulla risposta dell'assessore Mirko Bisesti che ha dichiarato "che 10 - 15 milioni non si trovano facilmente". Per Manica si tratta di una semplice "pacca sulle spalle"

TRENTO. Le casse dell'Università di Trento piangono e il pubblico grido d'allarme del rettore Flavio Deflorian sta scatenando, in queste ore, il dibattito politico, con le opposizioni che lamentano assenza di dialogo e confronto da parte della maggioranza e, soprattutto, il totale disinteresse da parte della Giunta nel confrontarsi con i vertici dell'Università di Trento.
Toni durissimi sono quelli adottati dal consigliere del Partito Democratico Alessio Manica.
“Con la Giunta Fugatti – scrive il consigliere lagarino – la collaborazione sinergica tra Giunta Provinciale e Università è venuta meno e oggi non possiamo che prendere atto con sgomento del grido di allarme lanciato dal rettore rispetto alla situazione economica di Unitn. In tutto ciò l’Assessore Bisesti si limita alla solita pacca sulla spalle, ormai evidentemente incapace di comprendere la gravità di una situazione che lui stesso e la sua Giunta hanno causato. E aggiunge inoltre che 10-15 milioni non si trovano facilmente. Ricordo però a Bisesti che con estrema facilità e nonchalance lui e la sua Giunta hanno trovato e sperperato quasi 10 milioni di euro per abbozzare la Trentino Music Arena e per realizzare ad oggi un unico grande evento (al netto di quelli che per numero potevano essere ospitati anche in una qualsiasi piazza di un qualsiasi paese del Trentino. Se ne desume quindi che per un concerto di Vasco le risorse ci sono, mentre per garantire il futuro dell’Università di Trento e quindi del Trentino no. Povero Trentino!”
“La questione dei conti in rosso dell'Università – fanno eco in una nota congiunta Paola Demagri e Michele Dallapiccola, consiglieri provinciali di Casa Autonomia – è un tema che, volenti o nolenti, tocca tutta la comunità trentina. Sarebbe ragionevole aspettarsi un intervento da parte della politica provinciale, in accordo con i vertici dell'Università. Abbiamo più volte richiesto, assieme alla consigliera Maestri, di poter ascoltare il rettore in quinta commissione, una richiesta ragionevole, che però non è stata accolta né dalla presidente della commissione Dalzocchio, né da altri consiglieri, preoccupati di non creare un precedente a fine legislatura. L'audizione avrebbe dovuto precedere la deliberazione della Giunta avente come oggetto l'assegnazione per l'esercizio finanziario 2023. Si è trattata di un'opportunità sprecata”.
I due consiglieri poi proseguono, rincarando la dose.
“Ancora una volta – si legge nella nota diffusa – questa giunta evidenzia la propria incapacità di confronto, sia con le minoranze che con le parti direttamente coinvolte. Coerente sino alla fine, almeno nel rifiuto del dialogo. Come già avvenuto nei giorni scorsi, quando il Comune è stato messo da parte durante la discussione sul Polo di Medicina, che dovrebbe essere costruito proprio su terreni di proprietà del Comune. Ormai, dopo cinque anni, è evidente che l'esclusione sia un “valore aggiunto” di questa maggioranza. Programmare, definire linee di sviluppo, anche solo analizzare il presente senza la consultazione delle parti interessate è senza dubbio un esercizio sterile, che non può che portare visioni ristrette e forzatamente di parte. Nel caso dell'Università la complessità dei temi richiede la presenza di tutti gli attori al tavolo programmatico, studio e interlocuzione. Come possono pensare i trentini che alla destra che avanza nuovamente in Trentino possa interessare il capitolo università e istruzione in generale?”













