Scontro Lega-Fratelli d'Italia, Urzì: "Fugatti ammette che con la sua strategia non si vince? Non possiamo permetterlo, il suo è un arroccamento personalistico"
Il commissario provinciale del partito di Giorgia Meloni commenta l'intervento del governatore uscente Maurizio Fugatti: "Da molti dei suoi stessi alleati sempre più scettici su questa strategia dell’isolamento, si levano appelli a un approccio con il primo partito di governo nazionale e il primo partito, secondo i dati elettorali disponibili anche in Trentino: Fratelli d’Italia"

TRENTO. "Raramente, per non dire mai, ho assistito a un candidato di una coalizione che dichiara di essere consapevole di rischiare di perdere, o per meglio dire di avere fatto delle scelte, di rivendicarle ma di sapere perciò di essersi messo nella condizione di potenziale perdente". A dirlo Alessandro Urzì. Il commissario provinciale di Fratelli d'Italia commenta le dichiarazioni di Maurizio Fugatti durante la trasmissione "Trentino in diretta" su Rttr. "Quando il presidente della provincia di Trento uscente avrà il tempo e l’interesse, messa da parte una certa ormai eccessiva dose di alterigia, di confrontarsi con il primo partito italiano e trentino avrò occasione di dirgli che sono parse davvero imprudenti verso i trentini le sue parole con cui, dopo avere rivendicato la scelta di ignorare Fratelli d’Italia, ha invece rivendicato quella di allargarsi esclusivamente al Patt".
Nel corso della trasmissione il governatore leghista ha parlato dell'alleanza con il Patt. "Nel 2001 - spiega Fugatti - è stato fatto in Trentino un accordo ma non andò bene e poi gli autonomisti hanno fatto altre cose. Oggi c'è un accordo, che sta andando bene. Formalmente a livello regionale c'è la partecipazione in maggioranza e lo sarà anche per la prossima legislatura qualora vincessimo. Ma è un accordo che guarda al Trentino nel medio e lungo periodo e non solo a ottobre. Per chi ha una visione come la nostra, non si deve guadare a domani sera ma anche agli anni a venire. Non è un accordo di retrobottega e fa bene alla coalizione, ci caratterizza. Per 20 anni si è parlato che i nostri partiti erano contro l'autonomia, oggi il Patt è con noi e cadono tutti questi discorsi".
Nel finale di intervista il governatore spiega che "i trentini hanno capito che sarà un Fugatti contro Valduga", per poi aggiungere diverse volte. "Ma non vuole dire che vinciamo, sia chiaro". Un intervento che non è piaciuto al partito di Giorgia Meloni. "Ora Fratelli d’Italia avrebbe la presunzione invece di vincere le prossime elezioni provinciali - spiega Urzì - rivendicando lo schema messo in campo dal primo momento, quello di una coalizione larga e soprattutto condivisa al contrario dello schema proposto da Fugatti, una coalizione chiusa e blindata sul suo nome, sulla ristretta cerchia di fedelissimi alla sua esclusiva persona, con tanto di accordi personali e non di coalizione, a costo anche di perdere. A questo punto appare chiaro che Fugatti avrebbe già deciso il suo schema di gioco, costruito sulla sua persona, sul quale peraltro egli stesso in televisione dichiara di essere potenzialmente condannato a perdere. Sono esattamente le condizioni che Fratelli d’Italia non può condividere e che Fratelli d’Italia ritiene non condividano neanche molti degli attuali alleati del presidente uscente che hanno tutt’altro che la volontà di partecipare a una esperienza elettorale perdente. Il timore è di una rigidità esclusivamente di una piccola ma influente porzione della coalizione di cui siamo, e rivendichiamo per lealtà come sempre, ancora parte convintamente fino alla fine della legislatura".
Il "ballottaggio" tra Fugatti e Gerosa appare lontano dall'essere risolto e c'è una certa tensione all'interno della coalizione. Una polemica a distanza, anche se nelle scorse ore in vista delle elezioni Provinciali di ottobre, è spuntato il nome di Sergio Divina come possibile mediatore dei rapporti tra le due forze politiche (Qui articolo) mentre la candidata presidente di FdI ha commentato: "Sempre con senso di responsabilità abbiamo proposto al presidente della Provincia Maurizio Fugatti un incontro ma è anche giusto dire che sono 5 mesi che non lo sento. Quindi di fatto ogni dialogo è stato interrotto ma non certo per volontà nostra. Ora stiamo a vedere cosa deciderà di fare la Lega".
La coalizione di centrodestra si dovrebbe riunire nuovamente nei prossimi giorni, ma senza il partito di Giorgia Meloni. "La convocazione annunciata sulla stampa solo di una parte della coalizione, anche di componenti che non hanno condiviso il programma del 2018 ma senza Fratelli d’Italia non può che ulteriormente aggravare il giudizio di scetticismo sulla strategia tutta personale del presidente uscente Fugatti proprio mentre dall’interno del suo stesso partito ormai, come da molti dei suoi stessi alleati sempre più scettici su questa strategia dell’isolamento, si levano appelli a un approccio con il primo partito di governo nazionale e il primo partito, secondo i dati elettorali disponibili anche in Trentino: Fratelli d’Italia".
Restano valide le possibili mediazioni e l'intervento a Roma dei leader di partito ma non si esclude ormai più che le strade possano separarsi in vista di ottobre. Ormai è chiaro che anche la convinzione di autosufficienza del blocco senza la componente trainante di Fratelli d’Italia in Trentino non sia più vincente anzi destinata alla sconfitta, paradossalmente per ammissione non degli avversari ma dello stesso presidente uscente Fugatti che rinuncia però ancora a ogni tipo di confronto. Ne prendiamo atto. Ciò nonostante per puro senso di responsabilità ribadiamo al presidente uscente Fugatti che rimarrà aperta la possibilità di un confronto esclusivamente di fronte al vertice nazionale anche del nostro partito di chiarimento sulla collocazione della sua figura dentro o fuori la coalizione che governa il Paese intero e dal quale, abbiamo ribadito più volte, discendono per impegno della presidente del consiglio Meloni stessa, le migliori opportunità per l’autonomia del Trentino, opportunità che pare invece il presidente Fugatti non voglia cogliere per un arroccamento esclusivamente personalistico e una strategia che egli stesso definisce potenzialmente perdente. Ma vorranno tutti gettarsi dalla rupe solo per cieca obbedienza?", conclude Urzì.













