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Trento
14 marzo | 11:54

Terzo mandato per Fugatti, il ddl arriverà in aula ad inizio aprile. Per l'approvazione servono 18 sì, la Lega ne ha 17. Ma il voto segreto potrebbe sparigliare le carte

Fugatti, che ha voluto fosse introdotta la procedura d'emergenza per discutere il prima possibile il ddl promosso dal consigliere Bisesti, nonostante le elezioni siano nel 2028 vuole ottenere quanto prima la certezza di potersi ricandidare. Il presidente del Consiglio Soini dovrà esprimersi sul tempo "contingentato" e non "contingentato". Cosa serve alla Lega? Un "franco tiratore", che potrebbe essere "agevolato" dal voto segreto

TRENTO. Le date possibili sono quelle dell'8, 9, 10 aprile, giorni in cui sono state convocate le sedute del Consiglio Provinciale. E, allora, in una di queste giornate, l'aula s'infiammerà sicuramente, perché al vaglio dei 35 consiglieri provinciali verrà discusso e votato il ddl 52 proposto dal leghista Mirko Bisesti per modificare la Legge Elettorale del 2003 (anche se mancano più di tre anni alla prossima tornata elettorale) e introdurre il terzo mandato per il Presidente della Provincia di Trento, il cui limite attualmente è fissato a due.

 

La norma, che è già stata ribattezzata dall'opposizione e da una grande parte dell'opinione pubblica legge "Salva Fugatti", avrà bisogno della maggioranza semplice dell'aula per passare e, al momento, la Lega, che vuole fortemente l'approvazione del decreto per garantire all'attuale Governatore la possibilità di ricandidarsi anche nel 2028, non ha i voti.

 

La matematica non è un'opinione e i conti sono presto fatti: la maggioranza conta infatti 21 consiglieri ma, come è noto, Fratelli d'Italia è contraria all'approvazione, sia a livello nazionale, che in Trentino, con il coordinamento locale del partito di Giorgia Meloni che, anche recentemente, si è ritrovato ed ha ribadito in maniera compatta il proprio "no" (Qui articolo).

 

A riguardo il coordinatore regionale Alessandro Urzì, aveva ripetuto, in maniera sempre più convinta, non vi sono margini di discussione e trattativa. Né ora, né in futuro. La posizione è questa e non Fdi non si muoverà nemmeno di un millimetro dall'attuale stato delle cose.

 

"Nessun'imposizione da Roma, nessun condizionamento, nessuna decisione presa dai "vertici nazionali" - queste le sue parole - ma è il pensiero deciso e condiviso del coordinamento trentino. Questo è un passaggio fondamentale, visto che si parla tanto di autonomia: autonomamente i vertici locali del partito hanno valutato e deciso che la nostra posizione a riguardo e questa. Senza "se" e senza "ma". Dunque il nostro parere è contrario e così sarà il voto che esprimeremo".

 

Perché Fratelli d'Italia è assolutamente contrario all'approvazione di tale norma? Per due motivi, fondamentalmente.

 

Uno è di carattere politico visto che, non è un mistero, alla prossima tornata elettorale il partito di Giorgia Meloni vuole esprimere il candidato presidente: il pensiero dei meloniani è chiaro dal 2023, cioè quello di porre l'attuale vice presidente Francesca Gerosa a capo della coalizione.  E Fdi l'ha dimostrato all'indomani della promulgazione della Giunta da parte di Fugatti, che la inserì nell'esecutivo con compiti "minori", provocando la sollevazione di Urzì, che chiese il rispetto degli accordo pre elettorali. Il risultato fu che il Governatore dovette fare non uno, non due, ma tre passi indietro e operare un immediato e sostanzioso rimpasto.

 

Il secondo è un ragionamento più ampio e riguarda il fatto che chi ricopre il ruolo di Presidente della Provincia di Trento (chiunque esso sia) ha grandi poteri e "l'accentramento" di tali facoltà per un periodo superiore a 10 anni viene reputato eccessivo, non solamente da Fratelli d'Italia, ma anche da altre componenti della maggioranza che, però, al momento preferiscono (o non vogliono) esporsi.

 

Ragionamento, questo, condiviso anche dalle minoranze, mentre Lega, Lista Spinelli, La Civica, Patt e Cia, eletto con Fratelli d'Italia e poi approdato nel Gruppo Misto, sono "super favorevoli" al terzo mandato.

 

Il ddl è già stato bocciato dalla Prima Commissione con 4 voti favorevoli (Bosin, Masè, Paccher, Segnana), 4 contrari (Zanella, Demagri, Franzoia, Valduga) e un astenuto, l'esponente di Fratelli d'Italia Carlo Daldoss. E' bene ricordare e sottolineare come l'astensione, sia in Commissione che in Aula, abbia lo stesso valore del voto contrario ai fini dell'approvazione. Qualcuno l'ha definito un modo "più elegante" per votare a sfavore ma, a conti fatti, l'effetto è assolutamente il medesimo del "tasto rosso".

 

Non essendovi alcuna possibilità di dialogo con l'opposizione, che esprimerà 14 "no" uno dietro l'altro, Fugatti - che ha spinto tantissimo, a tal punto da far adottare la "procedura d'urgenza" - dove potrebbe "pescare" il voto mancante per avere la maggioranza che, sulla questione, è già passata da 21 a 17 consiglieri, considerato che Francesca Gerosa, Carlo Daldoss, Christian Girardi e Daniele Biada, i quattro consiglieri di Fratelli d'Italia, voteranno contro?

 

Servirebbe quello che, in politica, viene definito "franco tiratore", che però dovrebbe assumersi la responsabilità (enorme, in tal caso) di dissociarsi dalla linea del proprio partito con tutte le responsabilità e le conseguenze del caso. C'è un "però", grande come una casa, ovvero la possibilità che il voto si svolga in segreto e non in maniera palese.

 

Come potrebbe verificarsi? Semplice: se un consigliere chiederà che il voto sia segreto e tale proposta sarà appoggiata da almeno altri sette consiglieri, allora il presidente dell'aula Claudio Soini non potrà esimersi dal concedere il voto "nascosto" ai presenti. E questo, visto l'equilibrio assolutamente precario, potrebbe sparigliare le carte.

 

E una parte importante della questione - non solo simbolica - l'avrà proprio anche il presidente del Consiglio Claudio Soini che, durante la riunione con i capigruppo dovrà esprimersi riguardo il tempo "non contingentato" o "contingentato" stabilendo - in pratica - quanto durerà la discussione. Dopo aver dato il via libera (votando a favore) della procedura d'urgenza, Soini - assumendo tale decisione - implicitamente darà anche il proprio parere politico su di una questione (e fermerà ogni possibile "ostruzionismo") che, inevitabilmente, divide ed è destinata a farlo anche in futuro.

 

Comunque andrà a finire, poi sarà bagarre nella maggioranza. Una maggioranza estremamente fragile e divisa, come certificato dalle "manovre elettorali" in vista delle amministrative. Ma la questione "terzo mandato" potrebbe far deflagrare la situazione.

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