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Belluno
04 novembre | 11:02

Dai trampolini da 34milioni fermi dal 2008 alla pista da bob da 110 milioni ferma dal 2012: l'eredità di Torino 2006 e gli errori da non fare per Cortina-Milano

Breve viaggio tra le opere costruite e poi smantellate e o bloccate per le Olimpiadi del 2006. Nel 2026 le olimpiadi invernali torneranno in Italia con la formula ibrida Milano-Cortina e gli sbagli sono già dietro l'angolo

di Pietro Lacasella

TRENTO. La valle, coperta di larici, in autunno è un incanto. Proprio in questo paesaggio fiabesco sorgono, abbastanza acciaccati, i trampolini olimpici di Pragelato. Furono realizzati in occasione di Torino 2006 e costarono la bellezza di 34,3milioni di euro. Sono fermi dal 2008.

 

Non è andata meglio all'impianto del Freestyle di Sauze d’Oulx, costato 9 milioni e chiuso dopo appena sei giorni di attività (è stato smantellato nel 2012). Per non parlare della pista di Bob di Cesana, rimasta in funzione solo sei anni. Ha ospitato una ventina di eventi (olimpiadi comprese) ed è costata 110 milioni. Eppure c'era un impianto già pronto ad appena un’ora di auto, a La Plagne, in Francia, ma sarebbe stata un'onta troppo grande chiedere un aiuto ai cugini francesi: "Se le olimpiadi sono in Italia, la pista di Bob dev'essere in Italia".

 

Sorte simile è toccata al "jumping hotel", situato alla base dei sopracitati trampolini, 120 posti letto e 20 milioni di costo, e all’impianto del biathlon di Sansicario (altri 6 milioni). Questa è l'eredità di Torino 2006.

 

Nel 2026 le olimpiadi invernali torneranno in Italia con la formula ibrida Milano-Cortina. Come ormai tutti sanno, tra gli altri interventi è in programma il rinnovamento della pista di Bob di Cortina. I preventivi ci dicono che l'operazione costerà 80-85milioni, più i costi di manutenzione annua. Anche in questa occasione, a breve distanza (Innsbruck), ci sarebbe una pista a disposizione. È infatti in corso la ristrutturazione dell’impianto austriaco di Igls, che dovrebbe concludersi per l’inizio della stagione invernale 2024-25 e dunque in tempo per consentire il collaudo in vista dei Giochi del 2026.

 

Sarebbe un peccato, a nemmeno vent'anni di distanza, inciampare sugli stessi errori. Non varrebbe forse la pena mettere da parte l'orgoglio nazionale così da ampliare ulteriormente gli orizzonti territoriali di queste olimpiadi, considerato che saranno comunque distribuite su un'area molto vasta? Sarebbe una scelta innovativa e lungimirante, di grande apertura e soprattutto di rispetto nei confronti dei territori alpini. Un esempio per le olimpiadi del futuro.

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