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Consiglio (quasi) unanime, eletta Antonia Menghini nuova Garante dei detenuti e approvata la Riforma della Cultura

In un clima conciliante e di dialogo il Consilgio provinciale ha votato favorevolmente su due importanti provvedimenti che il Trentino aspettava da tempo

Di Donatello Baldo - 04 ottobre 2017 - 19:44

TRENTO. Giornata super-produttiva quella di oggi in Consiglio provinciale. Due importanti provvedimenti sono stati approvati quasi all'unanimità: la Riforma della cultura e la nomina della Garante dei detenuti.

 

Come anticipato, il nome su cui si è trovata la convergenza di gran parte dei consiglieri è stato quello di Antonia Menghini, professore aggregato di Diritto penale alla facoltà di Giurisprudenza di Trento, esperta di diritto penitenziario.

 

Maurizio Fugatti della Lega e Claudio Cia di Agire hanno espresso la loro contarietà con la scheda bianca. Tutti gli altri, 26 consiglieri su 29 presenti, nel segreto dell'urna, hanno espresso il loro favore per la candidata Menghini, superando di 4 unità la maggioranza dei 2/3 richiesta per questa votazione.

 

I primi a congratularsi pubblicamente con la neo-eletta garante è Walter Alotti: "Nonostante il pensiero contrario dei vandali che di recente hanno sfregiato la nostra sede con frasi offensive contro il sindacato e i lavoratori dei penitenziari, la UIL del Trentino ha a cuore non solo l'organico insufficiente degli agenti di polizia penitenziaria ma anche i 214 detenuti (la capienza massima è di 125) dei quali solo 52 accedono a forme di lavoro".

 

"Ecco perché siamo molto lieti della nomina della ricercatrice di diritto penale Antonia Menghini come Garante dei detenuti. Il fatto che sia autrice di testi sullo spazio detentivo, il recupero dei detenuti, la dignità e l’umanità della pena - scrive il segretario della Uil- ci fa ben sperare nei suoi auspicabili prossimi interventi nell’ottica della valorizzazione del lavoro dei detenuti stessi".

 

Da oggi, quindi, dopo anni di attesa e tra gli ultimi a dotarsene, anche il Trentino ha un suo Garante dei detenuti. Soddisfatto Mattia Civico, il 'padre' della legge che lo ha istituito soltanto pochi mesi fa, che ha tessuto i rapporti tra maggioranza e minoranza con l'intento, riuscito, di portare a casa la nomina entro la legislatura.

 

Ma in un clima di collaborazione e di dialogo, quasi fosse la quiete che precede la tempesta della campagna elettorale giocata anche dai banchi del Consiglio, cosa che di sicuro avverrà, oggi si è riusciti ad approvare la riforma del sistema culturale e museale trentino.

 

Grazie al 'pontiere' Mauro Gilmozzi che intessuto trattative con la minoranza, soprattutto con Valter Viola di Progetto Trentino e Rodolfo Borga di Civica Trentina, i 1973 emendamenti ostruzionistici sono stati ritirati. La strada si è spianata e un accordo confluito in una serie di emendamenti condivisi in modo trasversale ha portato al voto favorevole di (quasi) tutti i consiglieri. 

 

Il provvedimento ha ottenuto 25 voti favorevoli. Oltre alla maggioranza hanno votato sì anche Viola, Simoni e Zanon, Borga e Giovanazzi. Cinque i voti di astensione: Fugatti, Cia , Bezzi, Bottamedi  e Degasperi.

 

Il nodo che nessuno riusciva a sbrogliare era quello della governance dei musei trentini: il Cda unico proposto dalla maggioranza, su cui c'era stato un passo indietro di Mellarini per ingraziarsi Viola ma su cui il Pd aveva tenuto duro, non piaceva all'opposizione. Viola e Borga volevano che ogni museo trentino mantenesse i propri organismi di amministrazione e direzione.

 

'Per garantire a ciascuno la propria autonomia', secondo alcuni. 'Per mantenere piccoli centri di potere', secondo altri. Un dibattito che è durato un anno e più, che sembrava facesse naufragare tutto ma su cui invece, come ormai si dice in questi casi, si è quadrato il cerchio. 

 

I musei provinciali (Mart, Muse e San Michele) rimarranno con il proprio cda, formato da tre componenti ciascuno, i cui poteri riguarderanno la programmazione e i progetti insieme alla relativa quota di risorse. A capo della parte gestionale e burocratica, riferita al personale e alle spese di manutenzione vi sarà direttamente la Provincia con le sue strutture di servizio, che si accollerà tutti gli oneri conseguenti.

 

Alle due conferenze dei presidenti e dei direttori dei musei provinciali parteciperanno, a pari titolo, anche i presidenti e i direttori delle altre strutture museali non dipendenti dalla Provincia ma di interesse provinciale (Museo diocesano, Fondazione Museo storico di Trento, Museo della guerra di Rovereto, ecc.), in modo da favorire l’integrazione dell’intero sistema.

 

Il Pd, in una nota, esprime "una valutazione positiva sull’accordo". Secondo i democratici "il disegno di legge in materia di cultura, ed in particolare quanto riguarda la gestione e lo sviluppo della rete museale trentina, è uno dei passaggi più importanti di questa legislatura, perché interviene su un settore strategico".

 

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