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Referendum. Dorigatti e Plotegher verso il No. Panizza spiega in cinque punti il suo Sì.

Vertice di maggioranza sul referendum istituzionale, molte le assenze per un tema su cui si è già deciso. Tutti per il Sì a parte Dorigatti e Plotegher che non hanno ancora deciso: "Sono molti i dubbi su questa riforma"

Di Donatello Baldo - 01 ottobre 2016 - 18:26

TRENTO. Riunione di maggioranza sul referendum istituzionale ignorato da molti degli eletti nelle istituzioni. Il trema non appassiona, non ci sono contrasti, non ci si deve convincere. Ormai si è deciso, si voterà Sì

 

Presente quasi al completo la delegazione parlamentare trentina con Michele Nicoletti e Giorgio Tonini (Pd), Franco Panizza (Patt), Fravezzi (Upt). Assente Lorenzo Dellai. Presenti all'hotel America anche i segretari dei partiti della coalizione ma non Tiziano Mellarini (Upt) e il suo omologo del Pd  Italo Gilmozzi, è all'estero. C'erano però i segretari dei partitini che gravitano attorno all'asse Pd-Patt-Upt: Giuseppe Detomas della Ual, Alessandro Pietracci dei Socialisti, Salvatore Smeriglia dell'IdV. Assente però Marco Boato. Della giunta Ugo Rossi, Mauro Gilmozzi e Alessandro Olivi. Pochi i consiglieri provinciali: del Patt Lorenzo Ossanna, del Pd Lucia Maestri, dell'Upt Pietro De Godenz e il capogruppo Gianpiero Passamani.

 

Prima di entrare il senatore Panizza spiega velocemente i motivi del Sì che il suo partito accorderà al referendum. Alza una mano, apre le dita e una a una le alza per elencare cinque punti: "Uno, alle autonomie speciali sono garantiti i benefici della riforma del 2001; due, le competenze concorrenti diventano primarie; tre, entra in vigore solo dopo la riforma del nostro Statuto; quattro, alle speciali non può essere applicato il principio di interesse nazionale superiore; cinque, aumenta la presenza della delegazione al senato, quattro senatori su cento (prima 7 su 315)". 

 

La situazione dentro la maggioranza è dunque tranquilla. Solo i Verdi sono contrari, ma non contano nulla in termini di stabilità politica e di equilibri che potrebbero avere ripercussioni nel governo della Provincia. L'Upt non sembra avere dubbi, il Patt si sente garantito dalla clausola di salvaguardia che subordina l'applicazione della riforma all'approvazione dello statuto di Autonomia. Persino il bastian contrario Walter Kaswalder non sembra questa volta intenzionato a salire sulle barricate: "Devo ancora approfondire, non so cosa voterò".

 

In casa Pd sembrano tutti a favore,o quasi. Qualche figura di rilievo ha forti dubbi. Al presidente del Consiglio Bruno Dorigatti Matteo Renzi non piace, e fa capire chiaramente che non gli piace nemmeno la sua riforma. "Adesso che se n'è uscito con l'idea del ponte sullo Stretto vedrai quanti voti perde a sinistra". Ma Dorigatti, anche per il suo ruolo di presidente dell'assemblea legislativa, non farà di certo propaganda per il No, non si iscriverà a nessun comitato promotore. "Comunque non ho ancora ufficializzato la mia decisione", dice prudente. 

 

Un'altra esponente democratica nella morsa del dubbio è Violetta Plotegher. La consigliera provinciale dice che il suo riferimento elettorale "ma anche culturale è quello del mondo del pacifismo, del sociale, dell'economia etica". Persone che Plotegher stima molto, "anche se stimo colleghi e amici che votano convintamente Sì, uno su tutti Michele Nicoletti". I dubbi della consigliera sono legati all'eccessivo centralismo ma anche all'accentramento dei poteri: "Dobbiamo pensare che al governo possono arrivare anche altre formazioni meno democratiche del Pd". Nemmeno lei, però, promuoverà il No, nemmeno lei dice di aver già deciso. "Ho chiesto al mio partito di rispettare le voci che dissentono, anche i dubbi degli iscritti".

 

 

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