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| 07 gen 2023 | 05:01

Pinè ''scippata'' delle Olimpiadi? Dopo 3 anni ancora al punto di partenza tra poca chiarezza e poco coraggio. La vera sfida è in ogni caso il dopo-Giochi

Sono giorni decisivi per Baselga di Pinè con le Olimpiadi messe in discussione dalla proposta di Torino. Non è solo una questione di "Sì" o "No" a un grande evento, quanto qual è la visione e l'idea per l'area a prescindere dai Giochi a cinque cerchi

TRENTO. Olimpiadi a Baselga di Pinè? Ogni strada è legittima, anche se forse è un po' tardivo essere arrivati a questo punto solo ora: spalle al muro per i costi schizzati in alto, con un progetto che ha ricevuto il via libera dall'amministrazione comunale alla fine dell'anno scorso e le risorse inserite nella finanziaria dalla Pat e quando si è a tre anni dai Giochi a cinque cerchi. Un'organizzazione, complessa per il coinvolgimento di quattro territori e che potrebbero diventare cinque nelle prossime giornate, che sembra faticare nel rispettare il cronoprogramma tra avvicendamenti di due amministratori delegati alla guida della Fondazione Milano-Cortina, anche se la maggior parte delle opere sportive già esiste e poi si arriverà preparati all'appuntamento.

 

Bisognerebbe, forse, interrogarsi sul modo in cui l'Ice rink è sempre sembrato lasciato alla corrente di porte quantomeno lasciate socchiuse. Un campo di gara festeggiato ma in fin dei conti le porte non sono mai state chiuse con decisione dalla Provincia. E l'ultima apertura conferma questo schema a "legittimare" il tentativo di "scippo" rilanciato negli ultimi giorni all'ombra della Mole. Un'altra "sfida" Trento-Torino dopo la querelle Festival dell'Economia, ma questa volta il Trentino deve farcela soprattutto con le sue forze.

 

A mancare la chiarezza e c'è stata forse una leggerezza politica e un'assenza di coraggio tanto nel "Niet" a rinunciare ai Giochi quanto nel dare semaforo verde a perdere le gare di pattinaggio velocità. Lasciando un territorio nel limbo, preoccupato e in attesa del futuro che si è organizzato con una petizione. La venue trentina è stata (debolmente?) difesa a più riprese, si è speso con più decisione il presidente del Coni, Giovanni Malagò a il Dolomiti ha spiegato che c'è un dossier, c'è un Centro federale e l'impianto andrebbe comunque ammodernato. Quale migliore occasione se non le Olimpiadi? (Qui articolo).

 

Intanto, però, i costi sono lievitati da 30 a 60 milioni per una riqualificazione che ha già tempi stretti (Qui articolo). "Gli organizzatori vogliono farci una proposta, la decisione spetta al Trentino e agli altri territori", ha spiegato il presidente della Provincia di TrentoMaurizio Fugatti, mentre il ministro Matteo Salvini nelle scorse ore sul territorio ha commentato che “l’input sulle Olimpiadi è quello di correre” ma sul pattinaggio velocità “scippato” a Baselga di Pinè non ha risposto (Qui articolo).

  

E non è tanto, o solo, il costo da 60 milioni, che può trovare giustificazione nella tradizione di questo sport che si respira nella zona e con la visibilità garantita dalle Olimpiadi, senza dimenticare che il pattinaggio veloce su ghiaccio è la seconda disciplina che attribuisce più medaglie e la seconda con più eventi (14 eventi rispetto ai 9 nello short track, 10 nello sci alpino, 11 nel biathlon, 12 nello sci di fondo e ai 15 del freestyle/sci). Sport di nicchia certo, ma i circa 2 mila tesserati meritano comunque attenzione, come evidenziato dalla Federghiaccio trentina per una località che ha contributo a rimpinguare anche l'ultimo medagliere azzurro con il trentino Pietro Sighel e Francesca Lollobrigida, che in Trentino si allena, oppure il vicentino Davide Ghiotto e la campionessa Frascati.

 

Capitolo legacy, l'eredità dei Giochi. Calcolare rischi e opportunità, ridurre i costi e organizzare la kermesse tra flessibilità, efficienza e brand, sostenibilità, location e logistica. Non si entra nelle ragioni piemontesi (riesumare impianti poco o nulla utilizzati dall'edizione del 2006, "rimetterli a nuovo" e poi forse assistere a un altro abbandono. Le "cattedrali nel deserto" esistono e Torino è testimone), quanto in quelle del territorio. E' forse qui il vero punto: finite le Olimpiadi qual è la visione? Quali sono le idee? E se la kermesse dovesse saltare, oltre a urlare alla compensazione, qual è la visione? Quali sono le idee? I contorni appaiono vaghi in tutte le direzioni. E non si tira nemmeno in ballo la crisi climatica.

 

Una debolezza che parte da lontano. La candidatura è stata certamente convulsa: si è passati dal tridente Milano-Cortina-Torino alla formula finale Milano-Cortina con escursioni in Trentino e in Alto Adige, queste ultime senza comparire nel marchio, nemmeno nell'allargato "Dolomiti". Ma correva il 2019 e l'Italia è stata premiata con l'assegnazione dell'edizione 2026. Brindisi, foto e pacche sulle spalle. Già lì il Piemonte aveva provato a rientrare nel giro: c'è stato il ricambio ai vertici politici (Alberto Cirio - Forza Italia - presidente della Regione; Stefano Lo Russo - Partito democratico - sindaco di Torino) e la rinuncia a partecipare alla costruzione del dossier non era mai stata digerita fino in fondo.

 

Sono stati sempre due i nodi del dossier olimpico italiano. Inutile girarci intorno: speed skating a Pinè e pista da bob a Cortina. A far tremare in passato l'Altopiano è stata Torino ma anche Milano. Il tutto era partito da una interessamento di Cio e Federghiaccio già a cavallo del 2019 e del 2020. Nelle competizioni olimpiche è richiesto che la disciplina del pattinaggio di velocità su ghiaccio si svolga al coperto per garantire una superficie perfettamente liscia e senza polvere per almeno 40 minuti.

 

Nessun dubbio o quasi sulla bontà della venue: le credenziali sono ottime. Si parla di un Centro tecnico federale, la più importante struttura di formazione permanente d’élite in Italia ma anche di una sede di grandi eventi come l’Universiade invernale nel 2013 (costata 4,5 milioni, i dati indicano un volano da 14,5 milioni come valorizzazione del territorio - Qui info) e dei campionati del Mondo juniores nel 2019. A fronte di un investimento "iniziale" alto per rinnovare l'impianto, innalzare (temporaneamente) la capienza a 5 mila posti e aggiungere una copertura, le obiezioni del Comitato olimpico internazionale riguardavano, soprattutto, la "sostenibilità" dell'opera e cioè il dopo Giochi: oltre 300 mila di costi da gestione da coprire attingendo come da accordi dal bilancio provinciale.

 

E l’ipotesi di spostare a Milano le gare? Non era prevista la copertura dell'Arena e si voleva testare la tenuta del ghiaccio all'aperto. Insomma, una deroga del regolamento per consentire la manifestazione in versione outdoor. Già lì c'era stato un tentennamento e più di un "valutiamo" e un "vediamo" ma con obiezione: la pista a Piné c'è già, se si resta all'aperto qualche carta possiamo giocarla tranquillamente. Poi gli esiti erano stati negativi e la parentesi si era chiusa.

 

Saltata la Lombardia, il Piemonte ha continuato le proprie manovre per rientrare nel giro. Dopo la richiesta di prendersi le Universiadi del 2025, Torino si era fatta avanti anche per accogliere almeno due discipline sperimentali, che il comitato nazionale che organizza i giochi può introdurre ogni edizione. Intanto ha atteso un Trentino che ha perso tempo. Il progetto di Fincantieri, in primis, affascinante e avveniristico ma forse fuori portata per Pinè e per il Trentino.

 

Olimpiadi "Sì", "No", "Forse". I giorni sono passati e non c'è mai stato un colpo di reni nella partita Ice rink. La domanda è sempre quella, i temi sono in ogni caso legati a doppia mandata alla legacy: quale eredità, anche culturale? Quale idea c'è per il dopo? Le caselle appaiono desolatamente vuote.

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