Feltre, no di Fratelli d’Italia al centro islamico. Titton: “Non siamo retrogradi o bacchettoni. Il progetto deve essere compatibile con il territorio”
Dopo giorni di discussioni, l’assessore alla sicurezza del Comune di Feltre Matteo Titton specifica la contrarietà di Fratelli d’Italia all’insediamento di un centro islamico nell’edificio dell’ex Valpiave. “Non è razzismo, ma rispetto delle regole”

FELTRE. Continua il dibattito attorno al nuovo centro culturale islamico che dovrebbe sorgere a Feltre. Sul tema interviene con un post sui social l’assessore alla sicurezza Matteo Titton (FdI) per “fare chiarezza sui fatti e riportare la discussione su un piano serio e concreto”.
L’iniziativa è finita anche sulla stampa nazionale: la comunità islamica vuole costruire una moschea nell’edificio dismesso dell’ex Valpiave, acquistato dall’associazione El Amal. Un tema chiaramente divisivo sul piano politico, ma anche facile alla retorica quando si tratta di rivolgersi all’elettorato. Fronti opposti sono emersi in questi giorni anche all’interno dello stesso centrodestra al governo, con le aperture della sindaca Viviana Fusaro in nome della convivenza civile, mentre l’assessore ai lavori pubblici ha ribadito l'impossibilità di cambiare la destinazione d’uso commerciale dell’area.
Ferma è invece la contrarietà di Fratelli d’Italia, ribadita dallo stesso Titton - che sottolinea come al Comune non sia ancora pervenuta alcuna richiesta per l’insediamento di un centro islamico. “Non si tratta di una posizione contro una religione - scrive - o una comunità di persone. Il punto è valutare qualsiasi insediamento sulla base di criteri oggettivi quali destinazione urbanistica, viabilità, parcheggi, impatto sul quartiere, sicurezza, servizi e sostenibilità complessiva della struttura. Questi criteri devono valere per tutti, senza eccezioni e senza discriminazioni”.
Certo non può mancare il tema dell’integrazione “intesa come rispetto delle leggi, dei valori costituzionali, delle regole della nostra comunità e capacità di inserirsi nel tessuto sociale della città”. Tutti aspetti condivisibili e, soprattutto, validi per ogni singolo cittadino, ente o comunità, sia laica che religiosa.
“Non è razzismo - prosegue Titton - chiedere che un progetto sia compatibile con il territorio. E non è ideologia chiedere che prima delle dichiarazioni politiche vengano verificati atti, regole e procedure. Registro con una certa curiosità l’apertura manifestata da alcuni esponenti del centrosinistra. Ricordo una dichiarazione recente del presidente del Pd Stefano Bonaccini che, parlando del voto alla destra, ha sostenuto che arriverebbe in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato, vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e sta peggio economicamente. Possibile che quando una parte del Paese vota a sinistra si parli di consapevolezza, cultura e progresso, mentre quando vota a destra si finisca per cercare una spiegazione nel fatto che abbia studiato meno, viva nelle aree interne o stia peggio economicamente?”.
Il legame di questo richiamo con la questione del centro culturale islamico è presto chiarito. Secondo Titton, infatti, è “quella stessa sinistra” a essere “pronta ad accogliere determinate battaglie, dal sostegno in Consiglio comunale alla Flotilla fino all’apertura al possibile insediamento di un centro islamico”: posizioni definite “legittime e ideologiche”, ma non prioritarie per Feltre.
“Quando chiediamo che un progetto venga valutato sulla base delle regole, dei servizi e dell’interesse della nostra comunità - conclude - non possiamo essere liquidati come ideologici, retrogradi o ‘bacchettoni antiquati’. La politica dovrebbe ascoltare tutti i cittadini, indipendentemente da come votano, da dove vivono o dal loro titolo di studio. È quello che continueremo a fare anche noi senza pregiudizi né ideologie”.














