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FVG
10 febbraio | 14:38

"Futuro del porto di Trieste? Con i mercati orientali il Mediterraneo rischia di essere annullato", Fedriga sulla flessione dei numeri: "Serve la tratta India-Europa"

Tema cardine dell'evento organizzato dalla Lega, al quale ha partecipato anche Matteo Salvini è stato il porto di Trieste. Fedriga: “Con i mercati che presto giungeranno in Europa da nord, nei porti del nord, Trieste e tutto il mediterraneo rischiano di essere annullati”

TRIESTE. L'evento organizzato dalla Lega nella serata di ieri 9 febbraio a Trieste ha visto la partecipazione del leader del carroccio nonché ministro dei trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini e ha avuto come tema cardine uno degli elementi attorno al quale la città orbita e maggiormente si identifica, vale a dire il porto di Trieste.

 

A rendere necessaria un'attenta riflessione su una struttura strategica di tale importanza, per la città e per tutto il Paese, è la flessione dei numeri rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda il traffico con l'Asia e l'estremo oriente.

 

Infatti, se da un lato ha impressionato l'attracco della portacontainer Msc “Diana” che con i suoi 400 metri di lunghezza è la seconda nave più grande mai arrivata a Trieste e può contenere diciannovemila container da venti piedi, dall'altro il dato che ha visto il 2025 chiudersi, come riporta il sito di Adriaports, con un netto -28% del traffico container.

 

Una situazione che è stata analizzata da Marco Consalvo, presidente dell'autorità portuale di Trieste, che ha dichiarato: “In questi anni la sofferenza c'è stata dal Covid in poi, ma i porti (nel sistema portuale oltre al porto di Trieste è incluso anche quello di Monfalcone, ndr) hanno dimostrato resilienza, ma davanti abbiamo delle sfide non banali e con la questione geopolitica nella quale le egemonie vanno ridisegnandosi dobbiamo farci trovare pronti, con delle infrastrutture in grado di anticipare i flussi”.

 

E il pericolo è in effetti, secondo questa visione, quello di rimanere tagliati fuori dai mercati internazionali perché la grande questione che è entrata prepotentemente in gioco è quella sulle nuove frontiere della navigazione nell'Artico, come ha evidenziato l'intervento del presidente della regione Massimiliano Fedriga.

 

“I mercati dell'estremo oriente molto presto arriveranno in Europa dalla parte nord, con i porti del nord - ha spiegato Fedriga - significa che non solo Trieste, ma tutto il mediterraneo rischia di essere annullato, massacrato. Significa imprese, lavoro ed entrate economiche che vogliono dire diritti: tutto potrebbe essere annullato. Se non adottiamo la soluzione che abbiamo proposto con forza come Lega, cioè l'Imec, la tratta che dall'India giunge in Europa proprio grazie al porto di Trieste, rischiamo di far pagare ai nostri cittadini il prezzo di mancate scelte”.

 

Un messaggio che arriva forte e chiaro e non permette interpretazioni, eppure la strada da fare attualmente è ancora lunga: il porto di Trieste continua a fare i conti con il problema storico della mancanza di spazio e di un retroterra che possa conferire possibilità di espansione e ampliamento a causa dell'orografia del terreno.

 

Soffre inoltre di una congestione del traffico Ro-Ro che ne rende difficile la logistica e la viabilità e, tranne nella parte di più recente costruzione come la Piattaforma Logistica, oggi in mano al colosso Hhla, diverse aree presentano ancora pavimentazione sconnessa e vecchi magazzini ormai inutilizzati e anacronistici per il cambiamento del lavoro che ha visto il porto in questi anni, fattore constatato anche dal presidente Consalvo e che bisognerebbe abbattere per ottenere quel surplus di spazio da destinare al potenziamento della capacità dei terminal e del flusso del traffico.

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