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No all'esenzione dell'Imis per le scuole paritarie, la protesta della Sinistra davanti a palazzo Thun

L'Altra Trento a Sinistra, Rifondazione Comunista e Studenti medi: "Basta soldi e privilegi alle private, la scuola pubblica è martoriata"

Pubblicato il - 24 gennaio 2017 - 11:03

TRENTO. Un presidio per dire No all'esenzione dell'Imis per le scuole paritarie della città si è tenuto davanti alla sede del Consiglio comunale. In via Belenzani si sono dati appuntamento l'Altra Trento a Sinistra, Rifondazione Comunista e il Coordinamento degli studenti medi, con a presenza della consigliera Antonia Romano.

 

“A dicembre – spiega infatti la consigliera – in occasione della discussione sul bilancio è stato presentato dalla Lega Nord un odg collegato in cui si chiedeva di esentare dal pagamento dell'IMIS le scuole paritarie della città, un ulteriore privilegio fiscale che va ad aggiungersi ai tantissimi contributi provinciali che le scuole paritarie ricevono”.

 

Il Consiglio Comunale ha rinviato alla commissione competente l'odg, che sarà, quindi, preso in esame per un'eventuale discussione con votazione. E ieri la commissione era convocata per approfondire il tema. “Diciamo chiaramente – afferma Romano – che a fronte dei continui tagli alla scuola pubblica, la concessione anche di un solo euro alla scuola privata o paritaria è un affronto intollerabile alla giustizia e all'equità sociale sancite dalla nostra Costituzione”.

 

Al presidio, oltre a striscioni e cartelli, circolava un volantino: “Disparità scolastica, Basta soldi e privilegi alle scuole paritarie!”. Nel testo si spiega che “le scuole paritarie in Trentino godono già di un’aliquota agevolata pari allo 0,2%; l’esenzione totale (o anche un’ulteriore riduzione) sarebbe un’ennesima concessione”.

 

“Ulteriore privilegio fiscale – spiega il volantino – che andrebbe ad aggiungersi ai già ingenti contributi che ogni anno le scuole paritarie, in contraddizione con l’articolo 33 della nostra Costituzione, vedono riconoscersi nel bilancio provinciale. Oltre ai finanziamenti per le spese di gestione ordinaria, si aggiungono i contributi straordinari per l’acquisto e il rinnovo delle attrezzature didattiche e l’assegno di studio concesso alle famiglie per spese di iscrizione e frequenza”.

 

Il testo riporta poi, per punti, quello che si evince dalla programmazione dei fondi per l'anno 2016/2017: “Vengono ridotti i fondi alle scuole pubbliche per più di un milione e trecentomila euro; vengono aumentati i fondi alle scuole paritarie per ottantamila euro; viene stanziato mezzo milione di euro per le scuole paritarie per l’intero anno scolastico”.

 

“Nel frattempo – continua il volantino – la scuola pubblica è sempre più martoriata dai continui tagli e riduzione dei fondi, tanto da essere costretta, per la sua stessa sopravvivenza, a chiedere alle famiglie di mettere mano al portafogli. Accanto alle tasse e ai libri, gli studenti e le studentesse versano alla scuola un contributo per il finanziamento di attività integrative o facoltative, condizionando così l’offerta formativa alle capacità economiche delle famiglie. Le gite scolastiche, le uscite formative, le costosissime certificazioni linguistiche e gli scambi estivi all’estero sono ormai uno spartiacque, un solco sempre più profondo che separa alunni/e e scuole e che condanna chi vive in situazioni di svantaggio economico alla marginalità sociale. Altro che merito”.

 

“Basti pensare che per uno studente o una studentessa di una scuola paritaria superiore è sufficiente essere stato promosso (anche con debiti formativi) e aver frequentato anche solo un quadrimestre di scuola per accedere ad un assegno di studio tra i cinquanta e i millecento euro”.

 

“Invece – conclude il testo – uno studente o una studentessa mediamente bravo/a, che va a scuola tutti i giorni, che ha una media del sette e che non ha mai preso un debito, se è iscritto/a alla scuola pubblica non riceve nemmeno un centesimo!”.

 

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