"Assenze ingiustificate, ritardi cronici e manifesta impreparazione". La maggioranza si dimette in blocco e "molla" il sindaco Maccagnan
Il comune di Lamon verso il commissariamento. Con una durissima nota sei tra assessori e consiglieri della maggioranza hanno detto "basta". "Si sono riscontrate da parte del primo cittadino gravi difficoltà operative nella convocazione delle Giunte comunali, spesso caratterizzate da assenze ingiustificate, ritardi cronici o da una manifesta impreparazione sugli argomenti all'ordine del giorno" scrivono

LAMON. E' un vero e proprio "tsunami" politico quello che si sta abbattendo sul comune di Lamon inevitabilmente destinato, a questo punto, ad essere commissariato. L'intera maggioranza che sostiene il sindaco Loris Maccagnan, che nel 2022 ha vinto le elezioni con la lista "Effetto Lamon", ha infatti rassegnato in blocco le proprie dimissioni.
Il comune del paese di 2.500 abitati, situato proprio al confine con il Trentino (è limitrofo ai comuni di Canal San Bovo, Castello Tesino e Cinte Tesino), è dunque senza una guida: Giordano Dall'Agnol (assessore all'associazionismo e volontariato al commercio alla protezione civile e alla polizia locale), Roberta Pintus (assessora e consigliera con delega alle politiche sociali accudimento delle vulnerabilità sostegno alle famiglie accessibilità dei servizi), Paolo Bee (assessore alla promozione turistica e attività ricreative, al commercio e alle attività produttive), Meryl Pradel, Alessia Dell'Olivo e Alice Manzoni hanno detto "basta" con un durissimo comunicato nel quale attaccano senza mezzi termini attaccano il sindaco parlando di "assenze ingiustificate", "ritardi cronici" e "manifesta impreparazione" sia in sede di Giunta che in consiglio comunale.
Insomma, la maggioranza non esiste più e il sindaco Loris Maccagnan adesso dovrà inevitabilmente farsi da parte.
Ventotto anni, nel 2022 il primo cittadino si era presentato così in sede di campagna elettorale: "Studente Universitario Giurisprudenza a Trento. Di genitori sandonatesi, vivo nella piana di Fonzaso, ma ogni occasione è buona per salire in paese. Il mio percorso di studi è molto versatile, mi permette quindi di studiare anche da qui. Grande appassionato di storia e cultura locali, sono attivo in più associazioni: Presidente del Coro Numero Atque Voces, Volontario di Croce Rossa Italiana, membro dei Donatori di Sangue Lamon e della Società Operaia San Donato. Coltivo da molto la passione per la politica: sono socio fondatore di "CodiceSorgente - Idee Ricostruttive" (la Scuola Politica fondata dall'On. Lorenzo Dellai di Trento), sono il Segretario del Circolo Pd di Lamon e nel 2017 ero candidato nella lista Effetto Lamon".
La decisione dei sei, tra assessori e consiglieri, dimissionari non è stata frutto di un momento: continuare era impossibile e, dunque, meglio il commissariamento immediato che proseguire.
"Sin dall'avvio del mandato sono emerse gravi e persistenti difficoltà nell'esercizio delle funzioni di indirizzo politico - scrivono assessori e consiglieri dimissionari nella nota congiunta - e di coordinamento degli uffici, della Giunta e della maggioranza consiliare, nonché dei complessi processi amministrativi richiesti dal governo dell'Ente. A fronte di tali criticità, più volte segnalate, le deleghe sono state riviste e assessori e consiglieri hanno supplito con un impegno straordinario, ben oltre quanto ordinariamente richiesto, senza tuttavia riscontrare una reale assunzione di responsabilità né un concreto cambio di metodo".
Ma non è finita perché, oltre ad affermare che - in più circostanze - sono emerse "ambizioni personali in ambito politico" non suffragate però dal giusto impegno nello svolgere il mandato, i dimissionari sottolineano che "si sono riscontrate da parte del primo cittadino gravi difficoltà operative nella convocazione delle Giunte comunali, spesso caratterizzate da assenze ingiustificate, ritardi cronici o da una manifesta impreparazione sugli argomenti all'ordine del giorno. Analoghe criticità si sono ripetutamente verificate in sede di Consiglio comunale, compromettendo la qualità del dibattito istituzionale e la credibilità dell'organo stesso".
Tutto questo ha provocato "un crescente senso d'inaffidabilità. Proseguire sarebbe più dannoso per la comunità che affrontare un periodo di commissariamento" concludono i sei, la cui decisione è irrevocabile.












