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Fugatti e Cia ad Asiago per il "Sì" al referendum del Veneto: "Avere intorno a noi territori più autonomi può tutelare anche noi"

Il consigliere di Agire spiega le ragioni del "Sì" alla consultazione popolare che il 22 ottobre andrà in scena in Veneto (e in Lombardia) che in realtà con l'autonomia (quella delle regioni a statuto speciale) ha pochissimo a che fare

Di Luca Pianesi - 08 ottobre 2017 - 19:24

ASIAGO. Ci saranno anche Cia (per il movimento Agire per il Trentino) e Fugatti (per la Lega Nord del Trentino) all'incontro di Asiago di questa sera per promuovere il "Sì" al referendum in Veneto. Una consultazione popolare che erroneamente (e strumentalmente) viene fatta passare come un referendum per l'autonomia del Veneto (e della Lombardia) ma che in realtà servirà solo ai governanti leghisti ad avere un sostegno popolare per andare a ridiscutere competenze e poteri con lo Stato. Nel caso di vittoria dei "Sì", infatti, nell'immediato nulla cambierà (non è in discussione la possibilità di far diventare le due regioni a statuto speciale come il Trentino Alto Adige, per esempio). 

 

 

 

Semplicemente i due governatori potranno sedersi al tavolo delle trattative con lo Stato centrale con una spinta popolare in più e con una sessantina di milioni di euro in meno, visto che le stime per i costi di questo referendum consultivo si aggirerebbero sui 50 milioni per la Lombardia e sui 14 per il Veneto. Chi, invece, sta già agendo a livello statale, senza passare dal referendum, è, per esempio, l'Emilia Romagna che con il suo governatore Stefano Bonaccini ha preferito seguire la strada politica del confronto per ottenere maggiori deleghe e più competenze. 

 

"Sappiamo che non si discute di vera autonomia - spiega Claudio Cia - ma è comunque importante che vinca il Sì. Lo è anche per lo Stato e per il Trentino. In una prospettiva non troppo futura, con una provincia di Bolzano che sta cercando sempre più di sganciarsi da Trento andando ad affossare il concetto di Regione, l'autonomia trentina diventerà sempre più difficile da difendere e da spiegare. Avere intorno dei territori regionali a loro volta autonomi, nel senso delle competenze, ci permetterà di essere anche noi più garantiti. E poi se ci saranno battaglie da fare contro lo Stato se a battere i pugni saranno solo i nostri 500.000 cittadini o qualche milione, sommando veneti e lombardi, la differenza sarà evidente".

 

E il plus per lo Stato quale sarebbe da una frammentazione di stampo quasi federale? "L'autonomia oggi deve tradursi essenzialmente in buon governo - prosegue Cia -. Se delle Regioni chiedono maggiori competenze è perché credono di poter amministrare certi settori meglio di quanto faccia lo Stato. Se così è ne giova tutta l'Italia. Regioni più virtuose rendono lo Stato più virtuoso. Ovviamente, poi, deve esserci la possibilità di tornare indietro". Cia e Fugatti in Veneto andranno, quindi, a spiegare oneri e onori di un territorio che l'autonomia (una delle più forti d'Europa) già ce l'ha.

 

"Dobbiamo sempre ricordare che è stato un importante riconoscimento - prosegue Cia -. Non è stato un regalo ma nemmeno una conquista. Un riconoscimento che, come diceva Degasperi, potremo difendere solo se riusciremo a dimostrare che il nostro modo di amministrarci è migliore di quello dello Stato. Ma i pericoli, in un territorio autonomo, ci sono e nascono prima di tutto dai governanti. Se l'autonomia diventa farsi i fatti propri e creare un sistema clientelare di gestione del potere i cittadini si disamorano, perdono interesse e allora il rischio di vedersela togliere diventa molto alto. Il cuore dell'autonomia sono i cittadini e in Trentino si sta assistendo da un po' di tempo a questo fenomeno. Per le colpe di chi ci governa il sentimento di amore verso l'autonomia sta venendo a sfumare in molti cittadini ed ecco spiegati gli attacchi degli ultimi tempi". 

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