Una "tregua" elettorale tra Ianeselli, Bortolotti e Geat? Impossibile. Tarter (Onda): "Il centro sinistra ha fallito. Servono decisioni coraggiose"
"La sicurezza a Trento non si tutela con accordi trasversali, ma con decisioni coraggiose, che richiedono una maggioranza chiara e un mandato esplicito. Invocare una tregua significa chiedere a Giulia Bortolotti e alla sua coalizione di tradire la base, che la sostiene proprio per la sua intransigenza programmatica"

TRENTO. La proposta di una "tregua" elettorale e di sedersi, tutti assieme, prima del voto, attorno ad un tavolo per confrontare analisi e soluzioni sul tema divisivo della sicurezza?
L'ha lanciata nei giorni scorsi Carmine Ragozzino che, nel suo blog su Il Dolomiti (Qui articolo), ha invitato il sindaco uscente e ricandidato Franco Ianeselli e due dei competitor, Giulia Bortolotti e Claudio Geat, a trovare un'intesa.
La risposta di Onda, affidata ad Alessia Tarter, ex presidente della Circoscrizione Villazzano e candidata alle prossime comunali, è netta: "no" Senza "se" e senza "ma". Il motivo? "Il centro sinistra ha fallito. La politica non è un esercizio di armonia forzata: dove ci sono divergenze profonde, il dialogo non può trasformarsi in acquiescenza".
E poi, ancora: "Bortolotti rigetta esplicitamente la narrativa della “sicurezza come percezione”, denunciando invece una deriva tollerante verso fenomeni di microcriminalità, la sicurezza passa dalla prevenzione: abbandonare la gente a dormire in strada è generare criminalità. Questo non è masochismo politico, ma una presa di posizione netta, necessaria in un contesto in cui il centro sinistra ha spesso oscurato i problemi reali dietro classifiche rassicuranti".
Insomma, non si può "fare".
"Scorrendo i programmi di Ianeselli, Geat e Bortolotti emergono alcuni significativi elementi di sintonia - aveva scritto Ragozzino -: restano tali anche se Ianeselli, Geat e Bortolotti tendono a sfottersi su tutto, così come campagna elettorale impone. Tutti e tre accusano la Provincia di appiccare incendi e rimestare nel torbido quando sceglie di concentrare su Trento un’immigrazione scientemente privata di ogni possibilità di convivenza pacifica negandogli acquisizione della lingua, lavoro e accenni di dignità. Tutti e tre si dicono consci del ginepraio paralizzante delle competenze tra Comune (poche) e Stato (tante) e Provincia (abbastanza, vista la cassa). Tutti i tre sembrano analizzare i problemi con la stessa lente razionale anche se naturalmente le sfumature sono forti, così come lo sono i toni. Tuttavia le soluzioni non paiono troppo dissimili: la valorizzazione ed il presidio permanente ma non necessariamente “solo” militare dei luoghi più a rischio, il confronto, la collaborazione ed il coinvolgimento della popolazione. E poi la luce, il decoro, l’animazione degli spazi. E ancora la voce grossa verso la Provincia e verso le forze di un ordine troppo spesso tardivo, inadeguato, sconsolante per chi crede nella prevenzione e nella giustizia".
La replica di Alessia Tarter non si è fatta attendere: troppo grandi le differenze, smussarle significherebbe perdere identità politica.
"Lodevole riflessione quella di Carmine Ragozzino nell’intento di superare la polarizzazione e cercare soluzioni condivise al problema della sicurezza a Trento - scrive Alessia Tarter in una nota ufficiale -, auspicando una “tregua elettorale” tra i candidati. Tuttavia, la critica alla presunta mancanza di chiarezza politica e l’invito a mediare con Ianeselli rischiano di fraintendere la natura stessa del confronto democratico, soprattutto quando si affrontano visioni antitetiche su temi cruciali come la sicurezza appunto, l’immigrazione e più in generale il ruolo delle istituzioni. La chiarezza programmatica di Bortolotti non è “semplificazione”, ma coerenza. Giulia incarna una linea politica definita, radicata in una critica strutturale alle politiche di accoglienza e sicurezza degli ultimi anni, ritenute inefficaci. La sua proposta di rafforzare i controlli, limitare l’immigrazione irregolare e rinegoziare i rapporti con la Provincia non è mera retorica da slogan, ma deriva da un’analisi precisa dei fallimenti del centro sinistra. Pretendere che “smussi” le proprie posizioni per trovare un compromesso equivale a chiederle di rinunciare alla sua identità politica. La politica non è un esercizio di armonia forzata: dove ci sono divergenze profonde, il dialogo non può trasformarsi in acquiescenza. La “tregua” rischia a mio modesto avviso di svuotare il dibattito, non di arricchirlo perché i programmi dei candidati non sono sostanzialmente sovrapponibili. Bortolotti insiste sulla necessità di un cambio di paradigma nelle relazioni con la Provincia, accusata di gestire l’immigrazione in modo irresponsabile, mentre Ianeselli, pur criticando la Provincia, rimane ancorato a un approccio più “conciliativo”. Sono divergenze non di tono, ma di metodo e obiettivi: Bortolotti punta a un ribaltamento delle priorità, Ianeselli a un aggiustamento “graduale”. Una tregua che cerchi di amalgamare queste posizioni produrrebbe un ibrido vago, inefficace nel rispondere all’urgenza percepita dai cittadini".
La candidata di Onda attacca poi ancora Ianeselli e il centro sinistra, sottolineando come "la democrazia ha bisogno di scelte, non di compromessi al ribasso".
"È proprio attraverso lo scontro tra visioni alternative - prosegue - che i cittadini possono scegliere con consapevolezza. Bortolotti rigetta esplicitamente la narrativa della “sicurezza come percezione”, denunciando invece una deriva tollerante verso fenomeni di microcriminalità, la sicurezza passa dalla prevenzione: abbandonare la gente a dormire in strada è generare criminalità. Questo non è masochismo politico, ma una presa di posizione netta, necessaria in un contesto in cui il centro sinistra ha spesso oscurato i problemi reali dietro classifiche rassicuranti. La chiarezza, in questo caso, è un atto di responsabilità, non di ostinazione. È proprio il confronto acceso che costringe i candidati a definire priorità e strategie. Bortolotti, con la sua retorica diretta, sta invitando gli elettori a prendere posizione su temi scomodi, scardinando il “politicamente corretto”. Questo non è “mestiere da mestatori”, ma un esercizio di trasparenza: meglio una campagna elettorale vivace che un cartello di facciata, dove le differenze vengono appiattite in nome di un consenso effimero. La democrazia ha bisogno di scelte, non di compromessi al ribasso. L’utopia di una politica “oltre gli schieramenti” è seducente, ma rischia secondo me di tradursi in un’omologazione priva di contenuti. Giulia Bortolotti rappresenta una frattura netta con le politiche del passato, e proprio per questo non può permettersi ambiguità".
E, infine, viene ribadito: niente tregua, perché significherebbe "tradire la base".
"La sicurezza a Trento non si tutela con accordi trasversali - conclude la candidata di Onda -, ma con decisioni coraggiose, che richiedono una maggioranza chiara e un mandato esplicito. Invocare una tregua significa chiedere a Giulia Bortolotti e alla sua coalizione di tradire la base, che la sostiene proprio per la sua intransigenza programmatica. In un momento di sfiducia crescente verso la politica, l’onestà intellettuale sta nel riconoscere che alcune divergenze non sono mediabili e che è compito degli elettori, non dei candidati, scegliere tra alternative concrete".












