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Doppia preferenza: inizia la discussione sulla legge ma nessun accordo per superare l'ostruzionismo

Lucia Maestri: "Poche donne nelle istituzioni, vogliamo parlarne?" Borga: "Questa è un'imposizione,un'arrogante superiorità morale"

Foto di Alessio Coser
Di Donatello Baldo - 16 settembre 2016 - 18:35

TRENTO. È iniziata a mezzogiorno la discussione tanto attesa, quella sulla legge sulla doppia preferenza. Una legge che ad oggi, considerata la massa di emendamenti presentati soprattutto da Rodolfo Borga di Civica Trentina e Filippo Degasperi del Movimento 5 Stelle, non riuscirà a passare. A meno che non si trovi una mediazione che faccia cessare l'ostruzionismo.

 

Una mediazione però che il comitato Non ultimi ha paura sia al ribasso. Borga l'ha già detto: “Io abbandono l'ostruzionismo solo se scende la quota obbligatoria del 50% delle donne in lista e se soltanto la terza preferenza è destinata alla quota di genere”. Se venisse accettata questa proposta, cedendo sulla doppia preferenza uomo-donna, “sarebbe una sconfitta per tutti” dicono le promotrici.

 

Ma la sconfitta più grande, se la maggioranza non riuscisse a portare a casa la legge, sarebbe politica. Come giustificherebbe Ugo Rossi l'incapacità manifesta di attuare il suo programma (che contiene espressamente questa proposta)? Come si comporterebbe il Pd, che questa legge la vuole fortissimamente, se Patt e Upt non reggessero le nottate e spingessero per trovare una soluzione (anche per calcolo, visto che potenzialmente il 50% di loro il prossimo giro potrebbe non essere rieletto)?

 

Comunque è iniziata. Primo intervento quello di Giacomo Bezzi di Forza Italia, della minoranza ma co-firmatario del ddl assieme a Lucia Maestri del Pd: “Sulla parità di genere – afferma Bezzi – l'Italia è al 42 esimo posto nel mondo e il Trentino è l'ultimo in Italia. L'autonomia – ha osservato – non è quindi all'avanguardia su questo tema”. “Serve una visione laica sull'argomento”, conclude Bezzi.

 

Lucia Maestri, prima firmataria, ha preso la parola ricordando che “nel 2016 si è celebrato il settantesimo del diritto di voto riconosciuto in Italia anche alle donne. La Costituente – ha sottolineato – ha visto la presenza di 21 donne su 75 membri, tra cui due trentine: Elsa Conci e Marina Unterrichter”. Donne che hanno dato il loro contributo soprattutto si quegli articoli “dedicati alla parità e all'uguaglianza. Decisivo – ha spiegato – è stato il contributo anche sui temi del welfare e della dignità del lavoro”.

 

“In Trentino – ha affermato Lucia Maestri – vi sono 6 donne su 35 consiglieri, una sola è in Giunta, mentre dal '48 ad oggi 23 donne sono state elette consigliere in quindici legislature che mettevano a disposizione complessivamente 525 seggi”. “C'è quindi un problema – chiosa la consigliera – vogliamo parlarne?”.

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Anche Claudio Cia pone una domanda:” Perché in questa legge si parla di genere e non si dice uomo e donna?” Il suo timore è il gender, ha paura che attraverso questa parola si inserisca chissà quale animale mitologico tra le liste e le preferenze: “Che no se ghe faga pasar dentro qualcos altro”, spiega in dialetto perché tutti possano intendere. 

 

L'intervento di Rodolfo Borga è esplicitamente contro. “Osteggio questa legge assieme a buona parte della società trentina”. Cita Rousseau, l'illuminista afferma che “il popolo vuole sempre il bene ma da sé non sempre lo vede” e siccome “qualcuno lo ritiene immaturo, interviene per farglielo vedere con leggi come queste”. Ecco spiegata, secondo Borga, “l'arroganza di questa proposta”. La critica del consigliere è sul principio ispiratore di provvedimenti simili, “di chi si pone con una arrogante superiorità morale. Ma chi vi ha detto – chiede rivolto ai banchi dei democratici – che l'elettore trentino abbia voglia delle vostre imposizioni?”

 

Per Claudio Civettini la doppia preferenza potrebbe portare addirittura al controllo del voto "e questo è documentabile". Poi nel merito: "Se la legge elettorale e la democrazia devono interpretare al meglio al volontà di voto del cittadino, non si capisce perché dover introdurre un meccanismo che lo condizioni". Rimane il fatto, per Civettini, che questa delle quote di genere non è certo tra le priorità indicate dai cittadini trentini per i quali i temi al centro del dibattito dovrebbero essere lavoro e sicurezza.

 

Chiude la giornata la consigliera Donata Borgonovo Re, svolge metà del suo intervento in un'aula semivuota perché alle 18.30 si chiude. Replica punto su punto alle argomentazioni di chi l'ha preceduta. Poi in sintesi spiega che la logica di questa legge è quella "di sfruttare uno strumento per consentire ai cittadini che all'interno delle istituzioni sono due le componenti necessarie", quella maschile e quella femminile

 

I lavori riprenderanno il 4 ottobre, nella speranza che il tempo porti consiglio e una soluzione si riesca a trovare. L'alternativa è il fallimento della legge. Una prova di forza di fronte a più di 5 mila emendamenti è impossibile. 

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