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Passato il referendum passa anche (l'interesse per) l'Autonomia. Consulta e Convenzione su un binario morto

Riccardo Dello Sbarba e Giorgio Postal si interrogano sul futuro degli organismi che dovrebbero (forse) riscrivere lo Statuto di Autonomia

Di Donatello Baldo - 13 dicembre 2016 - 16:21

TRENTO. A una settimana dal voto le bocce non sono certo ferme, gli effetti del voto si sono abbattuti però su Roma, tra le nostre valli tutto procede come prima. O quasi.

La sbornia da campagna referendaria, dove tutti sapevano tutto e i costituzionalisti si trovavano al bancone di ogni bar, è passata ormai. Adesso dell'autonomia, che tanto ha appassionato i dibattiti nostrani, sembra che a nessuno interessi poi granché.
 

Magari i lettori, magari anche quelli che ne sapevano così tanto fino a qualche settimana fa, non sanno che in Trentino e in Alto Adige sono al lavoro rispettivamente la Consulta e la Convenzione. Due organismi creati ad hoc per proporre le modifiche allo Statuto di Autonomia, che se fosse passata la riforma sarebbe stato poi approvato dalla Camera soltantoo dopo un'intesa con il Governo. (La famosa intesa che salvaguardava la nostra specialità a detta dei promotori del ).
 

Ma se adesso la riforma non c'è più, che senso hanno Consulta e Convenzione? A rispondere sull'Adige di oggi è Manuela Bottamedi, consigliera provinciale e componente della Consulta trentina. “Suggerisco al presidente del Consiglio Bruno Dorigatti e a quello della Consulta Giandomenico Falcon di fermarsi, di sospendere i lavori. Non solo non abbiamo più doveri di revisione da assolvere, ma ci troviamo all'interno di uno scenario nazionale che ci impone di stare fermi e di esercitare la massima cautela e prudenza”.
 

Sull'argomento, Giorgio Postal, ex deputato, ex senatore, un vecchio di caserma e fine osservatore di ciò che si muove in Regione, dice la sua e avverte: “E' chiaro che dopo il No alla riforma c'è stata una decelerazione fortissima, un rallentamento alla necessità di promuovere un nuovo Statuto”. Ma osserva anche questo: “Rimane però la necessità di intavolare un confronto con Bolzano, indipendentemente dall'esito del referendum le elaborazioni devono andare avanti”.

 

Anche perché, seppur ci siano due organismi diversi, Convenzione e Consulta dovranno poi trovare sintesi perché la votazione sul nuovo Statuto, se mai si dovrà fare, sarà compito del Consiglio regionale, non delle due province in modo autonomo e indipendente: lo statuto è uno e riguarda la Regione.
 

Ma la Regione, anche sullo Statuto, si divide. “A Bolzano ci sono logiche diverse – ammette Postal – la Convenzione è dominata da posizioni estreme che arrivano fino alla secessione. E sotto la cenere, nemmeno tanto spessa, covano le braci dell'estrema destra nazionalista, di quelli che dobbiamo avere la capacità di isolare. Estremismi – afferma – che dobbiamo lasciar perdere ma che devono farci stare attenti, pronti a smorzare ogni piccolo fuocherello che emerge dalle ceneri”.

 

Anche se ora, con il nuovo corso di Arno Kompatscher e di Ugo Rossi, i rispettivi presidenti delle province di Trento e di Bolzano, le cose non devono preoccupare, a detta sua: “Prima era più difficile avere buoni rapporti con Luis Durnwalder , lui teneva un atteggiamento di equilibrio ma in fondo era contrario alla Regione, si sa. Ma ora è diverso.”

 

Anche il consigliere provinciale di Bolzano Riccardo Dello Sbarba vorrebbe che sull'autonomia si continuasse a discutere. “Ma vorrei si parlasse non tanto dei rapporti con Roma, piuttosto dell'adeguamento dei meccanismi interni, di un ripensamento dell'autonomia dentro i quadro di una società nuova: dobbiamo parlare di noi, delle nostre regole, di che cosa significa minoranza linguistica in un contesto dove ormai si parlano tante lingue con la presenza di tanti migranti anche sul nostro territorio”.
 

Il consigliere vorrebbe, o avrebbe voluto, che si potessero celebrare gli Stati generali dell'autonomia sudtirolese. “Ma non era questo il mandato politico”. Un mandato che ora è ancor più limitato, ridotto a poca cosa.
 

Già la Convenzione era partita male. A differenza della Consulta di Trento aveva una dimensione partecipativa più marcata, con la società civile, ma per dilettantismo il risultato è una sovra rappresentazione della destra, con la presenza massiccia degli di schützen e con la maggioranza in mano a una Svp che non sa dove andare, senza una linea, che sbanda a volte verso un'autonomia integrale che assomiglia a un vero e proprio Stato libero.

 

“Inseguono le destre nazionaliste senza avere il coraggio di dire che l'autodeterminazione è l'autonomia stessa, e il capopopolo di questa Svp alla deriva e senza una rotta è Durnwalder che nella Consulta non ci ha mai creduto”.

 

E anche nei rapporti con il Trentino si rischia di andare a sbattere: “La linea maggioritaria è quella della cancellazione della Regione – spiega il consigliere – un'ipotesi di difficile realizzazione ma utile a mostrare i muscoli con Roma, per sparare in alto nella speranza poi di mediare. Questi hanno in testa una Convenzione che si interfacci con il Governo centrale e come gli orangutan si battono i pugni sul petto per far paura, alzano la posta per terrorizzare quello che credono sia il nemico”.

 

Partita male e finita male: “Ora nella legge di bilancio c'è un articolo che riforma la legge istitutiva della Convenzione, parla di un documento che la stessa Convenzione deve produrre a fine percorso, un documento di suggerimento. Di suggerimento – sottolinea Dello Sbarba – quando prima era in capo ad essa l'elaborazione di una proposta che di fatto assumeva la forma di una proposta di legge, con una relazione di maggioranza e una eventuale di minoranza come avviene per ogni commissione consigliare”.
 

A depotenziare la Convenzione gli stessi che l'hanno voluta, dunque: Pd e Svp. “Avevano detto che doveva essere un nuovo patto tra Autonomia e cittadinanza, era il patto che ha portato all'elezione del senatore Francesco Palermo, ma ora la Convenzione è lasciata su un binario morto, senza futuro, senza sbocco e senza la possibilità di essere trasformata in un organismo che prova veramente a ragionare sulla nostra dimensioni di Autonomia”.

 

Due diversi organismi, che come detto dovrebbero invece trovare una sintesi. “Ci sono voluti nove mesi per decidersi di far incontrare i due organismi, e a gennaio si vedranno solo le due presidenze”, osserva Riccardo Dello Sbarba. “A Bolzano ormai tutti si stanno stufando, la partecipazione dei cento della società civile si è dimezzata, e a Trento il rischio è di lasciare in mano ai professori che compongono la Consulta qualcosa che assomiglia a poco più di un work-shop”.

 

“O si ridà senso alla volontà di rivedere, indipendentemente da Roma, il nostro Statuto alla luce della società e delle contraddizioni dell'oggi – conclude Dello Sbarba – mettendoci però creatività e innovazione, attraverso una reale partecipazione e un intreccio costruttivo tra le due province, oppure il tutto è destinato a essere abbandonato a se stesso, e ogni cosa che uscirà come proposta dai due organismi rimarrà a dormire in un cassetto”.

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