Dal "C'è un dossier" agli "impegni presi", in 12 mesi è cambiato tutto per le Olimpiadi, per Pinè e per Cortina. A non cambiare però è la politica, salda al suo posto
Nell'arco di un anno, da Festival dello sport a Festival dello sport, sono cadute le difese sul pattinaggio velocità a Baselga di Pinè e sulla pista da bob a Cortina. La certezza è che nessun vertice ha mai pensato di compiere un passo indietro

TRENTO. Da un Festival dello sport a un altro Festival dello sport è cambiato tutto. In un anno il pattinaggio velocità è sfumato a Baselga di Pinè e la pista da bob è stata cancellata a Cortina d'Ampezzo. I campi di gara sono stati quasi fin da subito i più discussi e i più fragili nel dossier che ha assegnato le Olimpiadi invernali 2026.
"Abbiamo costruito un dossier, che è stato votato a livello internazionale e ha vinto la candidatura: questo piano prevede Baselga di Pinè e quindi l'intenzione è chiara. E' l'unico impianto in Italia per il pattinaggio velocità. E' un Centro federale da valorizzare, sostenere e migliorare". Era stato il numero uno del Coni nazionale a dirlo a Il Dolomiti, intervistato circa 12 mesi fa, Giovanni Malagò aveva confermato anche la scelta della pista da bob a Cortina: nessun passo indietro perché gli impegni ormai erano stati presi (Qui articolo).
"Ogni tanto qualcuno cerca di entrare a gamba tesa - le parole pronunciate da Malagò a margine del Festival dello sport dell'anno scorso - ma queste situazioni richiedono conoscenza e competenza della materia. Ci sono interventi di persone intelligenti e capaci ma che non possono avere in mano tutti gli elementi. Mi sembra che l'incontro con Bach abbia definitivamente chiarito ogni aspetto". Ma oggi cade definitivamente il velo e il Cio in entrambe le partite è favorevole alle scelte italiane. E sembra così esserci sempre qualcosa di non detto.
Dopo settimane di rumors, di rassicurazioni e di tempistiche che non sembrano tornare, la doccia gelata era arrivata nel gennaio scorso. Una conferenza pubblica, molto tesa e con la Provincia accolta dai fischi, per dire addio alle Olimpiadi. Decisivo, era stato spiegato, un parere "confidenziale" del Cio: un documento datato a ottobre 2022 con il Comune di Pinè che aveva votato il progetto di profondo restyling del palazzetto a novembre e con la Provincia che aveva stanziato 55 milioni per l'opera. Poi la marcia indietro con l'ufficializzazione della rinuncia alle gare (Qui articolo).
E' durata più a lungo la vicenda della pista da bob a Cortina (Qui articolo). Nonostante i dubbi espressi pure dal Cio e i numerosi pareri contrari delle associazioni e di una fetta sempre più ampia dell'opinione pubblica, da Zaia al sindaco, le istituzioni hanno cercato di resistere e di tirare dritto fino all'ultimo per portare avanti la struttura. Un'opera apparsa un'assurdità, costosissima (almeno 120 milioni di euro), insostenibile nella gestione post Giochi (si parlava di centinaia di migliaia di euro all'anno solo per tenerla in funzione) a fronte di un movimento che in Italia è praticamente inesistente (meno di una trentina di atleti in tutto il Paese), gare andate deserte e difficoltà nel trovare un'azienda disponibile a far partire i lavori con i tempi sempre più stretti.
Alla fine il dossier è stato rimesso nel cassetto insieme alle due opere più discusse mentre anche gli altri interventi infrastrutturali non sembrano cambiare passo, nonostante la nomina di un commissario. Intanto i territori sedotti e illusi del sogno olimpico restano senza le gare mentre i protagonisti, nazionali e locali, restano o son restati al loro posto senza porsi riflessioni di alcun tipo. Si cambia tutto, tranne la politica.

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