Sanità, tracollo della soddisfazione dei trentini. Zanella: “Gestione del post-pandemia non all’altezza”
L’indice di gradimento dell’utenza è calato a picco: se nel 2020 il 76,5% dei trentini si riteneva soddisfatto dell’assistenza medica ricevuta nel 2021 il dato è sceso al 51,1%. Il commento di Zanella: “Giunta, Dipartimento e Azienda sanitaria non sono stati in grado di proporre soluzioni efficaci per far fronte alla domanda in aumento di servizi sanitari”

TRENTO. I trentini stanno incontrando diverse difficoltà quando devono approcciarsi all’Azienda sanitaria e ciò si riflette sul grado di soddisfazione per le prestazioni. Come fa notare il consigliere provinciale, Paolo Zanella, secondo l’Ispat l’indice di gradimento dell’utenza è calato a picco: se nel 2020 il 76,5% dei trentini si riteneva soddisfatto dell’assistenza medica ricevuta nel 2021 il dato è sceso al 51,1%. Si tratta di un valore addirittura inferiore alla media registrata nel Nord Italia e nel Nordest.
“È evidente – commenta Zanella – che nel post pandemia chi ha in capo la gestione della nostra salute non è stato all’altezza della sfida. Tutti siamo consapevoli che la situazione in cui versa la sanità non è oggettivamente facile, in particolare per la carenza di personale. Questo però non giustifica una Giunta, un Dipartimento e una Azienda sanitaria che non sono stati in grado di proporre soluzioni efficaci per far fronte alla domanda in aumento di servizi sanitari”.

D’altra parte i tempi di attesa per prestazioni specialistiche sono molto lunghi e spesso superano i termini fissati dalla stessa Azienda sanitaria mentre rivolgendosi ai privati è possibile ottenere un appuntamento in pochi giorni. “Peccato che non tutti possano permetterselo – osserva il consigliere di Futura – inoltre così si alimenta l’iniquità in un tema fondamentale come la salute. Questo è uno dei principali motivi del malcontento dell’utenza, al quale si unisce quello dei professionisti che, mal retribuiti e insoddisfatti per l’impossibilità di lavorare bene e crescere professionalmente, lasciano il pubblico”.
Secondo Zanella sarebbe pertanto necessario ascoltare e trovare soluzioni condivise, e praticabili, con i professionisti, gli ordini professionali, le Consulte e le parti sociali: “Questo sarebbe il minimo per garantire il diritto alla salute e difendere la sanità pubblica e universalistica”, conclude.













