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Riforma degli anziani, l'Upt mette i pali tra le ruote. Il PD su tutte le furie: "Avevamo condiviso in maggioranza"

Botta e risposta tra i due partiti della coalizione. Il parlamentino Upt ha bocciato le fusioni delle Apsp per difendere la "lobby" dei direttori delle 41 case di riposo sparse in tutta la provincia

Di Donatello Baldo - 12 aprile 2017 - 09:19

TRENTO. Altra crepa nella maggioranza di Ugo Rossi. Ora si litiga sulle politiche di welfare per gli anziani e la riforma approntata da Luca Zeni rischia di naufragare. L'Upt non ci sta all'idea di fusione delle case di riposo sparse sui territori in un'unica Agenzia per l'anziano centralizzata in ogni Comunità di valle per il rischio che queste possano "assorbire tutte le risorse". L'Upt la mette giù piuttosto piano, ci gira attorno, ma dice chiaramente che così non si va nella giusta direzione.

 

"Sono imprescindibili un pieno coinvolgimento del Terzo Settore e dell’Azienda sanitaria - spiega il comunicato dell'Upt dopo lo svolgimento del suo Parlamentino - una chiara governance dei processi di pianificazione e di erogazione dei servizi, con compiti ben definiti, una promozione di percorsi di collaborazione e ‘gestione associata’ di servizi da parte delle APSP  piuttosto che ‘fusioni’ che le trasformino in mere strutture residenziali"

 

E ancora, andando dritti al punto: "Le Comunità di Valle e le APSP possono ancora e meglio assolvere a questo compito, con spazi di manovra da potenziare anziché ridurre a favore di un’Agenzia per l’Anziano centralizzata che rischia di assorbire le risorse finora allocate alle singole Comunità di Valle anche per altri settori del welfare e di creare sovrapposizioni di competenze e personale, che in molti territori ha già esperienza in settori del welfare integrati e diverse rispetto all’ambito della terza età".

 

Insomma lo dicono, quest'Agenzia non la vogliono, non certo se questa può mettere in discussione il "sistema" delle case di riposo, dei presidenti dei consigli di amministrazione, dei consiglieri, dei vari gruppi di interesse territoriale, di quel "controllo del territorio" che passa appunto anche attraverso tutto questo. Loro difendono le case di riposo.

 

Di questo, però, si è già discusso molto, ci sono stati incontri, confronti di maggioranza e coalizione, con gli assessori e i consiglieri, con i segretari di partito e con la benedizione di Ugo Rossi. Questa presa di posizione ha fatto dunque arrabbiare molto il Partito democratico che esprime l'assessore alla Salute. Il partito di maggioranza relativa, il maggior azionista della coalizione di Ugo Rossi questa volta alza la voce, di sicuro Luca Zeni ha preteso che il suo partito lo difendesse e difendesse il lavoro che da tempo porta avanti.

 

"La presa di posizione espressa ieri dal parlamentino dell’Upt ci lascia sorpresi e stupiti. Difficile comprenderne il senso sia nel merito che nella scelta dei  tempi - dicono il segretario dem Italo Gilmozzi e il capogruppo in Consiglio Alessio Manica - e ricordiamo che sulle direttrici fondanti della  proposta di riforma si è svolto un lungo lavoro  di confronto. Il gruppo consiliare dell’Upt, insieme a tutta la maggioranza, poco meno di due mesi fa ha approfondito e condiviso la linea proposta dall'assessorato".

 

"La presa di posizione del parlamentino dell’Upt - continuano - appare in forte contrasto con quanto già condiviso dal loro gruppo consiliare in maggioranza e dai loro assessori in Giunta Provinciale. Chiediamo quindi all’Upt di fare chiarezza al suo interno".

 

Nel frattempo, la strada per la riforma potrebbe chiudersi, quantomeno indebolirsi. L'Upt vorrebbe che fosse racchiusa in un Disegno di legge, che passasse dal Consiglio invece che dalla giunta sotto forma di delibera. Per incidere di più, per pesare maggiormente nell'emendazione dei contenuti attraverso i soliti giochini d'aula, le pressioni, gli ordini del giorno che in qualche modo possono indirizzare le scelte della giunta.

 

Ma cosa c'è dietro alla mossa del partito di Tiziano Mellarini? Ci sono i territori, i territori e i piccoli poteri che li mantengono legati alla politica, a questo o a quel consigliere-delegato. Le case di riposo in Trentino sono 41, ognuna ha un presidente, ci sono 256 consiglieri, 41 direttori. Ognuna di esse gestisce un bilancio di qualche milione di euro, ognuna fa gli appalti, gestisce i dipendenti, 2.900 operatori. Piccoli feudi che nemmeno si parlano tra loro ma che fanno lobby per continuare a esistere, per mantenere le cose come stanno. Lobby che sono riuscite a convincere, sembrerebbe, l'Upt

 

Il tema, dunque, non sembra essere legato a quale migliore strategia mettere in campo. Oggi ci sono 8.000 anziani non autosufficienti assistiti dal pubblico, ma ce ne sono altri 8.000 che non hanno alcun sostegno, curati in casa, assistiti dalle famiglie, dalle badanti. Nel 2030 la popolazione anziana sarà di 150 mila unità. Nel 2050 saranno 200 mila. Una riflessione sulla politica di welfare è necessaria, è imprescindibile. Una riforma del sistema è urgente.

 

Insomma, serve la grande politica per immaginare il futuro, la piccola politica difensiva dei piccoli interessi non riuscirà mai a guardare lontano, l'orizzonte per le lobby è limitato alla prossima tornata elettorale

 

 

 

 

 

 

 

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