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Referendum, i "non allineati" che votano in dissenso dalle indicazioni di Pd, Anpi, Patt e Cgil

Ianeselli, Plotegher, Kaswalder, Schmid: non tutti seguono le direttive, l'ortodossia alla linea viene messa in discussione da chi pensa con la propria testa

Di Donatello Baldo - 29 novembre 2016 - 07:51

TRENTO. La campagna referendaria ha diviso il Paese tra favorevoli e contrari. Ha raggruppato, attorno al Sì o al No, partiti e sindacati, associazioni e movimenti. Alcuni da una parte e alcuni dall'altra.

 

Il Pd schierato ovviamente per il Sì e tutte le opposizioni per il No. La Cgil che invita caldamente ad opporsi alla riforma assieme all'Associazione partigiani. Ma non tutti seguono le direttive, l'ortodossia alla linea viene messa in discussione da chi non si allinea e pensa con la propria testa.

 

Se il Pd dice fortemente Sì, Violetta Plotegher dice No. La consigliera provinciale che con il partito di Renzi è stata eletta ha firmato un documento dal titolo “Il No di chi vuol bene all'Italia”. Assieme ad altri iscritti del Partito democratico afferma che: “Il nostro No è un Sì per un impegno politico personale di senso e coerente ai valori fondativi della Costituzione”.

 

“Siamo convinti – si legge nel documento firmato anche da Violetta Plotegher – che la parte relativa al Titolo V contenga molte carenze tecniche e ridefinisca in modo non democratico il rapporto tra lo Stato e le Regioni”.

 

Ma nemmeno il sindacato è granitico, e se a livello nazionale le indicazioni sono per un secco No, Franco Ianeselli afferma il Sì: “Il documento nazionale che invitava al voto contrario dava comunque libertà di scelta per iscritti e dirigenti – spiega il segretario della Cgil del Trentino – e io non sono nemmeno un convinto sostenitore sella riforma. Ho alcune perplessità per quanto riguarda il Titolo V della Costituzione ma sono comunque favorevole al superamento del bicameralismo paritario".

 

Sono per il Sì – afferma – anche per tutelare la nostra autonomia che in questo modo è garantita dalla norma di salvaguardia”. Ma quella di Ianeselli è “una posizione personale che ho assunto in conformità con il documento che lasciava in ogni caso libertà di espressione e di voto”.

 

Ma l'autonomista ribelle, il consigliere provinciale Walter Kasvalder che ormai da molto è in rotta di collisione con il suo partito, il Patt di Ugo Rossi, proprio per salvare l'autonomia ha deciso di votare in modo diverso dal suo gruppo e di scrivere un bel No sulla scheda del referendum.

 

“Prima di tutto diciamo che tutte queste garanzia a tutela della nostra Autonomia non le vedo – spiega Kasvalder – perché con l'introduzione della norma di supremazia lo Stato può intervenire quando vuole per un interesse superiore infischiandosene della nostra specialità. Ma non solo per questo sono contrario – sostiene il consigliere – io sono contrario al Senato dei nominati, io da autonomista sono perché sia sempre il popolo a votare, sempre e solo il popolo a decidere, con il voto, con le preferenze”.

 

In dissenso dal suo gruppo anche Sandro Schmid, segretario dell'Anpi del Trentino. A Roma si sono trovati e hanno detto che al referendum l'Anpi vota No: “Ma voglio ricordare che l'Anpi riconosce la libertà di coscienza e di voto. Personalmente voterò Sì – afferma dunque Schmid – perché la prima parte della Costituzione rimane intatta e sono convinto della necessità di un Parlamento più snello, efficiente e veloce nelle decisioni e quindi sono favorevole al superamento del bicameralismo paritario”.

 

Convinto del suo Sì anche per quanto riguarda la modifica del Senato. “Sono d'accordo con l'istituzione di un Senato delle Regioni e dei Comuni – afferma il presidente dei partigiani – anche se poi si dovrà ulteriormente migliorare. Sono favorevole all'abolizione del carrozzone Cnel ma non sono d’accordo con la proposta di legge elettorale”.

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