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Belluno
16 maggio | 17:06

Terzo mandato, la Consulta: per le regioni ordinarie principio fondamentale. La Liga: “Il mondo al contrario. Un presidente amato non va rieletto i parlamentari nominati sì”

Si tratta di tutelare interessi meritevoli di protezione quali l’effettiva par condicio tra i candidati, la libertà di voto dei singoli elettori e la genuinità complessiva della competizione elettorale, nonché “il fisiologico ricambio della rappresentanza politica”. Villanova: ''In Italia invece avremmo bisogno di più amministratori capaci per gestire meglio le risorse pubbliche e di esponenti che attirano gli elettori, per fermare l’astensionismo delle urne”

VENEZIA. Il divieto del terzo mandato consecutivo per i presidenti di giunta regionale è un principio fondamentale e come tale non può essere condizionato dal suo espresso recepimento da parte delle leggi regionali. Per rendere applicabile il divieto, dunque, non serve una legge regionale, la quale non può in ogni caso contraddire la legge quadro dello Stato. È quanto emerge dal comunicato sulle motivazioni della sentenza che il 9 aprile ha bocciato la legge elettorale della Campania, nella parte in cui avrebbe consentito a Vincenzo De Luca di ricandidarsi per la terza volta.

 

Il divieto, per le regioni a statuto ordinario, è infatti un principio fondamentale della materia elettorale ed espressione di una scelta del legislatore per fungere da “temperamento di sistema” rispetto all’elezione diretta del vertice monocratico, cui fa da “ponderato contraltare”. Si tratta di tutelare interessi meritevoli di protezione quali l’effettiva par condicio tra i candidati, la libertà di voto dei singoli elettori e la genuinità complessiva della competizione elettorale, nonché “il fisiologico ricambio della rappresentanza politica”.

 

Immediata la replica dal Veneto, dove lo stesso Zaia aveva già commentato la decisione sostenendo che “le leggi si rispettano ma per me è inaccettabile che si giustifichi dicendo che si devono smantellare i centri di potere. Questa è un'offesa per noi amministratori e per i cittadini". Ora arrivano anche le parole di Alberto Villanova, presidente intergruppo Liga Veneta PSP- Zaia Presidente, che dichiara: “Ora i veneti sanno perché non possono essere ancora governati dal presidente più stimato ed apprezzato d’Italia. La ragione è che per garantire un ‘temperamento di sistema’ serve un ‘ponderato contraltare': se un presidente, come nel caso di Luca Zaia, è troppo bravo o se i suoi cittadini hanno troppa fiducia in lui, si può governare al massimo per due mandati consecutivi. È il mondo al contrario, praticamente. In Italia invece avremmo bisogno di più amministratori capaci per gestire meglio le risorse pubbliche e di esponenti che attirano gli elettori, per fermare l’astensionismo delle urne”.

 

Non esattamente quello che dicono le motivazioni della Corte (e va anche aggiunto che Zaia il terzo mandato l'ha già fatto e questo sarebbe il quarto solo che quando la legge era stata introdotta il primo mandato era stato considerato un mandato zero), che non cita la bravura del singolo politico, ma si rifà a principi normativi precisi. “Scopriamo oggi - prosegue Villanova - che c’è un principio fondamentale in materia elettorale per fare esattamente il contrario di quello che andrebbe fatto. Risultato: il merito ha una scadenza e il sostegno democratico vale per un determinato periodo. Ovviamente questi principi non si applicano per i parlamentari: non è un caso che la sinistra e i 5 stelle, a Roma, da mesi si sbracciano per protestare contro la possibilità che i veneti possano democraticamente votare per il presidente che preferiscono. Finisce così che gli eletti dal popolo, cioè in maniera democratica, hanno un termine, mentre i nominati diventano dei potenziali highlander della politica”.

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