Olimpiadi e ''scippo'' a Pinè, Bernardi: ''Non è una semplice copertura del palazzetto: la struttura sarebbe flessibile e polivalente, funzionale tutto l'anno''
A intervenire su Il Dolomiti è Pierluigi Bernardi, consigliere comunale di maggioranza a Baselga di Pinè, curatore del libro 'Ice in the heart', pubblicazione che ricostruisce la storia del pattinaggio sull'Altopiano, e dal 1998 responsabile segreteria di gara speed skating all'Ice rink

TRENTO. Sicurezza degli atleti, benefici gestionali e una struttura polivalente e flessibile da poter utilizzare tutto l'anno. Questi alcuni vantaggi evidenziati da Pierluigi Bernardi, consigliere comunale di maggioranza a Baselga di Pinè, curatore del libro 'Ice in the heart', pubblicazione che ricostruisce la storia del pattinaggio sull'Altopiano, e dal 1998 responsabile segreteria di gara speed skating all'Ice rink.
Dal pattinaggio alle iniziative che un moderno palaghiaccio potrebbe garantire sul territorio di Pinè. "Varie federazioni sportive - dice Bernardi - hanno già inviato delle lettere con delle dichiarazioni di interesse per l’utilizzo di questa struttura, che non sarebbe mai ferma. Un ambiente di questo tipo, sarebbe utile anche per fiere e altri eventi, culturali e musicali".
Nei prossimi giorni è attesa la decisione finale sulle Olimpiadi a Baselga di Pinè, la concorrenza di Torino è fortissima. "Il nostro Comitato è spettatore delle decisioni e la scelta non dipende da petizioni o appelli. La palla è nella metà campo delle istituzioni. Ma l'ambiente sente di avere le gare di pattinaggio velocità in tasca", ha commentato a Il Dolomiti il presidente della Federghiaccio Piemonte, Renato Viglianisi (Qui articolo).
La venue trentina scricchiola parecchio e la conferma o la rinuncia delle gare di pattinaggio velocità possono cambiare molto sul destino dell'ice rink di Pinè. Il progetto da 60 milioni è stato approvato dal consiglio comunale e le risorse sono state previste a livello provinciale ma la frenata sulle Olimpiadi potrebbe portare a un ridimensionamento del piano di riqualificazione di un'opera che comunque necessiterebbe di un restyling.
"Con il post Olimpiadi, si potrebbe avere la pista più alta d’Europa e potenzialmente la più veloce - aggiunge Bernardi - ma si potrebbero creare anche forti attrattive per tutti i pattinatori esteri, avere una struttura polivalente e flessibile per svariate discipline, iniziare una collaborazione con l’Università di Trento per i laboratori, creare una sede distaccata del Nest di Trento, per portare studenti-sportivi da tutta a Italia, ad allenarsi a Baselga e studiare nel capoluogo. Infine si possono creare maggiori posti di lavoro e attività connesse allo sport".
Dalle petizioni all'appello delle società affiliate alla Federghiaccio trentina, il territorio prova a difendere i Giochi a cinque cerchi ma la scelta è politica.
Perché le società sportive e gli addetti ai lavori chiedono la copertura dello stadio del ghiaccio di Baselga di Piné?
Non certo per un capriccio. Per spiegare le motivazioni partiamo da un excursus storico. Anche il pattinaggio di velocità su ghiaccio negli anni ha avuto un’evoluzione: nei materiali, nella tecnica e negli impianti di gara. Inizialmente si pattinava su laghi e laghetti ghiacciati, in Olanda sui canali interni alla costa. Il riscaldamento e i rischi connessi a queste superfici hanno portato alla nascita di piste naturali sulla terra ferma.
A Baselga di Piné questa evoluzione è arrivata circa a metà degli anni Settanta, dove è stata creata una pista in terra battuta al Palù di Miola. Successivamente anche questa soluzione si è dimostrata insufficiente per garantire un lungo periodo ghiacciato e per la necessità di gestire al meglio il ghiaccio.
Per questo a metà degli anni Ottanta a Baselga è stato creato l’attuale anello con ghiaccio artificiale. La stessa dinamica che c’è stata in tutto il mondo del pattinaggio. La nostra realtà si è fermata a questo step. Nel resto del mondo si è passati a un’ulteriore evoluzione. La pista olandese Thialf, "tempio europeo" del pattinaggio, è stata coperta già a partire dal 1986, nella vicina Germania, a Inzell, paese di 4.375 abitanti a circa 700 metri di altitudine, la pista Max Aicher Arena è stata coperta nel 2010.
Perché questa evoluzione?
Le piste coperte garantiscono maggiori performance, maggiore sicurezza agli atleti e una gestione del ghiaccio più semplice. Non sono influenzate dai problemi di pioggia, neve o vento e quindi è più semplice anche la pianificazione dello svolgimento degli eventi. Per questo motivo sono diventate un requisito minimo per molti eventi Isu e per le Olimpiadi. Immaginiamo se a metà gara iniziasse a nevicare o comunque ci fosse un cambiamento improvviso delle condizioni meteo, la gara rischierebbe di essere interrotta o falsata nei suoi risultati.
Un esempio è successo proprio a Baselga di Piné durante un evento di coppa del Mondo assoluta nel 2008, dopo la prima giornata perfetta di gara, prima dell’inizio della seconda giornata è iniziato a nevicare in maniera copiosa. In circa un’ora sono caduti 60 centimetri di neve. Durante la perturbazione i volontari erano al lavoro per tenere la pista pulita, una quarantina di persone erano in pista con le pale. Nonostante questo l’arbitro annullò la seconda giornata di gara e saltò la diretta tv, con conseguente delusione e naturalmente minori entrate dagli sponsor televisivi.
La maggiore sicurezza degli atleti al coperto è legata al ghiaccio, che si mantiene più costante nel tempo, mentre all’aperto il ghiaccio cambia a causa degli eventi atmosferici, per i cambi di temperatura e altre condizioni. Inoltre, anche i materassi che sono a bordo pista al coperto garantiscono maggiore affidabilità. All’esterno la pioggia, la neve, l’umidità li rende meno sicuri, tendono a diventare duri e pericolosi. Si usurano più in fretta. Ricordiamo che gli atleti in gara superano i 60 chilometri orari e andare a sbattere contro un materasso in pessime condizioni e rigido può provocare gravi ferite.
La gestione più semplice del ghiaccio è dovuta alle condizioni costanti presenti al chiuso. I gestori di una pista all'aperto, devono affidarsi alle previsioni meteo, ipotizzare che il giorno successivo durante la gara ci sarà una determinata temperatura e umidità, per questo devono programmare la sala macchine a lavorare in un certo modo. Se poi le condizioni dovessero essere diverse, il margine di correzione è minimo e il ghiaccio non sarà nelle condizioni ottimali. Questo può portare a dei costi maggiori. Inoltre in caso di pioggia o neve si rende necessario continuare a 'piallare' la pista con le macchine rasa ghiaccio, con enormi costi e sempre in condizioni non ottimali.
Va inoltre evidenziato che a causa dei problemi legati al 'riscaldamento globale' sarà sempre più difficile, o quantomeno molto più costoso, ghiacciare una pista artificiale all’aperto, con il conseguente rischio di accorciamento della stagione agonistica.
La copertura dell'Ice rink da sola però non potrebbe bastare a garantire il massimo dell'efficienza, gestionale e sportiva.
Purtroppo non basta coprire la pista con un tetto. Anzi, creare un ambiente chiuso sopra a una pista rischia di peggiorare le prestazioni della superficie stessa. In un ambiente chiuso un sistema che crea del ghiaccio può portare ad avere una temperatura interna più fredda di quella esterna, dell’umidità e della condensa e altri fattori peggiorativi.
Si ottiene un ghiaccio che peggiora le prestazioni e gli atleti pattinano in condizioni più complesse. Per questo motivo si parla dell’uso di sistemi di condizionamento, chiamati anche "condensatori". Questi sistemi consentono di ottimizzare il microclima interno e di avere le migliori performance possibili.
Purtroppo il loro utilizzo è molto costoso, immaginiamo cosa significa condizionare l’aria in un ambiente di 20.000 metri quadri e diversi metri cubi di aria. Per Baselga di Piné l’architetto Zoppini (autore del progetto preliminare dello stadio) si è espresso chiaramente, dimostrando la sua soluzione e spiegandone i vantaggi.
"(…) Grazie ad una serie di aperture sui fianchi della struttura, per cui nell’uso corrente degli allenamenti si hanno le stesse condizioni all’interno rispetto all’esterno. Abbiamo fatto dei test fluidodinamici che ce lo dimostrano. Quindi avremo le stesse condizioni di oggi col vantaggio che la copertura farà da schermo al sole evitando la formazione di pozze", ha spiegato l'architetto. Situazione che non è ripetibile in una città come Torino, molto più calda e umida di Baselga. Sempre l’architetto spiega: “(…) Il problema di Torino è che lì a 200 metri di altitudine non è sostenibile un impianto in futuro; costerebbe decine di migliaia di euro al giorno". Per poter far ghiaccio a 200 metri bisognerebbe tenere accesi i condensatori tutti i giorni per tutto il periodo di apertura dell’impianto.
Le soluzioni studiate consentono di avere un anello coperto flessibile, per poter avere maggiore sicurezza, risultati migliori e una gestione più semplice del ghiaccio. Inoltre il progetto di copertura dello stadio del ghiaccio di Baselga nasce con lo scopo di rendere la struttura polivalente, cioè non solo ghiaccio. Un’area coperta di 20.000 metri quadri consentirebbe lo svolgimento di varie discipline nel periodo aprile-settembre, dove non si utilizzerebbe il ghiaccio.
Varie federazioni sportive hanno già inviato delle lettere con delle dichiarazioni di interesse per l’utilizzo di questa struttura, che non sarebbe mai ferma. Un ambiente di questo tipo, sarebbe utile anche per fiere e altri eventi, culturali e musicali. A Baselga non interessano gli eventi da decine e decine di migliaia di spettatori, la logistica e le strade non lo consentirebbero, ma per tutti gli eventi con 5.000-6.000 spettatori ci sarebbe ampio spazio e porterebbero un notevole indotto oltre che introiti per la gestione della struttura.
Un impianto che nei progetti non sarebbe solo vocato al pattinaggio velocità.
Le società sportive e gli addetti ai lavori, già da anni stavano sollecitando degli interventi di manutenzione sulla pista di Baselga, con l’obiettivo di arrivare a una sua copertura moderna e flessibile. Le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, sono subito sembrate lo 'strumento' adatto per poter arrivare a tale risultato e ottenere tutti i vantaggi che può dare un evento simile.
Con il post Olimpiadi, si potrebbe avere la pista più alta d’Europa e potenzialmente la più veloce, ma si potrebbero creare anche forti attrattive per tutti i pattinatori esteri, avere una struttura polivalente e flessibile per svariate discipline, iniziare una collaborazione con l’Università di Trento per dei laboratori, creare una sede distaccata del Nest di Trento, per portare studenti-sportivi da tutta a Italia, ad allenarsi a Baselga e studiare a Trento, infine creare maggiori posti di lavoro e attività connesse allo sport. Concludono con una citazione dello scrittore, drammaturgo e medico austriaco Arthur Schnitzler: "Essere pronto è molto, saper attendere è meglio, ma sfruttare il momento è tutto".














