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Trento
13 aprile | 20:40

Lotta al radon, il Pd: "Ben 115 Comuni sono al buio sui rischi: serve una mappatura attendibile e capillare, in particolare sugli edifici scolastici"

Il rischio radon torna al centro del dibattito politico provinciale. Dall'edilizia scolastica ai luoghi di lavoro, l'interrogazione alla Provincia di Francesca Parolari (Partito Democratico): "Il monitoraggio a macchia di leopardo non basta più. A oggi i dati sono parziali e ci sono discrepanze sulle scuole: serve un piano capillare"

TRENTOIl rischio radon torna al centro del dibattito politico provinciale. "Il monitoraggio a macchia di leopardo non basta più", dice Francesca Parolari, consigliera provinciale del Partito Democratico. "Serve una mappatura attendibile e capillare per garantire parità di trattamento e tutela della salute a tutti i cittadini del Trentino, indipendentemente dal Comune in cui risiedono".

 

Il radon è un gas radioattivo di origine naturaleinodoreinsapore e incolore, che può “filtrare” negli ambienti di vita chiusi – in particolare quelli a contatto con il terreno – e concentrarsi, rappresentando un potenziale pericolo per la salute.

 

A febbraio la Provincia ha approvato la prima mappa per le “aree prioritarie” per il rischio radon in Trentino (Qui articolo). E in questo contesto la consigliera provinciale del Pd ha depositato un'interrogazione per chiedere chiarimenti a piazza Dante sulle strategie di monitoraggio e di sicurezza degli edifici pubblici e privati.

 

"L'interrogazione nasce dall’analisi della deliberazione con cui la Giunta ha approvato la prima individuazione delle aree prioritarie a rischio", dice Parolari. "Nonostante il recepimento della normativa nazionale, il quadro che emerge dai dati tecnici dell’Appa (Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente) appare ancora frammentato".

 

La consigliera provinciale dem porta quelli che definisce "numeri del divario: 115 Comuni al buio perché dalla documentazione tecnica risulta che, negli ultimi trent'anni, le misurazioni hanno riguardato solo 51 su 166 territori".

 

In sostanza, riporta Parolari, 115 Comuni (circa il 31,6% della popolazione) sono ancora classificati come "aree da approfondire": per 79 Comuni le misure effettuate sono inferiori alla soglia minima di 10 edifici prevista dal Piano nazionale e in altri 36 Comuni non è stata effettuata alcuna misurazione.

 

Un punto critico riguarda l’edilizia scolastica. "A fronte delle dichiarazioni di Appa di aver implementato campagne rivolte a 'tutte le scuole di ogni grado', i dati dicono altro: sono 288 gli edifici scolastici che risultano misurati, cioè il 21% di un dataset totale di 1.373 edifici. Tuttavia, solo per i servizi educativi 0-6 anni, sono circa 350 gli edifici potenzialmente interessati. Esiste una discrepanza evidente tra il numero di scuole monitorate e il patrimonio edilizio scolastico reale. Considerando che il radon è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo, è prioritario sapere se le misurazioni effettuate finora siano nate da un piano sistematico o solo su base volontaria e sporadica".

 

L’interrogazione punta a ottenere l'elenco dettagliato delle scuole monitorate e delle eventuali azioni di mitigazione intraprese laddove i valori abbiano superato la soglia di 300 Bq/metri cubi. A questo si aggiungono altri chiarimenti.

 

Per i luoghi di lavoro: "Quante strutture produttive sono state indagate e quali tutele sono previste per il personale". Per le campagne private: "Come si intende incentivare i cittadini a misurare il radon nelle proprie abitazioni, come previsto dalle normative". E materiali e prevenzione: "L'introduzione di linee guida per l'uso di materiali a bassa emissione nelle nuove costruzioni e premialità per chi certifica edifici privi di rischio radon", conclude Parolari.

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