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Trento
24 marzo | 06:00

Referendum, l'analisi del voto in Trentino Alto Adige. Il "No" domina nelle città, a Trento, Bolzano, Rovereto, Merano, Pergine, Arco e Riva, il "Sì" fa il pieno nelle valli

La media regionale si è attestata al 52,45%, tra le più basse della Penisola, con il dato finale inficiato in maniera evidente dai numeri provenienti dalla provincia di Bolzan. In Provincia di Trento la "mappa del voto" ricalca molto quello delle scorse elezioni provinciali visto che, checché se ne dica, il voto era stato politicizzato. E, allora, dove solitamente vince il centro destra ha sbaragliato il Sì, dove domina il centro sinistra è passato il "No". Con qualche rara eccezione. Discorso diverso in Alto Adige, perché l'elettorato di lingua tedesca ha risposto in minima parte

TRENTO. Anche il Trentino Alto Adige dice "No" alla riforma costituzionale.

 

Il quesito referendario riguardante la riforma della giustizia è stato bocciato anche in Provincia di Trento, seppur con uno scarto minimo, in maniera inferiore al dato nazionale: il "No" vince con il 50,38% dei voti (138.061), il "Sì" si ferma a 135.999, pari al 49,62%.

 

Stesso esito anche in Alto Adige: il "No" ha raccolto il 50,97% dei voti (77.884) contro il 49,03% del "Sì" (74.917).

 

A differenza del dato nazionale (dove il quadro è stato ben delineato sin da subito e, alla fine, lo scarto è di circa due milioni di voti), in Trentino Alto Adige è' stato quasi uno sprint all'ultima preferenza in entrambe le province. Con, però, una differenza sostanziale, analizzando i numeri dei due territori.

 

Il Trentino è stata una delle province che ha sfondato il "muro" del 65% di votanti (la 14esima in Italia, in una classifica dominata da Emilia e Toscana con cinque province a testa tra le prime 14: a completare il quadro vi sono poi Padova, Bergamo e Perugia), in Alto Adige si sono recati in pochissimi alle urne e il 38,89% finale è un dato desolante, che fa della provincia di Bolzano l'unica sotto la soglia del 40% e la "peggiore" - per distacco - d'Italia.

 

La media regionale si è attestata al 52,45%, tra le più basse della Penisola, con il dato finale inficiato in maniera evidente dai numeri provenienti dalla provincia di Bolzano dove gli elettori di madrelingua tedesca (basti vedere il risultato nelle valli) non ha risposto all'invito al voto.

Il voto in Trentino.

 

Una doverosa considerazione preliminare bisogna farla: guardando la mappa del voto provinciale (realizzata grazie al prezioso supporto di Maurizio Napolitano) appare evidente come, benché non si sia trattata di un'elezione politica (ma politicizzata sì, checché se ne dica), la distribuzione della preferenza in Trentino è totalmente in linea con l'esito delle votazioni provinciali del 2023 (e pure del 2018).

 

Il centro sinistra (schierato praticamente tutto per il No) domina nei grandi centri (con l'eccezione di Pergine, dove governa il centro destra), il centro destra (tutto ovviamente in campo a favore del Sì) si prende praticamente tutte le valli montane.

 

Il "No" ha vinto, anzi stravinto, in praticamente tutti le città (e, dove ha perso, eccezion fatta per Cles, è stato con scarto minimo) e in quasi tutta la Valle dell'Adige, l'Alta Vallagarina e la zona del Garda, il "Sì" si è imposto senza soluzione di continuità in tutte le valli montane e in Bassa Vallagarina con percentuali anche elevatissime in alcune località significative e qualche "macchia rossa" qui e là come Valfloriana, Comano e Bleggio Superiore.

 

Alla conta dei voti, però, le percentuali "bulgare" incassate dal "No" a Trento (60,28% contro il 39,72 del "Sì") e Rovereto (59,21% contro il 40,79% del "Sì") e le nette affermazioni di Pergine Valsugana (53,69% contro 46,31%), Riva del Garda (53,34% contro il 46,66%), Mori (54,28% contro 45,72%) e Arco (54,26% contro 45,74%) hanno fatto la differenza.

 

Negli altri grandi centri il "Sì" si è imposto nettamente a Cles (56,30%), largamente a Mezzolombardo (52,74%), di misura ad Ala (50,87%) e Levico Terme (50,15%), mentre a Lavis ha vinto il "No" - di poco - con il 50,82%.

 

Interessante è poi analizzare i dati dei comuni dai quali provengono i componenti della Giunta Provinciale che, per l'occasione, si sono spesi in prima persona sui rispettivi territori come da indicazioni arrivate dalla Capitale.

 

Ad Avio, dove è nato e risiede il Governatore Maurizio Fugatti il "Sì" ha vinto con il 59,26% (contro il 40,74%), a Pinzolo, paese d'origine dell'assessore al turismo Roberto Failoni è stata vittoria schiacciante per il "Sì", che ha sfondato il muro del 70% (71,86% contro 28,14%), a Tione, da dove provengono gli assessori Mattia Gottardi e Simone Marchiori  successo del "Sì" con il 55,98% (contro il 44,02%). In val di Non, la terra dell'assessora all'agricoltura Giulia Zanotelli il "Sì" ha fatto all in, con ampia vittoria sia a Cles e praticamente in tutti gli altri comuni del territorio.

 

A "casa" di Mario Tonina, assessore trentino alla salute, invece ha vinto il "No", sia a Comano (51,27% contro 48,73%) che a Bleggio Superiore (55,39% contro 44,61%), mentre sono tempi decisamente più duri per il vice Governatore Achille Spinelli, originario di Rovereto e per l'assessora (ex vice presidente della Giunta e guida di Fratelli d'Italia in Provincia, che per questo referendum si ha lavorato tantissimo, soprattutto in città) Francesca Gerosa, nata e residente a Trento: come detto nei due maggiori centri del Trentino non c'è stata proprio partita.

 

Il voto in Alto Adige.

 

Il "No" ha vinto in tutti i grandi centri, con la sola eccezione di Laives, dove è passato il "Sì" con il 55,83% contro il 44,17% chi era contrario alla modifica. I risultati dicono che il "No" si è imposto a Bolzano (53,20%), Merano (51,45%), Bressanone (53,73%), Brunico (54,26%) e Appiano (55,82%), mentre nelle valli è generalizzata l'affermazione del "Sì", ma i "numeri" più "grandi" dei comuni più popolosi, così come in Provincia di Trento, hanno fatto la differenza.

 

A Fiè allo Sciliar, il comune d'origine del Governatore Arno Kompatscher, ha stravinto il "No" con il 57,38% dei voti.

 

A Rodengo, dove la percentuale dei votanti è stata la più bassa d'Italia, sono andati alle urne appena in 154 su 980 aventi diritto, pari al 15,71%. Nemmeno due cittadini su due, insomma, hanno deciso d'esprimere il proprio voto. Per la cronaca ha vinto il "Sì" con 82 voti a favore, pari al 53,59% a fronte dei 71 voti contrari (46,41%).

 

Quello situato nei pressi della Rienza non è però l'unico comune altoatesino dove non si è raggiunto il 20%. Ce ne sono, infatti, altri sette: Curon Venosta (16,97%), Malles Venosta (19%), Martello (18,06%), San Leonardo in Passiria (19,96%), San Martino in Passiria (18,46%), Tubre (18,34%) e Valle Aurina (19,66%).

 

Tra gli elettori di madrelingua tedesca, insomma, il referendum non ha avuto il minimo appeal e la stragrande maggioranza non ha votato.

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