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Profughi, Civettini: "Parchi di Rovereto ostaggio di bande di immigrati". Ma gli assessori: "Non è così ma tutti i Comuni facciano qualcosa"

Il consigliere provinciale descrive la situazione come "al limite" e interroga la Giunta di Ugo Rossi. Ma sia Tomazzoni che Previdi non condividono questa lettura: "I numeri sono alti ma Rovereto è impegnata nell'integrazione, anche se sarebbe molto più facile con piccoli gruppi diffusi su tutta la Provincia"

Di Donatello Baldo - 07 agosto 2017 - 19:20

ROVERETO. “Parchi e giardini in ostaggio di bande di immigrati dediti allo spaccio? Giardini Perlasca in mano a gruppi senza controlli? E il ferimento dei giorni scorsi e solo l’inizio? Parco Dionisi a Sacco in mano a immigrati liberi da Marco e convinti dell’impunità?”.

 

Queste sono le domande (per lui retoriche) che il consigliere provinciale Claudio Civettini sottopone alla Giunta attraverso un'interrogazione che descrive la Città della Quercia come una trincea. “Mentre Trento discute l’applicazione del Daspo - dice Civettini - Rovereto viene lasciata politicamente sola”, di fronte a quella che definisce “l'invasione pianificata di quella che un tempo era la Patria degli italiani”.

 

“Sola e in silenzio, anche quando lo spaccio diventa il governo dei giardini antistanti la stazione ferroviaria in Piazzale Orsi”, e sola e in silenzio anche sui Giardini Perlasca di Corso Bettini, “dove ormai da mesi bande indisturbate di immigrati arrivano ad accoltellarsi, pur senza arrivare - per caso - ad ammazzarsi indisturbati”.

 

“Ora, a fronte della concentrazione di immigrati che nottetempo agiscono indisturbati - spiega Civettini - occorre che la Provincia non lasci solo l’Amministrazione locale, con interventi mirati ma soprattutto con la certezza che i criteri Daspo per le espulsioni siano applicate anche a Rovereto”.

 

Ma la lettura che fa Claudio Civettini è condivisa dall'amministrazione locale? “No - afferma subito Mauro Previdi, assessore alle Politiche sociali - non è così, non è vero che Rovereto sia in una situazione come quella descritta dal consigliere”.

 

“Di vero -afferma - c'è che Rovereto, con Trento, si stanno accollando il maggior numero di immigrati di tutta la Provincia. Questo crea preoccupazione ma soltanto relativamente alla percezione, per il semplice fatto che si vedono tanti ragazzi neri in giro per la città”.

 

I parchi cittadini, secondo Civettini, sono pieni di immigrati: “Ma è anche comprensibile che questi ragazzi - afferma l'assessore – preferiscano stare all'ombra degli alberi dei giardini piuttosto che chiusi in un container”. Ma riguardo agli episodi di violenza cerca di smorzare i toni: “Non mi risulta siano mai stati coinvolti cittadini roveretani, sicuramente non in episodi significativi”.

 

Previdi torna sui numeri, e sul grande contributo che Rovereto sta dando all'accoglienza. “L'integrazione – spiega l'assessore - è un percorso difficile che la politica deve facilitare. Ma sarebbe più facile con numeri piccoli, quindi con una redistribuzione sul territorio che ad oggi non c'è”.

 

Sono infatti molti i Comuni trentini che si rifiutano di ospitare richiedenti asilo. E quando lo fanno trovano l'opposizione di movimenti e partiti, consiglieri comunali e provinciali (compreso Claudio Civettini che lamenta l'alto numero di presenze a Rovereto).

 

“Auspicabile è l'impegno di tutti – osserva infatti Previdi – perché con piccoli gruppi diffusi su tutto il territorio provinciale si riesce a dare maggiori risposte, si può più facilmente contrastare la percezione di insicurezza, si più realizzare molto meglio l'integrazione”

 

Un processo che vede Rovereto, seppur gravata da una forte presenza di richiedenti asilo, in prima linea: “Noi stiamo lavorando tanto sull'integrazione, abbiamo coinvolto le circoscrizioni, ci sono alcuni profughi che fanno volontariato nella casa di riposo, lavorano al progetto Ortinbosco al bosco della città. Progetti che seguo personalmente – assicura Previdi – e che fino ad ora hanno portato ad ottimi risultati”.

 

Sulla situazione roveretana, e sulle polemiche di questi giorni tendono a descrivere la città come “al limite”, interviene anche Maurizio Tomazzoni, anch'egli nella squadra di Valduga: “Li sto guardando – afferma l'assessore fermo davanti al Mart, mentre osserva i Giardini Perlasca – ci sono alcuni profughi seduti sui gradini".

 

"Hanno il cellulare in mano, le cuffie – li descrive l'assessore - e questo forse può dar fastidio a molti, ma forse quello è l'unico legame con la loro terra, con la loro realtà”.

 

Ma ai giardini non ci sono solo profughi. “Ma no – dice subito – vedo anche tanti bambini, tante mamme, ragazzi, ragazze. Una situazione tranquilla. Se poi la sera ci sono situazioni che necessitano di maggior attenzione credo che le Forze dell'ordine e l'Amministrazione siano in grado di intervenire”. Ma il Daspo anche a Rovereto? “Questo mi sembra un po' esagerato”.

 

Tomazzoni non ci sta a fare di tutto un mucchio. “Io vorrei ricordare che queste persone non sono quelli dell'Isis, scappano dalla disperazione”. E di fronte alle critiche che già annusa rispetto alla sua affermazione dice questo: “Che dicano quello che vogliono ma se una persona si mette in viaggio attraversando situazioni difficili e lascia la propria terra è per disperazione”.

 

A Rovereto, però, di richiedenti asilo ce ne sono tanti, molti di più del coefficiente indicato dalla Provincia. “Questo è vero, sono tanti, ma gli altri comuni cosa fanno?”.  

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