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| 25 ottobre | 19:12

Scontri nelle piazze, l'Unione Comunità Islamiche: ''Non accusare l'intera comunità. No a presentare i musulmani come un corpo estraneo o una minaccia indistinta''

L'Ucii interviene rispetto alla narrazione fatta da informazione e politica di quanto accaduto nelle piazze italiane (e non solo) negli ultimi giorni: ''Quando la diversità viene descritta come pericolo e una sola identità culturale come l’unica legittimata ad appartenere al Paese, prende forma un fanatismo culturale che indebolisce la convivenza. Chiediamo di respingere ogni estremismo: quello religioso, che abbiamo sempre condannato, e quello culturale, che pretende di stabilire chi sia degno di appartenere all’Italia. Nessun estremismo si combatte alimentandone un altro''

Scontri nelle piazze, l'Unione Comunità Islamiche: Non accusare l'intera comunità
di L.P.

MILANO. ''L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia esprime profonda preoccupazione per il ripetersi, nel dibattito pubblico e in una parte dell’informazione, di narrazioni che trasformano le condotte di singole persone in un giudizio su un’intera comunità religiosa. Quando un fatto di cronaca o un comportamento individuale vengono ricondotti automaticamente all’Islam, milioni di persone finiscono sul banco degli imputati per azioni che non hanno commesso. Questo meccanismo sostituisce i fatti con gli stereotipi e trasforma l’appartenenza religiosa in una presunzione di colpa''. Comincia così la presa di posizione dell'Unione della Comunità Islamiche d'Italia un ente religioso che da oltre 30 anni rappresenta e coordina numerose comunità islamiche in tutte il territorio nazionale e il riferimento è a quanto accaduto negli scorsi giorni con le manifestazioni in decine di città italiane ed europee. E il dito per i disordini, anche molto gravi, che si sono verificati in alcune situazioni (si pensi al disastro di Milano) è stato puntato sui cosiddetti ''maranza'', termine usato in senso dispregiativo e volto a indicare gli italiani di seconda o terza generazione spesso con origini nordafricane (nella parola ''maranza'' l'assonanza con Marocco è evidente).

 

Un termine, purtroppo, adottato anche dal mondo dell'informazione e della politica che, indubbiamente, non aiuta la società a comprendere la complessità di un fenomeno che mescola generazioni e rabbie ma semplifica nel modo più becero e immediato possibile. Ecco allora la presa di posizione delle comunità islamiche italiane per cercare di ''spegnere'' le fiamme di uno scontro di civiltà che viene da più parti evocato e ricordare che la comunità islamica in Italia è composta da milioni di persone (quasi il 5% della popolazione) e che generalizzare è quanto di più sbagliato si possa fare.

 

''La responsabilità - scrivono dall'Ucoii - in uno Stato di diritto, è personale. Nessuno dovrebbe rispondere delle azioni di chi condivide soltanto, realmente o presumibilmente, la sua fede. Non è una concessione a una minoranza, ma un fondamento della convivenza democratica. L’Ucoii ribadisce che l’Islam, le organizzazioni islamiche e le scelte dei loro rappresentanti possono essere criticati, anche duramente. La libertà di espressione e di stampa deve essere tutelata senza ambiguità. Ma criticare significa discutere fatti, idee e responsabilità precise. È cosa diversa dall’usare parole, titoli o immagini che presentano i musulmani come un corpo estraneo o una minaccia indistinta. Descrivere la partecipazione civile come infiltrazione, una richiesta di diritti come imposizione o un episodio individuale come prova contro una religione non informa: costruisce un sospetto collettivo. Quando la diversità viene descritta come pericolo e una sola identità culturale come l’unica legittimata ad appartenere al Paese, prende forma un fanatismo culturale che indebolisce la convivenza. Le parole possono aiutare a comprendere oppure preparare il terreno alla diffidenza e all’esclusione''.

 

''Chiediamo al mondo dell’informazione di verificare, contestualizzare e distinguere le condotte individuali dalle identità collettive - prosegue l'Unione delle Comunità Islamiche d’Italia -. Chiediamo alla politica di non usare l’islamofobia come strumento di consenso e di non trasformare cittadini, famiglie, lavoratori e giovani in bersagli della propaganda. Alle istituzioni e alla società civile chiediamo di respingere ogni estremismo: quello religioso, che abbiamo sempre condannato, e quello culturale, che pretende di stabilire chi sia degno di appartenere all’Italia. Nessun estremismo si combatte alimentandone un altro. L’Ucoii continuerà a intervenire quando la critica oltrepasserà il confine della responsabilità individuale per colpire una comunità religiosa. Lo farà nel confronto pubblico e, quando ne ricorreranno i presupposti, nelle sedi deontologiche e giuridiche competenti, valutando ogni caso nel rispetto della libertà di espressione. L’Italia deve affrontare i problemi reali senza fabbricare nemici. Sicurezza e coesione sociale si costruiscono riconoscendo le responsabilità individuali, contrastando ogni violenza e difendendo la dignità di tutti''.

 

Il Presidente dell’Ucoii, Yassine Baradai, dichiara: ''Non chiediamo immunità dalla critica e non vogliamo sottrarre nessuno al giudizio sui propri comportamenti. Chiediamo il contrario: che ciascuno risponda di ciò che fa e che nessuna fede venga trasformata nel capo d’accusa contro milioni di persone. Generalizzare non rende l’Italia più sicura; la divide. La responsabilità individuale, la precisione delle parole e il rispetto della dignità umana sono la base di una convivenza libera e matura''.

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