Contenuto sponsorizzato
Belluno
07 maggio | 16:28

A 105 anni dalla nascita della bandiera ladina, il sindaco: "Un grido di riunificazione delle vallate ingiustamente divise: la storia è chiara"

Il sindaco di Livinallongo del Col di Lana, Oscar Nagler: "Mi pare doveroso evidenziare che chiunque si identifichi oggi nella bandiera ladina deve essere consapevole che essa è permeata da un sentimento che grida alla riunificazione delle vallate ladine, ingiustamente divise, e nel nostro caso a una riunificazione con la terra tirolese alla quale siamo stati ingiustamente strappati"

La bandiera della Ladinia al rifugio Rasciesa in Val Gardena

LIVINALLONGO DEL COL DI LANA. E’ stata celebrata il 5 maggio la giornata dedicata alla bandiera ladina issata per la prima volta il 5 maggio del 1920 sul Passo Gardena quando i rappresentanti delle cinque valli ladine identificate nella Val Gardena, Val Badia, Val di Fassa, Fodom e Ampezzo, si riunirono per protestare contro le decisioni del Trattato di Saint-Germain che non riconosceva al popolo ladino, come neppure alle popolazioni tedesche del Sudtirol, il diritto all'autodeterminazione e all’affermazione di “gruppo etnico distinto”.

 

Appena 3 anni più tardi, nel 1923, i timori delle popolazioni delle cinque vallate si fecero realtà perché il regime fascista effettuò la tripartizione dei territori della Ladinia dividendoli tra le province di Belluno, Trento e poi Bolzano con l’intento dichiarato da Ettore Tolomei, Commissario alla Lingua e alla Cultura per l’Alto Adige, di cancellare i ladini dalla carta dell’Italia tanto che dichiarò che “i Ladini delle Dolomiti sono come una macchia grigia che bisogna a tutti costi grattare via”.

 

Il fascismo cercò quindi di cancellare questa minoranza linguistica e operò una forzata italianizzazione dei territori ma, appena dopo la Liberazione, nel 1946 la bandiera ladina fu di nuovo esposta questa volta sul Passo Sella ma sempre dalla stessa popolazione che fu da quel momento definita “Ladini del Sella”.

 

I suoi colori rappresentano il forte legame dei Ladini con la loro terra, situata tra vette innevate e caratterizzata da località incontaminate. La bandiera presenta infatti tre fasce orizzontali che vedono come primo colore dall’alto il celeste, tinta che rappresenta i cieli che fanno da sfondo alle magnifiche Dolomiti, nel mezzo si trova il bianco simbolo della neve e in basso il verde che richiama quello dei prati e dei pascoli delle vallate situate intorno al massiccio del Sella.

 

Il denso significato che ha avuto e continua ad avere questa bandiera traspare in modo evidente dalle parole del sindaco di Livinallongo Oscar Nagler che, nella giornata della ricorrenza, ha dichiarato: “Attualmente il vessillo a strisce blu, bianco e verde viene usato spesso, e in diverse situazioni, sul territorio dolomitico ma forse senza che le persone ne conoscano il significato più profondo. Mi pare doveroso evidenziare che chiunque si identifichi oggi nella bandiera ladina deve essere consapevole che essa è permeata da un sentimento che grida alla riunificazione delle vallate ladine, ingiustamente divise, e nel nostro caso a una riunificazione con la terra tirolese alla quale siamo stati ingiustamente strappati. Va da sé che ogni qualvolta si cerca di abbinare la bandiera ad altre popolazioni, si sta compiendo una forzatura che la svilisce e la spoglia della sua forza e del suo significato”.

 

L’accenno al contesto tirolese, fatto dal primo cittadino, si riferisce al fatto che la bandiera ladina e ancor prima la cultura e la lingua ladina nascono in un contesto storico e sociale ben definito "schiacciato" oggi tra i due blocchi tedesco e italiano. Questo territorio e la sua gente sono stati plasmati durante circa 10 secoli di appartenenza comune all’amministrazione dei Principi Vescovi di Bressanone e poi alla Contea Tirolese. “Quindi, checché se ne dica, la cultura rappresentata dalla nostra bandiera, che fu poi nell’ ‘800 definita ladina quando ancora non andava di moda, è stata formata nel corso di 10 secoli ed è quindi millenaria”, rimarca Nagler che conclude “questo non lo dice il sindaco di Fodom o un membro di una qualche unione ladina ma la cronaca e la storia che chiunque sia disposto a studiare senza pregiudizio, potrà consultare per giungere alle sue conclusioni”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Società
| 13 maggio | 19:33
Sabrina Widmann racconta la storia di 'Artigianato Trentino', l'impresa di famiglia: "Siamo rimasti gli unici sul territorio a produrre e decorare [...]
Cronaca
| 13 maggio | 20:20
Lo scorso 10 aprile, si sono resi protagonisti di un'aggressione, con l'esplosione di un colpo d'arma da fuoco, all'interno di una tabaccheria in [...]
altra montagna
| 13 maggio | 18:00
Secondo quanto riportato dal Corriere delle Alpi, all'origine del danno vi sarebbe la concomitanza di tre cause, tra cui un tiraggio [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato