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Festa dell'Euregio e Laboratori Autonomia: due treni senza passeggeri. Dell'evento di Pergine resta il manifesto "royalty free"

La festa di Pergine ha visto partecipare i governatori dei tre territori ma tra canederli e tortel di patate a mancare è stata la gente che ha disertato l'appuntamento. Così come era capitato nei giorni precedenti per i laboratori sull'Autonomia. Dorigatti: "Pochi cittadini? E' vero ma la democrazia partecipata non si inventa"

A sinistra il manifesto dell'Euregio, a destra l'immagine originale e sotto uno dei classici meme della serie
Di Luca Pianesi - 19 settembre 2017 - 07:09

TRENTO. Festa dell'Euregio e Laboratori d'Autonomiabinari diversi ma stesso risultato: "carrozze" deserte con a bordo pochissimi cittadini e gli unici posti occupati sono quelli delle figure istituzionali. E' andata in archivio, domenica, a Pergine, la seconda edizione dell'evento dedicato alla macroregione Trentino - Alto Adige - Tirolo e s'è chiusa senza un sussulto, senza un'idea nuova, senza una proposta degna di nota. Mobilità e trasporti, università e ricerca, sviluppo comune e coordinato tra territori e giù a ripetersi che siamo "la regione modello d'Europa" (con l'Austria che un giorno sì e l'altro pure minaccia di schierare carri armati al confine per bloccare i flussi di migranti dal Trentino e dall'Alto Adige). Insomma nulla di nuovo, forse perché nulla di nuovo doveva emergere ma almeno i canederli e i tortel, le fanfare e le divise da Schützen si sperava servissero a richiamare il "popolo", almeno quello autonomista trentino-tirolese. Invece il treno speciale partito da Innsbruck alle 6 del mattino è arrivato praticamente vuoto e Pergine, tra pioggia e silenzi, ha risposto con indifferenza.

 

Paradossalmente quel che resta, a livello mediatico, di questa Festa dell'Euregio trentina è l'immagine dei manifesti con i tre giovani che sorridono con pollice alzato. Una di quelle immagini royalty free di shutterstock che spesso si trasformano in meme divertenti e ironici. Due ragazze e un ragazzo che praticamente chiunque è in possesso di Facebook o di Whatsapp ha visto circolare con le peggiori battute annesse. Qualcuno ha detto che almeno una foto fatta da un fotografo "vero" l'evento la poteva meritare, ma tant'è. E mentre la Festa dell'Euregio veniva disertata da cittadini di ogni età e provenienza un altro "fronte" restava deserto, quello dei Laboratori sull'Autonomia. Il percorso partecipativo che tanto doveva contribuire al lavoro di revisione dello Statuto di Autonomia ha fatto flop. Gli incontri nelle valli hanno avuto un'affluenza scarsissima, per non parlare dell'imbarazzante seminario di venerdì scorso avvenuto in biblioteca a Trento: una decina di persone in tutto, alle quali andavano aggiunti i professori universitari, i giornalisti e gli addetti stampa. Risultato: cittadini, veri, che si contavano su una mano.

 

Un floppone sul quale si è voluto esprimere anche il presidente del consiglio provinciale Dorigatti: "Il cantiere che da settembre 2016 ha lavorato alla progettazione di una revisione del nostro Statuto di autonomia è stato fin qui una preziosa palestra di democrazia. Ha lavorato molto, la Consulta dei 25, e ha attivato un percorso di riflessione ampio, approfondito, aperto a tutti i contributi. C'è stata poca partecipazione dei cittadini? In parte questo è vero, anche se sommando tutte le voci raccolte nei territori, nei seminari, nei laboratori, attraverso la piattaforma informatica, in fin dei conti si sono espresse centinaia di persone e di personalità, arricchendo di molto il lavoro dei consultori".

 

"C'è anche da considerare - aggiunge Dorigatti - che la democrazia partecipata non si inventa dall'oggi al domani e proprio per questo avere coraggiosamente sperimentato percorsi nuovi di coinvolgimento della popolazione è stato anche un investimento utile per il domani e per lo sviluppo moderno delle nostre istituzioni autonomistiche. Dobbiamo seminare nelle scuole, dobbiamo anche organizzare una strutturata capacità di rispondere ai luoghi comuni e alle fake news sull'autonomia speciale con l'asciutta eloquenza dei dati, delle cifre, dei fatti, proprio come consigliava l'altro giorno il professor Bin al seminario in biblioteca a Trento. Forse anche per questo si può immaginare che la Consulta per lo Statuto non esca definitivamente di scena, ma diventi un think tank permanente a disposizione dell'autonomia trentina".

 

"Quanto al progetto di riforma della carta statutaria - conclude Dorigatti - adesso si apre una fase tutta nuova, che chiama in causa i vertici della politica e della pubblica amministrazione trentine. Sì, perché per mettere a frutto il documento finale che la Consulta si appresta a scrivere, occorrerà mettere in moto il meccanismo previsto in Costituzione, a partire dalla convergenza di intenti fra Trento e Bolzano. Avanti allora con la definizione delle procedure attraverso le quali mettere a confronto gli esiti della Consulta trentina e della Convenzione bolzanina, con l'obiettivo di un disegno di legge regionale realistico e condiviso. Sarà forse opportuno pensare a una prima camera di compensazione, una commissione tecnica ristretta, che metta al tavolo le due realtà provinciali e le rispettive sensibilità. Occorre battere il ferro finché è caldo e andare a vedere le carte, per vedere se la politica, l'arte del possibile, riesce ad aprire strade nuove, come nella nostra terra è già accaduto nel 1948 e poi ancora nel 1972". Insomma, ora la palla torna alla politica: la fase dedicata alla gente si sta esaurendo. Anche se la gente si era già esaurita prima. 

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