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Il Comitato del No non smobilita, il centro-destra: "Vogliamo una legge elettorale che garantisca anche noi"

"La riforma della legge elettorale dovrebbe eliminare l'anomalia del TAA che prevede il collegio uninominale, premiando solo il centrosinistra, Patt e Svp".

Di Donatello Baldo - 09 dicembre 2016 - 13:26

TRENTO. La vittoria del No al referendum non basta a Claudio Cia, Giacomo Bezzi, Francesco Barone, Cristian Zanetti e Ivo Tarolli. Hanno convocato una conferenza stampa per annunciare una “mobilitazione permanente dei comitati per il NO alla riforma, con l’obiettivo di impedire agli zombi del Sì, di falsare il voto dei cittadini trentini con l’Italicum”.

 

La loro preoccupazione è che la discussione sulla legge elettorale – obbligatoria prima di andare al voto per non finire con due Camere (perché il Senato esiste ancora) elette in due modi diversi, con il rischio di eleggere due maggioranze diverse nei due rami del parlamento – possa in qualche modi “dimenticarsi” dell'anomalia trentina che regola le elezioni politiche al Senato su collegi uninominali a turno unico, con una quota di proporzionale stroppo risicata per rappresentare anche la minoranza.

 

“Per il Trentino – afferma Claudio Cia di Agire – è in forse la rappresentanza. La riforma elettorale non dà voce ai cittadini, per questo continuiamo ad informare i cittadini, non smettiamo di battere il territorio tutti assieme per spiegare loro cosa succede e per permettere una mobilitazione popolare”.

 

Per Giacomo Bezzi di Forza Italia, sostenuto anche dal collega di partito Cristian Zanetti, “l'Italicum toglie voce agli elettori e premia soltanto il centro-sinistra-autonomista”.

 

“Si deve pensare ad un proporzionale che guardi alla coalizione, non al partito, si deve garantire un principio di rappresentatività”.

 

Francesco Baroni di Fratelli d'Italia aggiunge la critica non è al premio di maggioranza in sé, “ma al fatto che sarebbe sproporzionato e falsificherebbe la rappresentanza”.


Il problema però è che in Trentino-Alto Adige, a differenza che nel resto del Paese, rimanevano al Senato i collegi uninominali, senza lista, senza preferenze: il primo piglia tutto. Questo, se nella nuova legge venisse confermato per la specialità della Regione farebbe vincere la coalizione di maggioranza al Senato per sei a uno, alla Camera nove a tre (questa ipotesi sulla base dei voti alle scorse elezioni).

 

“E' da rivedere questa impostazione – tuona Ivo Tarolli – perché questa è una dittatura della maggioranza sulla minoranza. Ma dov'è il rispetto per la componente italiana di Bolzano? – si chiede arrabbiato – questo è un sopruso”.

 

“Non è giusto – chiude Claudio Cia – che tutta la minoranza si debba accontentare di un solo rappresentante al senato, non è democratico”.

 

Quindi il Comitato per il No non smobilita ma questa unione, “questa capacità di stare assieme pur nelle differenze di sfumature di tutte le opposizioni alternative alla sinistra”, porterà avanti ancora la sua battaglia per non rischiare di essere esclusa nella revisione della legge elettorale che a breve, sembrerebbe di capire, dovrebbe portare l'Italia al voto.

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