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Domani la cabina di regia per la pista da bob olimpica: a Roma giornata decisiva. "Pronti a fare causa" tuonano gli industriali bellunesi

Il problema non è più solamente individuare la struttura giusta per ospitare le gare di bob, slittino e skeleton, ma anche trovare un accordo con il Veneto: Zaia (che ha diritto di veto all'interno del comitato organizzatore) vuole altre gare per rimpinguare il programma olimpico ai piedi delle Tofane, ma la Lombardia non è disposta a cedere di un millimetro: solidissima l'alleanza "bipartisan" tra il governatore Fontana e il sindaco Sala

Di Daniele Loss - 04 dicembre 2023 - 16:51

CORTINA. Il "D Day" è fissato per domani, martedì 5 dicembre, post consiglio dei ministri. La cabina di regia ministeriale di Milano - Cortina 2026 tornerà infatti finalmente a riunirsi a cinque mesi di distanza dall'ultima volta, visto che l'ultimo "faccia a faccia" ufficiale è datato 3 luglio. Mercoledì, invece, a Milano sarà la volta del Cda della fondazione olimpica, presieduto dal numero uno del Coni Giovanni Malagò, che dovrà ragionare su quanto emergerà dalle stanze romane.

 

La vera partita si giocherà, infatti, domani nella capitale, alla presenza del titolare del dicastero delle infrastrutture Salvini e di tutti gli altri ministri interessati, che dovrà prendere una decisione riguardo la pista da bob che, ormai è asserito, non si farà a Cortina. Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina 2026, che dipende direttamente proprio dal ministero delle infrastrutture) presenterà le proprie valutazioni tecniche riguardo la struttura di Cesana, l'attuale "piano B" italiano. Soluzione questa, è bene ricordare, che è stata già bocciata dal Comitato Olimpico Internazionale, che continua a ribadire come "si considerino solamente le strutture esistenti e funzionanti". L'ultimo a ricordare il concetto è stato, pochi giorni or sono, il direttore esecutivo Christophe Dubi.

 

L'impianto torinese, come è noto, è in disuso ormai da anni, necessiterebbe di una decisa ristrutturazione e a, livello di tempistiche, la consegna non potrebbe avvenire nei tempi richiesti dal Cio. Ergo, ad oggi, la soluzione più logica è quella di traslocare Oltralpe, coinvolgendo St. Moritz o, in alternativa, Innsbruck, dove esistono strutture funzionanti e praticamente "pronte all'uso" anche quando si parla di Olimpiadi.

 

Il Piemonte non molla, così come il presidente veneto Luca Zaia, che non è disposto a "cedere" senza ottenere un cospicuo risarcimento in termini di gare. Zaia e Cortina, insomma, vogliono "qualcosa" per dare il "via libera" (avendo diritto di veto all'interno del Cda) a qualsiasi soluzione alternativa. Tradotto in parole povere significa portare ai piedi delle Tofane altre gare, come ad esempio quelle di sci alpinismo, disciplina che farà ufficialmente il proprio esordio nella rassegna a Cinque Cerchi 2026.

 

C'è un problema, però. Grande come una "casa". La Lombardia, che detiene il "grosso" delle discipline, comprese quelli riguardanti le prove degli sci"con le pelli", non ne vuole nemmeno sentir partlare e il presidente Attilio Fontana ha ribadito, più e più volte, che il programma lombardo non si tocca, con il pieno e "battagliero" supporto del sindaco di Milano Giuseppe Sala, in una solidissima alleanza "bipartisan" per difendere gli interessi lombardi.

 

Per Salvini la situazione è delicatissima, visto che si troverà a dirimere una questione tra due governatori appartenenti al suo partito. Il problema, dunque, non è solamente trovare la location giusta per le gare di bob, skeleton e slittino, ma anche accontentare Zaia, il quale è forte anche dell'appoggio indiretto degli industriali veneti, pronti a passare alle vie legali per ottenere risarcimenti qualora Cortina ospitasse solamente le gare di sci alpino femminile e il curling, per un totale di 8 gare e 24 medaglie, a fronte delle 65 gare previste in Lombardia (con l'assegnazione di 195 medaglie), mentre tra Trentino e Alto Adige si parla di 31 gare e 93 medaglie.

 

"Se il territorio veneto e bellunese non avrà la dignità che merita e che gli spetta nell'organizzazione delle Olimpiadi 2026 - scrive in una nota ufficiale presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Lorraine Berton -, che ricordo sono state assegnate a Milano e Cortina assieme, valuteremo una richiesta di danni di immagine e al territorio in tutte le sedi, anche legali".

 

"Penso sia il momento di giocare a carte scoperte - prosegue - e di dire che, nel caso di un'Olimpiade a metà, senza bob o redistribuzione delle gare, il nostro sistema economico e sociale riporterà dei danni irreparabili rispetto alla crescita attesa e già quantificata da autorevolissimo studi universitari. Il danno però non sarebbe solo economico ma anche "esistenziale", perché riguarderebbe l'esistenza stessa, ovvero il futuro, dei nostri territori. Mi riferisco in particolare alla montagna bellunese che vede nelle Olimpiadi una opportunità storica per invertire le tendenze in atto, come quella drammatica del decremento demografico: mille abitanti in meno ogni anno".

 

"Olimpiadi a metà - conclude Berton - significano investimenti dimezzati, programmazione a rischio, fiducia azzerata. Per tutti questi motivi penso sia giusto fin da ora evocare la prospettiva di una richiesta di danni in tutte le sedi, anche legali, i cui destinatari andrebbero individuati con precisione seguendo la filiera delle responsabilità, anche politiche".

 

A stretto giro di posta arriva la risposta di Luana Zanella, capogruppo alla Camera dell'Alleanza Verdi Sinistra.

 

"Gli industriali del Veneto - scrive Zanella - dovrebbero essere grati a tutti noi che ci siamo mobilitati e battuti per scongiurare lo scempio ambientale della pista da bob di Cortina, un'opera che avrebbe sfregiato lo straordinario patrimonio paesaggistico ai piedi delle Tofane. Gli amanti della montagna e i milioni di turisti che ogni anno vengono a Cortina sono attratti dalla bellezza di questo paesaggio: prima l'industria del turismo se ne rende conto e meglio sarà per il futuro economico di questo territorio. Invece leggo che sono pronti a chiedere addirittura risarcimenti per non aver avuto la loro pista da bob: è un approccio contabilistico che non aiuta a pensare e progettare un paese più moderno”.

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