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Trento
10 aprile | 13:39

Fugatti cala il poker, il Governatore fa "all in": sì al terzo mandato, affossa Fratelli d'Italia, manda in crisi il centro sinistra e ribadisce di essere il "comandante"

Le minoranze hanno dovuto accusare l'ennesimo colpo, Fratelli d'Italia che sperava (con chiaro interesse in chiave 2028) di dare una "lezione" a Fugatti e ribadire il proprio peso nella coalizione, ha dovuto prendere atto che il suo gruppo era debole. A differenza di quello leghista, stretto sempre attorno al proprio "comandante" senza se e senza ma

TRENTO. La giornata di mercoledì 10 aprile 2025 ha un vincitore assoluto: Maurizio Fugatti. Pochi minuti prima delle 12, quando sul maxi schermo sono apparsi più "quadratini" verdi che rossi e il presidente del Consiglio Provinciale Claudio Soini ha dichiarato "L'Aula approva", il Governatore trentino ha metaforicamente alzato la Coppa del Mondo al cielo.

 

Ha vinto su tutta la linea, calando un "poker d'assi" che mai si era visto prima. Certo, il fatto che il ddl 52, o "ddl Bisesti", sia passato quando nessuno pensava fosse possibile, è figlio esclusivamente della "fuga" in extremis da Fratelli d'Italia dei consiglieri Carlo Daldoss e Christian Girardi, che hanno lasciato il partito e poi si sono espressi a favore, ma la sostanza è che - alla fine - si è verificato esattamente ciò che sperava e per cui ha lavorato, assieme a Mirko Bisesti.

 

Un "colpo di scena" clamoroso che, a conti fatti, ha permesso alla maggioranza di trionfare con "largo" scarto, visti i 19 voti a favore contro i 16 contrari. Insomma, meglio di qualsiasi previsione. Nessuna vittoria sul "filo di lana", un successo schiacciante.

 

Fugatti ha vinto, su tutta la linea, per quattro motivi.

 

Il terzo mandato.

L'idea di candidarsi per la terza volta a Presidente della Provincia balenava nella testa del Governatore già da mesi. Ne aveva già parlato con i principali alleati e i suoi più stretti collaboratori. L'iter per l'approvazione del ddl (che sarà oggetto di valutazione della Consulta e potrebbe nascere una disputa legale, anche se il Trentino ha un'autonomia ben definita in materia elettorale) è iniziato con larghissimo anticipo, pure troppo ma, dal (suo) punto di vista politico, Fugatti non ha sbagliato un colpo e ha voluto evitare di portare la questione "troppo in avanti", per evitare che ogni rischio legato alla tempistica.

 

E, alla fine, si è garantito la possibilità di ripresentarsi quale candidato nel 2028. Il consigliere Bisesti afferma che "non è detto che sarà lui il candidato, perché prima i partiti dovranno trovare un accordo". Un'affermazione certamente "di maniera", "istituzionale", pronunciata per "pacificare" parzialmente la situazione in un momento tesissimo, anche se appare evidente come il ddl sia diventato legge, a metà legislatura, per permettere proprio all'attuale Presidente di correre per la terza volta.

 

Fratelli d'Italia è distrutto.

Alle elezioni provinciali del 2023 Fratelli d'Italia aveva conseguito un ottimo risultato. Cinque consiglieri eletti e un consenso in netta crescita, in linea con il trend nazionale. Ebbene, oggi del secondo partito (in Trentino) del centro destra restano solamente le "briciole", con tutto il rispetto per la vice presidente Francesca Gerosa e il capogruppo (di un gruppo che non esiste più) Daniele Biada. Claudio Cia ha lasciato Fdi a dicembre 2023, dopo aver perso l'assessorato in seguito all'immediato rimpasto di Giunta ("imposto" da Urzì), adesso a "salutare" sono stati Carlo Daldoss e Christian Girardi.

 

Le "storie tese" tra Lega e Fratelli d'Italia, i rapporti "al minimo" tra presidente e vice presidente sono sfociati con la clamorosa fuoriuscita dei due consiglieri. E, allora, Fugatti potrebbe completare l'opera di distaccamento da Fdi e chiudere la "partita". Come? Sollevando dal proprio incarico la vice presidente perché, adesso, per governare non ha più bisogno dei voti di quello che è (o era?) il principale alleato. D'altronde il Governatore non ha mai fatto mistero che la sua coalizione ideale è quella composta dalla Lega, dai civici di centro e destra e dagli autonomisti. E, proprio ieri, Daldoss ha parlato di "progetto civico".

 

Scacco (quasi matto) al centro sinistra.

Di riflesso l'approvazione del ddl 52 mette in enorme difficoltà, in chiave 2028, anche il centro sinistra, pronto a compattarsi, a trovare un candidato forte (il sindaco di Trento Franco Ianeselli? Al di là delle dichiarazioni di facciata il nome "caldo" era il suo) per "riprendersi" la Provincia, senza dover fare i conti con il Governatore che ha già stravinto sia nel 2018 che nel 2023. Tra l'altro, privo di Fugatti, il centro destra provinciale avrebbe certamente "discusso" (per non dire "litigato") per individuare il nuovo candidato: non è un mistero che la vice presidente Gerosa si sentisse già in pole per quel ruolo, mentre la Lega vedeva nell'assessore Achille Spinelli il successore di Fugatti.

 

Lo testimonia il fatto che, nella "prima" Giunta, il Presidente lo avesse indicato quale suo "vice". Così facendo, invece, ci sarà ancora Fugatti e chiunque andrà a competere con lui avrà vita durissima. E, a quel punto, anche Ianeselli potrebbe fare un ragionamento ben diverso, ben sapendo che una sconfitta ne pregiudicherebbe il percorso politico extra comunale.

 

Fugatti ha ribadito: il "capo" sono io.

Il voto di mercoledì ha messo in luce, ancora una volta, come il Governatore abbia il pieno controllo della sua coalizione. Dove troverà il voto mancante? Ci saranno "franchi tiratori"? Il voto sarà palese o segreto? Tante domande, ma la risposta lui la conosceva già. In tanti sono rimasti stupiti che, dai banchi della Lega, non sia arrivata la richiesta al presidente Soini di secretare le operazioni per permettere all'eventuale "franco tiratore" di agire in segreto (di Pulcinella: il "mistero" sarebbe durato poco). E, invece, sia il Presidente che la maggioranza erano certi che il voto, anzi "i voti" per far passare il ddl, c'erano eccome.

 

Nessuna dichiarazione da parte dei gruppi, nessun tentativo da parte di chi era in "svantaggio" di convincere all'ultimo qualche "collega" magari indeciso. Tutto era già "fatto", apparecchiato, cristallino, per il diretto interessato. Le minoranze hanno dovuto accusare l'ennesimo colpo, Fratelli d'Italia che sperava (con chiaro interesse in chiave 2028) di dare una "lezione" a Fugatti e ribadire il proprio peso nella coalizione, ha dovuto prendere atto che il suo gruppo era debole. A differenza di quello leghista, stretto sempre attorno al proprio "comandante" senza se e senza ma.

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