Richiedenti asilo, "Condizioni disumane, minacce di morte e autolesionismo", gli operatori: "Il progetto di accoglienza è un fallimento politico e sociale"
E' sempre più tesa la situazione nei centri di accoglienza del capoluogo. I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo stato di agitazione. Dura presa di posizione contro la politica degli operatori

TRENTO. "Il progetto dei Centri di accoglienza per richiedenti asilo è stato un fallimento politico e sociale". E' duro l'intervento degli operatori delle Residenza Fersina, Adige e Brennero. "Tutti i gestori del territorio devono fare mea culpa". E i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione del settore.
La situazione all'interno dei centri è tesissima tra pochi posti letto, scadenze contrattuali e dismissione di spazi, carenza del personale e incertezze sulle eventuali nuovi strutture da attivare. La scelta della Provincia di aver smantellato l'accoglienza diffusa per favorire una centralizzazione nelle città ha inoltre acuito i problemi. A questo si aggiungono i casi, frequenti, di aggressione e violenza per un letto.
Un nervosismo e una preoccupazione che coinvolge anche il personale che indica diversi fattori per questa situazione di tensione. "C'è in primis la scelta di aver convogliato un gran numero di richiedenti asilo senza una progettualità per un inserimento nella società trentina in centri dove vivono in condizioni disumane", aggiungono gli operatori. "Ci sono atti di autolesionismo, rivolte e disordini provocati dalle condizioni di estremo disagio e privazione dei diritti basilari delle persone: questo porta a continui danni e distruzioni rendendo indisponibili gran parte dei posti".
A causa di "una mancanza di progettualità e l’assenza della politica locale, gruppi di ospiti residenti in questi centri perpetrano gravissimi comportamenti violenti ai danni degli operatori e delle operatrici sociali. Sempre con maggiore frequenza, gli stessi ospiti hanno espresso minacce violente, anche di morte, nei confronti dei lavoratori", evidenziano gli operatori. "I lavoratori vittime di minacce vivono attualmente in un debilitante stato di malessere e disagio: questo impedisce di considerare questi centri come un luogo di lavoro sicuro nella tutela della salute e della sicurezza".
La lunga permanenza "all’interno dei grandi centri di accoglienza, accresce processi di spersonalizzazione e infantilizzazione che a loro volta amplificano le difficoltà di raggiungere un’indipendenza e un’autonomia socio-economica da parte del richiedente asilo".
Insomma, la denuncia è che non ci sia una garanzia dei requisiti minimi di sicurezza e tutela a fronte, inoltre, di una permanente condizione di elevata precarietà occupazionale determinata dalle future assegnazioni della gestione del servizio. "C'è poi l'imminente scadenza dell'affidamento con la disdetta del contratto di locazione della residenza Adige e della dismissione della Residenza Fersina", evidenziano Fp Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs Uil. Da qui il blocco del lavoro straordinario e supplementare, oltre all'erogazione dei servizi minimi essenziali.
"Ci riserviamo ogni azione di mobilitazione del personale fino a scioperare", concludono le parti sociali.












