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La riforma dello Statuto è naufragata per colpa di Bolzano. A Trento suonano l'orchestrina come sul Titanic

Si va avanti come se nulla fosse anche se in Sudtirolo hanno chiesto di inserire nella Carta l'abolizione della Regione e l'Autonomia integrale in salsa secessionista. Del nuovo Los von Trient altoatesino si accorgono in pochi. 

Di Donatello Baldo - 18 luglio 2017 - 17:33

TRENTO. Si è riunita la Consulta per la Riforma dello Statuto, all'ordine del giorno l'audizione della Commissione dei 12 e alcune associazioni in rappresentanza della società civile. Ospiti illustri, tra cui i deputati Lorenzo Dellai e Francesco Palermo, l'ex vicepresidente della provincia e ex sindaco di Trento Alberto Pacher, l'ex consigliera provinciale Franca Penasa e l'attuale consigliere Gianfranco Zanon.

 

Assente il senatore Franco Panizza e Michele Nicoletti (già audito) e la parte 'tedesca' della commissione dei 12. Di sudtirolesi c'era solo il consigliere altoatesino Roberto Bizzo, mancavano Platzer, Alfreider, Steger, e soprattutto il potente Karl Zeller. E non è un caso che gli assenti siano proprio loro, la 'componente etnica' che ha mandato all'aria la Convenzione sudtirolese che come la Consulta trentina era chiamata alla riforma del Terzo statuto di Autonomia.

 

Ma si fa finta di non vedere. Va in scena l'orchestrina del Titanic che affonda, quella che suona fino all'ultimo minuto prima di affogare. “Signore e signori, il tentativo di riformare lo Statuto è stato un fallimento, non si va da nessuna parte. E' stato bello ma non è servito”. Se il presidente Giandomenico Falcon dicesse questo sarebbe cosa gradita, ma come abbiamo detto si fa finta di non vedere.

 

Sulla Convenzione altoatesina si è chiuso già il sipario e quel che è uscito servirà a ben poco, solo a dimostrare che la destra tedesca e parte dell'Svp ha riproposto un nuovo Los von Trient chiedendo e ottenendo di inserire nel documento conclusivo l'abolizione della Regione e un riferimento all'autonomia integrale che si può leggere come un richiamo nemmeno tanto mascherato alla secessione.

 

Con questo spirito come si potrà trovare una mediazione con i trentini? Come potrà essere proposto uno Statuto unico (qualcuno a Bolzano ha chiesto addirittura di farne due)? Ma soprattutto, qualcuno spera che il Parlamento nazionale possa votare e approvare una proposta simile?

 

Qualcuno si alzi e lo dica, la revisione dello Statuto è naufragata. Ma niente: si va avanti come nulla fosse. E solo Lorenzo Dellai e Franca Penasa, timidamente, sommessamente, hanno detto qualcosa in proposito. “Un nuovo Los von Trient non serve a nulla, dobbiamo stare insieme”, “Un po' mi preoccupa questo attacco alla Regione”.

 

Francesco Palermo, che non si può dire che non sappia cosa succeda a nord di Salorno, riesce ad essere ottimista: “Si dovrà trovare un accordo tra Trento e Bolzano”.

 

E' intervenuto Alberto Pacher ma ha detto poco. Non è entrato nel merito, ha parlato quasi come un semplice cittadino, la politica sembra che l'abbia proprio abbandonata. Ha parlato in generale: “Questa può essere un'occasione per una rilettura collettiva della nostra Autonomia”.

 

Peccato che a rileggerla siano in pochi, che il 'popolo' o la 'gente' non sia minimamente coinvolta in tutto questo. Le assemblee sul territorio sono deserte, arriva a volte qualche sindaco, qualche anziano stufo dei soliti programmi alla tv.

 

Ha preso la parola anche Gianfranco Zanon, consigliere provinciale. A lui non hanno proprio detto niente, non sa proprio che cos'è successo in Alto Adige. Ma non conosce nemmeno la storia della nostra Autonimia, la storia in generale.

 

“Lo Statuto per noi è importante – ha detto – perché ha segnato gli ultimi cento anni della nostra autonomia”. Ma il primo statuto è del dopoguerra, del '48. Un consigliere provinciale queste cose le dovrebbe sapere.

 

Ma a quanto pare non sa nemmeno che a Bolzano il loro lavoro lo hanno già concluso, hanno già scritto il documento conclusivo. “Dobbiamo riuscire a lavorare assieme tra la Consulta e la Convenzione”. Bravo, proprio un buon suggerimento, di sicuro ne terranno conto.

 

Soprattutto a Bolzano che in questi mesi non hanno fatto altro che dire a voce alta che dei trentini non ne vogliono sapere

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