Olimpiadi e ''scippo'' a Pinè, Federghiaccio Torino: ''L'ambiente sente di avere le gara in tasca, noi spettatori pronti a entrare in gioco. Ora la decisione è politica''
Giorni decisivi per le Olimpiadi a Baselga di Pinè o Torino. L'intervista a Il Dolomiti di Renato Viglianisi, presidente della Federghiaccio Piemonte

TRENTO. "La questione è ormai prettamente politica piuttosto che sportiva". A dirlo a Il Dolomiti è il presidente della Federghiaccio del Piemonte, Renato Viglianisi. "Il nostro Comitato è spettatore delle decisioni e la scelta non dipende da petizioni o appelli. La palla è nella metà campo delle istituzioni: attualmente non siamo coinvolti direttamente nella partita ma siamo pronti, soprattutto per farci eventualmente sentire con Regione, Coni e Comune Torino per definire un progetto olimpico".
Ogni giorno che passa la sensazione è che il sogno olimpico di Baselga di Pinè si allontani sempre di più. La città di Torino ha lanciato la proposta nei giorni di Natale, il Trentino e il comitato organizzatore hanno raccolto la disponibilità del Piemonte a ospitare il pattinaggio velocità e sono partiti gli approfondimenti.
"Ora c'è un forte silenzio", commenta Viglianisi. "Forse il Trentino metabolizza la rinuncia e il Piemonte rispetta questo periodo non facile per il territorio. E' una fase complessa, sembrava che fosse prevista una conferenza stampa per oggi (lunedì 9 gennaio) ma è stata rimandata, difficile interpretare questo momento". A ogni modo una decisione è attesa, ormai imminente. "Oggi - spiega l'assessore trentino Roberto Failoni - iniziano gli approfondimenti tra progetti, tempistiche e costi per arrivare a una scelta questa settimana".
Un Comitato, quello piemontese, che negli ultimi 4 anni ha raddoppiato gli atleti e appare particolarmente vivace sul fronte degli eventi. "Pur non avendo una vocazione del ghiaccio - evidenzia il numero uno della Fisg piemontese - il 2006 aveva dato una forte spinta fino a raggiungere i 3 mila tesserati. Poi non c'è stata una strategia e abbiamo dissipato tutto. Nel 2018 sono state eletto presidente e abbiamo avviato un lavoro di capillare sia per ristrutturare la nostra organizzazione ma anche per rafforzare le attività: siamo passati da meno di mille a 2.300 tesserati".
Presidente Viglianisi, sono giorni convulsi e decisivi per Baselga di Pinè e per Torino. Un braccio di ferro sulle Olimpiadi.
Preciso che non sono a favore o contrario alle Olimpiadi in Piemonte. Anzi, capisco la sofferenza dell'Altopiano di Pinè e del mio collega Paolo Deville (presidente del Comitato Fisg del Trentino) ma questa decisione non dipende da noi, siamo spettatori. E' una questione ormai di livello nazionale che interessa soprattutto Coni e governo, i territori e il presidente della Provincia trentina non sono attori protagonisti. E' chiaro che questa partita ci riguarda molto da vicino e siamo eventualmente pronti a fare la nostra parte ma a oggi non sono stato, purtroppo, interpellato da Regione Piemonte, da Coni o dal Comune di Torino per approfondire questa opportunità.
La sede del pattinaggio di velocità a Baselga di Pinè scricchiola: pesa soprattutto la riqualificazione da 60 milioni.
Personalmente ritengo che la sede trentina sia sulla carta quella più naturale per ospitare le Olimpiadi. C'è un'area di tradizione, c'è un progetto interessante e c'è la disponibilità del Trentino a sostenere spese di gestione per 400 mila euro/anno per dare continuità a questo sport. E' altrettanto evidente che l'impianto, un Centro federale, necessita di una riqualificazione profonda con l'obiettivo di ammodernare la struttura e renderla più attrattiva a ospitare squadre e atleti nazionali e internazionali, senza dimenticare eventi e manifestazioni. E' chiaro che oggi stona un po' la necessità di dover investire 60 milioni a fronte di un momento economico difficile e complicato per tante famiglie.
La decisione, però, è prettamente politica ma voglio precisare che c'è ugualmente da correre se si dovesse scegliere Torino. A oggi non ho visto un progetto o una visione di quello che si intende portare avanti, soprattutto dopo i Giochi invernali. Non bastano le Olimpiadi, serve un piano. La mia preoccupazione personale è quella di lasciare eventualmente un impianto funzionale e funzionante: non possiamo permetterci di diventare nuovamente un esempio negativo sulle gestione di un'opera che rischia di venire abbandonata o sottoutilizzata. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma non siamo ancora stati coinvolti. Non sono arrivate telefonate dalle istituzioni.
L'Oval Lingotto, infatti, non sembra proprio un esempio positivo di eredità olimpica.
E' l'unico caso per quanto riguarda il settore del ghiaccio. E' stato siglato un accordo scellerato con un'azienda francese per la gestione dell'impianto e paghiamo un'assenza di progetto a monte delle Olimpiadi. Mi preme sottolineare che gli altri quattro impianti sono tutti in funzione e operativi mentre le polemiche sul fronte Torino Esposizioni e PalaFuskas sono strumentali in quanto sono sedi concepite con una vocazione diversa: multifunzionali, multidisciplinari e utilizzate solo in forma temporanea per le discipline che riguardano la Federghiaccio.
Ma quanto costerebbe riqualificare l'Oval Lingotto?
Una decina di milioni tutto compreso, forse qualcosa in più perché poi gli appalti causano più di qualche incertezza. L'investimento è sicuramente minore ma non deve essere l'unico criterio di scelta, la chiave deve essere il progetto. Serve una visione politica e sportiva. Se parliamo solo di sport, allora forse è meglio lasciare le Olimpiadi a Baselga di Pinè: la situazione è avanzata in quel senso. Restando al pattinaggio, le valli sono una ricchezza per questa disciplina, soprattutto di nicchia: oltre all'Altipiano, penso a Bormio per lo short track. Se però si coinvolgono servizi e università, allora Torino può avere più frecce al proprio arco. Ma dobbiamo ancora parlare di quello che si vuole fare per il territorio, costruire un dossier all'altezza per non rischiare di scrivere una brutta pagina per l'Italia.
Oggi c'è un assessore regionale, Fabrizio Ricca, che è molto attento, la Regione si affida molto a Coni e Federazioni per sviluppare il settore. Ma sul fronte Oval l'unica ipotesi è quella di dividere le attività con Fidal per utilizzare l'impianto tutti e 12 i mesi. A noi di Fisg sembra una buona soluzione, ma siamo ancora al pour parler e di concreto non c'è nulla. Insomma, la strada è ancora tanta da percorrere per costruire un progetto responsabile.
andrebbe bene.
Si respira un po' di sfiducia sull'Altopiano. Lì ci sarà una forte attesa ormai.
Comprendo il disappunto a Pinè e condivido la speranza con Torino. Ma non voglio illudere nessuno e ripeto: la Fisg piemontese a oggi non è stata coinvolta ma in generale la sensazione è che l'ambiente piemontese appare molto convinta di avere le Olimpiadi in tasca. Forse la decisione non è ancora stata comunicata perché si deve ancora chiudere un accordo di "risarcimento".
E se la scelta dovesse ricadere su Torino? C'è il rischio "scippo" anche della designazione a Centro federale?
Risposta: Siamo pronti a entrare in gioco in modo serio e responsabile: siamo in ritardo di quasi 20 anni sui ragionamenti che avremmo dovuto avviare già nel 2006 per cogliere tutte le opportunità. Certo, diventare Centro federale è una possibilità ma si può coesistere con Pinè.















