La prima mozione in Regione chiede di "abolire la Regione". La provocazione della destra tedesca (e cosa significa per Trento), Rossi: "Mossa impraticabile"
La prima mozione presentata in vista della sessione del 14 febbraio del Consiglio regionale ne chiede, paradossalmente, l'abolizione: a firmarla diversi esponenti della galassia della destra altoatesina di lingua tedesca (dai Süd-Tiroler Freiheit ai Die Freiheitlichen, che recentemente hanno concluso le trattative per il programma di maggioranza in Provincia di Bolzano insieme a Svp, Fratelli d'Italia, Lega e La Civica). Una provocazione, certo, che dà però l'idea del clima che si respira a nord di Trento e sulle sfide che l'autonomia (regionale) si trova ad affrontare

BOLZANO. “Abolire la Regione ed il Consiglio regionale e trasferire le loro competenze alle Province di Bolzano e Trento”. Pronti via: la prima mozione da presentare al nuovo Consiglio regionale del Trentino Alto Adige ne chiede, provocatoriamente, l'abolizione. A firmarla, in attesa della prima sessione ordinaria del Consiglio prevista per il 14 febbraio (chissà che il giorno degli innamorati non sia in grado di portare corrispondenze inattese: staremo a vedere), sono le 'stelle' della galassia della destra altoatesina di lingua tedesca: Sven Knoll, Myriam Atz Tammerle, Hannes Rabenstainer (Süd-Tiroler Freiheit), Andreas Colli, Jürgen Wirth Anderlan (Jwa Wirth Anderlan), Renate Holzeisen (nel gruppo misto eletta con Vita), Ulli Mair e Andrea Leiter Reber (Die Freiheitlichen). Come detto, si tratta certo di una provocazione (e diretta principalmente al Trentino, la cui autonomia a livello provinciale è ovviamente legata a doppio filo al contesto, anche linguistico, regionale), che arriva però proprio mentre uno dei movimenti che hanno firmato la mozione, Die Freiheitlichen, ha concluso le trattative per il programma di maggioranza a Bolzano, dove governerà (con ogni probabilità) insieme a Svp, Fratelli d'Italia, Lega e Civica.
Non c'è da scherzare, insomma, se provocazioni del genere arrivano da chi si sta preparando ad entrare nel governo provinciale e che dà certamente l'idea del clima che si respira a nord di Trento e delle sfide che l'autonomia (regionale) si troverà ad affrontare nei prossimi cinque anni, mentre in entrambe le Province si stanno cementando maggioranze inedite (in particolare con un nuovo protagonista, rappresentato da Fratelli d'Italia). Il tutto mentre le tradizionali (ma non certo uniche) voci politiche autonomiste (o che dovrebbero, perlomeno, essere tali) si indeboliscono: l'Svp rimane, ovviamente, imprescindibile in Alto Adige, ma è ridimensionata a livello di consenso avendo raggiunto il minimo storico nell'ultima tornata elettorale, mentre il Patt è ormai stabilmente al di fuori dal ruolo centrale avuto in passato nell'arena politica trentina (andando infine, tra l'altro, a braccetto proprio con Fratelli d'Italia in maggioranza nonostante mesi e mesi di promesse da parte dei vertici del partito). Il tema, quindi, è tutto politico e una provocazione, così diretta e arrivata proprio da chi si trova a metter piede nella cabina di regia della Provincia di Bolzano, in questa fase può ribadire un messaggio importante: il futuro dell'autonomia in Trentino Alto Adige, per qualcuno, non è necessariamente (anche) trentino.
“A firmare questa mozione – dice a il Dolomiti Michele Dallapiccola, già assessore nella Giunta trentina di centro-sinistra autonomista fino al 2018 e oggi segretario politico di CasaAutonomia.eu – c'è un ampio spettro di forze, tra cui appunto i Freiheitlichen, che sono in parola di entrare in Giunta. Io facevo parte di un'Amministrazione che ha promosso, attraverso la consulta, una riforma dello Statuto, a certificare come la nostra Amministrazione credesse con fermezza alla regione. Già la scorsa legislatura, con grande dispiacere, abbiamo osservato il Patt votare l'abolizione della delega agli Enti locali regionali a favore delle due Province e temiamo che al di là della boutade di questa mozione, che è ovviamente provocatoria, si nasconda la misura del clima che possiamo in qualche modo respirare nel dibattito regionale”. Un clima, come anticipato, non certo florido per la Provincia di Trento: “Lo Statuto è unico – continua il segretario politico di Casa Autonomia – ma il fatto che si possa pensare ad eliminare il quadro regionale potrebbe effettivamente portare un governo non particolarmente attento, diciamo, a separare l'autonomia unica del Trentino e dell'Alto Adige portando ad esempio a due autonomie differenziate”.
Di boutade parla anche l'ex presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, che mette però l'accento sulla necessità di aggiornare le funzioni della Regione stessa ed i rapporti, in ottica autonomista, tra Trento e Bolzano. “Una mozione del genere – dice Rossi – rappresenta la solita ricerca di consenso e non ha nessuna praticabilità". Da notare però è soprattutto "la contraddizione tra la destra di lingua tedesca, che propone di abolire la Regione, e dall'altra di quella di lingua italiana, che invece la difende per il ruolo giocato nella tutela della minoranza italiana (e di maggior garanzia dell'autonomia del Trentino). Una contraddizione che mi fa pensare che il tutto si limiterà alle solite prese di posizione per accontentare le posizioni più radicali dell'una e dell'altra parte. Il tema che si dovrebbe affrontare è un altro: la revisione delle funzioni della Regione in chiave più moderna, con una possibile riforma che possa migliorare lo Statuto. Certo, per questo bisogna però abbandonare le posizioni estremiste”. Una riforma, conclude Rossi, che veda la regione meno legata all'esercizio diretto di competenze, garantendo invece un luogo: “Dove le due Province si impegnino quantomeno a consultarsi prima di prendere decisioni su grandi scelte relative a sanità, trasporti e via dicendo”.
Per l'ex presidente trentino si potrebbe addirittura pensare ad una fase di riforma statutaria che includa l'esistenza dell'Euregio “e rafforzare così una dimensione autonomista anche al di fuori dei confini nazionali. Per farlo in maniera seria, però, bisogna abbandonare le idee precostituite che vedono, da una parte, la regione come intoccabile e dall'altra come un qualcosa da abolire. Il cammino di una riforma vera è concreta è però reso sempre più difficile dalla messa in campo di azioni radicali ed ideologiche per la ricerca del consenso”.












