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Trento
21 ottobre | 06:00

Il Trentino ha nel mirino due orsi ma Ispra ha detto "No", ecco perché. "Armare" gli allevatori per la dissuasione? "Per noi ok ma a determinate condizioni"

Il Trentino vorrebbe rimuovere due orsi considerati "particolarmente dannosi" ma il parare da Roma è stato negativo. Il responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Piero Genovesi, spiega le motivazioni e la posizione di Ispra sull'ipotesi di aprire agli allevatori sul fronte dei metodi di dissuasione

Il Trentino ha nel mirino due orsi ma Ispra ha detto "No", ecco perché

TRENTO. La richiesta di abbattere due orsi, ritenuti responsabili dei numerosi danni e delle predazioni di bestiame, è stata respinta da Ispra. Un parere negativo dovuto all'incompletezza dei dati. Nulla osta invece sulla possibilità di "armare" gli allevatori per azioni di dissuasione.

 

Nel vertice tra gli amministratori della val di Sole e l'assessore Roberto Failoni, accompagnato dai vertici degli uffici competenti, è emerso che la Provincia avrebbe due esemplari nel mirino: M38 e F89. 

 

Il Trentino in linea teorica potrebbe rimuovere fino a 8 orsi all'anno, una quota limite indicata da Ispra per evitare ripercussioni sullo stato di conservazione. Non è una carta bianca: gli interventi devono eventualmente seguire naturalmente i criteri definiti nel piano Pacobace e c'è una particolare attenzione sugli individui femmina ma è sicuramente una possibilità in più a favore delle istituzioni. Dopo il biennio nero tra il 2023 con la morte di Andrea Papi e il 2024 caratterizzato da abbattimenti e esemplari trovati morti, la situazione è tornata nella "normalità" (Qui articolo). 

 

Nel 2025 non ci sono state richieste o casi gravi da dover gestire e quest'anno, per ora, non ci sono stati eventi tali da poter definire un esemplare "pericoloso" ma è stata avanzata una richiesta all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Ci sono, infatti, due esemplari che sono stati identificati come "particolarmente dannosi". Un comportamento che ha portato gli amministratori della Val di Sole a inviare una lettera al presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, e all'assessore Roberto Failoni. Un documento per esprimere forte preoccupazione e crescente rabbia sul fronte della gestione dei grandi carnivori sul territorio: “Gli orsi sono arrivati vicino alle case e questa estate le predazioni sono state continue. Qualcosa non va, vogliamo capire se c'è l'intenzione di cambiare passo” (Qui articolo).

 

La Provincia ha comunicato di aver richiesto la rimozione di M39 e F89. Un unico documento per entrambi gli esemplari. Il parere di Ispra però è stato negativo (Qui articolo).

 

"Il nostro parere è come sempre tecnico: la decisione finale è politica se e come procedere. Noi operiamo un'analisi della documentazione e della richiesta sulle misure preventive adottate, metodi di dissuasione e le valutazioni della Provincia", il chiarimento a il Dolomiti di Piero Genovesi, responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "Il piano Pacobace prevede di poter intervenire sugli esemplari dannosi ma è la prima volta che ci esprimiamo sul caso di livelli elevati di danni".

 

C'è la possibilità di rimuovere 8 orsi e le linee guide trattano i casi di danni elevati ma è comunque arrivato un "No". Perché?

 

"Innanzitutto non ci sono stati forniti i dati completi dei danni, compresi quelli di una media storica da poter confrontare per una valutazione complessiva", aggiunge Genovesi. "Nel trattare i lupi, per esempio, sono stati calcolati dei valori e dei massimali per definire il concetto di 'danno elevato' ma per questi orsi non ci sono metri di paragone. Inoltre non c'è chiarezza sulle responsabilità. Per M38 c'è qualche prova genetica in più mentre l'ascrizione delle responsabilità a questi individui, pur senza mettere in dubbio il fondamento, è ancora non sufficientemente supportata dai dati per procedere con un parere positivo".

 

La richiesta arrivata dalla Provincia parla di "abbattimento", sarebbe cambiato qualcosa con il termine "cattura"? "Il parere sarebbe stato il medesimo perché la rimozione intende anche la cattività permanente".

 

Insomma, servono dati certi e chiari. Inizia il monitoraggio più stringente. Per questo M38 è stato catturato, dotato di radiocollare e rilasciato (stesso iter per un altro giovane esemplare per il quale si attende l'identificazione genetica). Si vuole procedere anche per F89 in questo senso.

 

"Questo permette una gestione più efficace e puntuale degli interventi sul fronte della prevenzione e della dissuasione", dice Genovesi. "Inoltre il monitoraggio consente di raccogliere dati e informazioni per attribuire con assoluta certezza le eventuali predazioni di bestiame". Probabile che piazza Dante intenda ripresentare la documentazione in forma più completa. "A quel punto si può certamente rivalutare la richiesta".

 

Tra le ipotesi in ballo c'è quella di permettere agli allevatori di mettere in campo alcuni metodi di dissuasione "rinforzati" (Qui un approfondimento di Mauro Fattor per il Dolomiti). Quale è la linea di Ispra?

 

"La premessa che già oggi i cittadini possono usare metodi di dissuasione, anche sonori: una pistola scacciacani oppure una sirena che si aziona se la fauna selvatica si avvicina a un allevamento", evidenzia il responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "Nulla vieta i metodi rinforzati".

 

Luce verde. Purché la questione naturalmente non sia lasciata al caso oppure senza una regia. "Si deve garantire la sicurezza della popolazione. Questa scelta è già possibile e legittima: non ci sono ostativi, tuttavia chiediamo che il personale venga adeguatamente formato e che ci sia un coordinamento dell'amministrazione pubblica attraverso il corpo forestale per garantire attenzione e rispetto dei requisiti", conclude Genovesi. 

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