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Cantone sul Not: "Se le aziende ricorrenti vincono c'è materia per la Corte dei Conti"

Intervista a tutto tondo al presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione che parla anche dei guai del Cta e dell'appalto degli scuolabus: "I dirigenti di un consorzio devono vigilare sui loro consorziati quando si partecipa a una gara"

Il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone
Di Luca Pianesi - 05 settembre 2016 - 15:03

TRENTO. Dal Not all'appalto provinciale per l'affidamento del servizio scuolabus, dal ruolo della Provincia in materia di trasparenza ai grandi risultati ottenuti in questo secondo anno di attività dalla “sua” Anac. Accetta di affrontare anche temi spinosi per la politica locale il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone nella sua intervista a il Dolomiti. E d'altronde di spunti che arrivano dal Trentino, in materia di appalti e gare non andate a buon fine, cominciano ad essercene diversi. A partire dal bando per la più grande opera pubblica della storia della provincia, il Nuovo ospedale del trentino, che avrebbe dovuto seguire il modello del project financing (il valore complessivo nel 2011 era stimato in 1 miliardo e 700 milioni di euro e i privati in cambio della costruzione dell'opera pubblica avrebbero avuto la gestione di alcuni servizi interni alla stessa per 25 anni) e che invece adesso si realizzerà senza fare ricorso alla finanza di progetto divenuta, a quanto pare, non più conveniente economicamente.

 

Presidente, il project financing prima sembrava l'unico modo per costruire una grande opera pubblica e oggi viene abbandonato quasi fosse il male assoluto. Dove sta la verità?

 

Il project financing è un modello fondamentale che risponde all'esigenza di andare a realizzare opere in un momento storico dove non sempre il pubblico riesce a sobbarcarsi tutte le spese. Nella pratica però presenta notevoli crepe che anche come Anac abbiamo ravvisato. Su tutte le carenze nella progettazione. Uno dei problemi chiave, infatti, è legato al fatto che ad opera iniziata il privato si accorga della scarsa sostenibilità della stessa e chieda, quindi, ulteriori finanziamenti pubblici. Insomma si comincia con un libro dei sogni e poi i progetti vengono rivisitati perché lo stesso ente pubblico non ha più il controllo che dovrebbe avere sullo sviluppo dell'opera o sulla gestione dei servizi dati in carico al privato. A cominciare dalla realizzazione della gara d'appalto, quindi, bisognerebbe evitare qualsiasi meccanismo di revisione permettendo all'ente pubblico di esercitare un maggiore controllo su spese e investimenti.

 

A proposito di gare d'appalto, quella per il Not in Trentino è saltata per un errore apparentemente incredibile compiuto dall'amministrazione pubblica: due membri (Livia Ferrario e Luciano Flor) della commissione aggiudicatrice dell'opera erano stati anche tra coloro che avevano redatto il bando, violando palesemente l'articolo 84 comma 4 del Codice degli appalti. Possibile che un'ente pubblico compia sbagli così grossi?

 

Purtroppo abbiamo assistito ad errori anche peggiori. Per fortuna ci sono le regole che dovrebbero evitare i conflitti d'interesse alla radice e poi ci sono anche le ragioni di inopportunità che dovrebbero sempre vigere.

 

Le Provincia, prima entusiasta del project financing, adesso ha deciso di ripartire daccapo con un altro appalto. Ma le ditte che avevano partecipato alla gara nel 2011 oggi chiedono 52 milioni di euro di risarcimento danni per le spese sostenute e per il mancato guadagno. Si rischia che per errori dell'amministrazione a pagare sia ancora una volta il pubblico?

 

Non voglio entrare in questioni che non conosco a fondo ma credo che se così fosse, ci sarebbe del bel materiale per la Corte dei Conti.

 

Un altro grosso appalto è saltato negli scorsi mesi: l'Apac ha infatti, bloccato la concessione del servizio scuolabus al Consorzio trentino autotrasportatori (Cta) perché un consorziato aveva omesso di dichiarare una precedente condanna nella domanda di partecipazione alla gara. Possibile che un appalto da 83 milioni di euro che coinvolge centinaia di aziende salti per la “dimenticanza” di un solo consorziato?

 

Certo che sì. Le regole esistono e devono essere rispettate. In questo caso, poi, non ci sono discorsi che tengano. Stiamo parlando di un consorzio e tra le funzioni dei consorzi c'è anche quella di vigilare sui suoi consorziati. Altrimenti che ci stanno a fare le figure dirigenziali e amministrative in questi enti? E' una delle loro ragion d'essere dei consorzi quindi non c'è “dimenticanza” che tenga.

 

A metà luglio ha presentato il rapporto anticorruzione della sua Anac. Bilancio?

 

Il bilancio è molto positivo. Il 2015 è stato il primo vero anno di attività dell'Agenzia nazionale anticorruzione. Rispetto al 2014 sono raddoppiate le segnalazioni di anomalie sugli appalti (nel 2014 erano 1.200, quasi 3.000 nel 2015 ndr) generando l'apertura del doppio di fascicoli dell'anno precedente. I cittadini ci percepiscono sempre di più come un ente in grado di fare anticorruzione. Si fidano e si affidano sempre di più. Stanno però anche aumentando sempre di più i compiti che vengono affidati all'Anac e in questo quadro penso si dovrebbe rivedere l'articolo 19 del decreto 90 che impedisce all'Autorità di investire le risorse che già ha a sua disposizione. Resto comunque del parere che ogni questione in materia di trasparenza e anticorruzione debba restare in capo allo Stato. Nel quadro del riassetto del vostro statuto provinciale, penso che queste competenze debbano rimanere a Roma.    

 

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