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| 11 mag 2017 | 18:14

Doppia preferenza. Il "day after" tra autocritica, accuse all'opposizione e dubbi sulla strategia della maggioranza

Ugo Rossi: "Per me un forte rammarico". Ianeselli: "Ma non sia un funerale, deve diventare una ripartenza". Lucia Maestri su Facebook: "ad impossibilia nemo tenetur"

di Donatello Baldo

TRENTO. Il giorno dopo lo schiaffo dell'affossamento della legge sulla doppia preferenza sembra quasi un funerale. “Ma non è un funerale – ci tiene a dire Franco Ianeselli della Cgil – è semmai una ripartenza”. Il segretario della Camera del lavoro, con gli altri sindacati confederali, ha organizzato un presidio in piazza Dante. Doveva essere di stimolo all'approvazione della legge, ma ieri quella legge è stata ritirata dagli stessi proponenti: “Non c'è l'agibilità dell'aula”, aveva detto Rossi davanti al muro dell'ostruzionismo.
 

Ecco allora che il presidio si è trasformato oggi in un'assemblea che sapeva un po' di autocoscienza. C'erano i sindacati in platea con le bandiere, le donne del Comitato non ultimi che tanto hanno sostenuto questa legge. Al tavolo c'era Ugo Rossi, seduto tra l'assessora alle Pari opportunità Sara Ferrari e la prima firmataria della legge sulla doppia preferenza Lucia Maestri.

 

Dietro, in piedi, tutti i consiglieri dell'Upt, tutti quelli del Patt compreso Lorenzo Baratter. Il consigliere ladino della Ual. E del Pd Violetta Plotegher, Mattia Civico, Alessio Manica.  Mancava Donata Borgonovo Re (dicono sia un po' arrabbiata: voleva che si stesse in aula giorno e notte per contrastare ogni emendamento, ignara forse che si faceva Natale in Aula vista la grande quantità).

 

Seduti in prima fila anche il presidente Bruno Dorigatti e la consigliera della Commissione Pari opportunità Simonetta Fedrizzi.


Il mio è un rammarico molto forte – ha esordito Rossi – abbiamo fatto quello che si poteva, abbiamo avanzato anche una proposta alla minoranza per ridurre il numero degli emendamenti, abbiamo sostenuto l'idea del referendum, previsto dallo statuto sulla legge elettorale, che potesse dare la parola al popolo”.
 

“Ma ora – continua il presidente – siamo davanti a un vulnus che incide sull'agibilità democratica”. E si riferisce al fatto che il muro dell'ostruzionismo impedisce di portare a casa una proposta che faceva parte del programma elettorale, che conseguentemente avrebbe dovuto tradursi in azione di governo.
 

Un'autocritica? Forse avremmo dovuto depositare il testo come primo atto della legislature – osserva Rossi – e se saremo noi a governare anche nella prossima tornata sarà nostro impegno discuterlo per primo”. Ma il capo della coalizione nega che ci siano stati dubbi e tentennamenti: “Se qualcuno della maggioranza ha avanzato perplessità e proposto soluzioni diverse in passato (come la tripla preferenza) lo ha fatto per cercare una mediazione e una via d'uscita”.
 

Poi fuori, finita la riunione, circondato dalle donne delle associazioni, si scalda un po'. “Se qualche consigliere della maggioranza la pensava in altro modo e forse era anche contrario mi interessa poco – ha detto Rossi – quello che mi importa è che alla fine eravamo tutti uniti e pronti a votare a favore di questa legge, perché il programma l'abbiamo sottoscritto tutti”.
 

Le critiche sono state tutte contro l'ostruzionismo della minoranza, anche quelle di Lucia Maestri che ha parlato di “un percorso faticoso”: “La minoranza ha cercato in tutti i modi di impedire l'attività di governo di questa maggioranza”. E ce l'ha fatta.

 

Ma le critiche, anche della presidente della Cpo, sono state indirizzate anche verso la stessa maggioranza che “non ha messo in atto una sufficiente strategia nel portare a termine questo iter legislativo”. Insomma, la colpa non è tutta dell'opposizione, anche il centrosinistra autonomista deve assumersi le sue responsabilità.
 

Responsabilità che fa presente anche Walter Alotti della Uil, che ricorda a Rossi non solo il fallimento della legge sulla doppia preferenza ma anche della legge contro l'omofobia, e i tentennamenti sulla delibera per riconoscere il diritto al testamento biologico che 'dorme' in un cassetto della Giunta.

 

Ieri Lucia Maestri sulla sua pagina Facebook ha scritto “ad impossibilia nemo tenetur", all'impossibile nessuno è tenuto. E sotto al posto sono stati moltissimi i like e le parole di ringraziamento.

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