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Riforma della cultura, la maggioranza ieri si è allargata a Walter Viola. Mellarini accoglie la sua proposta, Lucia Maestri si dimette dalla presidenza della commissione

L'assessore alla cultura avrebbe dovuto presentarsi i commissione sostenendo la proposta di un unico cda per tutti i musei come deciso in maggioranza. Ma Mellarini fa dietrofront e accoglie (di nuovo) la proposta Viola: ogni museo un cda". La prsidente Lucia Maestri di dimette. Sullo sfondo le prove generali dell'ingresso in maggioranza dell'esponente dell'opposizione per la creazione di un centro che metta ai margini il PD

Di Donatello Baldo - 27 April 2017 - 18:53

TRENTO. Si è dimessa dalla presidenza della Commissione cultura. Si è alzata dallo scranno ed è uscita dalla porta. Si sarà accesa subito una sigaretta per scaricare la tensione, per placare i nervi che stavano per saltare da un momento all'altro. Lucia Maestri, l'esponente del pd che pazientemente ha cercato di far arrivare in porto la riforma della cultura, non ce l'ha più fatta a sopportare le giravolte dell'assessore Tiziano Mellarini.

 

Non c'entrano nulla le grida del consigliere Civettini che in commissione è intervenuto per soffiare sul fuoco, per esasperare animi già provati, per sfruttare la situazione e buttarla in caciara come spesso succede quando dalla minoranza si vedono le crepe nella tenuta della maggioranza. A quello Lucia Maestri è abituata, non si fa certo intimidire.

 

Semmai c'è rimasta male per il fatto che gli esponenti della sua coalizione non l'abbiano difesa. Ma in fondo anche a questo è abituata: anche sulla legge sulla doppia preferenza è rimasta spesso sola. Quello che brucia è il il comportamento dell'assessore Tiziano Mellarini che sulla riforma della cultura ha cambiato idea un po' troppe volte. Prima la proposta dei 'poli museali', poi la proposta di un unico cda per tutti i musei trentini, poi l'apertura al consigliere dell'opposizione Walter Viola che voleva che fosse mantenuto un cda (seppur più snello, composto da tre elementi) per ogni museo trentino.

 

La parola 'fine' a questo tira e molla si credeva l'avesse messa la riunione della maggioranza, e lo credeva anche Lucia Maestri: “Si ribadisce la validità della proposta dell'assessore Tiziano Mellarini volta alla creazione di un unico cda”. Testuali parole. Carta canta.

 

Ma l'assessore, atteso in commissione per emendare in questo senso il testo della riforma, si è presentato chiedendo l'ennesimo stop: “Chiedo una sospensione per valutare la posizione della maggioranza”. Posizione che era stata già ribadita con tanto di comunicato congiunto di Pd, Patt e Upt lo scorso venerdì. Ecco, questo è stato il momento in cui i nervi della presidente della commissione Lucia Maestri hanno iniziato a vibrare per la rabbia.

 

La delusione ha sicuramente preso il posto della rabbia quando l'assessore davanti ai consiglieri che rappresentano la maggioranza dentro la commissione ha detto che per evitare l'ostruzionismo si doveva per forza assecondare la volontà di Walter Viola. “Ma come? Si era deciso tutti assieme che si andava avanti in un'altra direzione!”. Ma la consigliera del Pd è rimasta sola: Patt e Upt si sono fatti convincere senza fatica, loro si sono subito adeguati alla nuova giravolta.

 

Poi il ritorno in commissione con i nervi tesi, Civettini che ne approfitta, Lucia Maestri che esce e dà l'addio alla presidenza. E Walter Viola che soddisfatto ha già segnato un punto ancor prima di ufficializzare la sua entrata in maggioranza. Perché questa è la questione principale, il salto della quaglia che il consigliere dell'opposizione sta spiccando, per il quale sta prendendo la rincorsa da molti mesi ormai.

 

La maggioranza ieri si è allargata (sacrificando sul banco della presidenza l'esponente del Pd Lucia Maestri) verso Walter Viola in cerca di un partito che lo accolga. Sarà forse il Partito Autonomista trentino tirolese, in molti già lo dicono. Forse l'Upt che cerca in tutti i modi di uscire dalle secche. Sarà forse la formazione ancora tutta da formare di Carlo Daldoss, anche questa potrebbe essere un'idea.

 

Su qualche carro dovrà pur salire considerato il fatto che un partito alle spalle non ce l'ha, che Progetto trentino è solo la sigla di un gruppo consigliare che a distanza di cinque anni dalle elezioni provinciali non conta più nulla in termini di voti né come lista né come movimento politico.

 

Lui, si dice in giro, vorrebbe fare nella prossima legislatura il presidente del Consiglio provinciale. Infatti non è da ieri che tesse la trama di un suo avvicinamento al centro per poi convergere su quelli che il prossimo giro vinceranno le elezioni. Ambisce allo scranno più alto dell'Assemblea legislativa. (Anche se in passato si vedeva già assessore alla salute di un eventuale Giunta guidata dall'assessore tecnico Carlo Daldoss, prima che questa idea tramontasse definitivamente).

 

Ora è vicepresidente, e quando Dorigatti gli lascia il posto per andare in bagno si vede proprio che gli piace raggiungere l'altezza sopra le teste di tutti i consiglieri. Ma quella vicepresidenza rischia un po' di traballare perché la politica delle giravolte, della mancanza di chiarezza, dei cambi di casacca in zona cesarini della legislatura, fanno arrabbiare anche i vecchi amici di cordata, i consiglieri dell'opposizione.

 

Dovrebbe, per coerenza, fare una seria riflessione”, dice Fugatti della Lega Nord. Lui non chiede le sue dimissioni, ma lo invita a considerare la questione, per lo meno la questione che si pone se colui che doveva rappresentare la minoranza nell'Ufficio di presidenza decide di fare le valige e traslocare sugli scranni della maggioranza.

 

Chiedono le dimissioni, e senza mezzi termini, Claudio Cia e Manuela Bottamedi: “Io quando ho cambiato gruppo consigliare l'ho fatto mettendoci la faccia – dice quest'ultima – e ho pagato tutte le conseguenze della mia scelta anche se l'ho fatta coerentemente con me stessa e a testa alta. Ora con furbizie da Prima Repubblica si scopre che il consigliere Viola è ormai organico alla maggioranza”.

 

“A questo punto – afferma Bottamedi – sarebbe il caso che lasciasse la carica di vicepresidente del Consiglio considerato che quel posto, per prassi e per garanzia delle minoranze, spetta all'opposizione”. Ma quel posto è troppo vicino alla presidenza, allo scranno di cui si diceva prima, a quell'altezza che a volte inebria, che fa venire le vertigini e provoca quel piacere frizzantino dell'autorevolezza.

 

Ma la questione più spinosa è in maggioranza. Il Pd è stato messo all'angolo dalle strategie politiche fatte sottobanco, dagli interessi elettorali, quelli che schiacciano la politica (anche cultuale) sull'orizzonte chiuso della piccola provincia. Qualcuno avanza l'ipotesi che queste siano prove generali di un grande centro che tagli a sinistra il Partito democratico. Un'ipotesi difficile, numeri alla mano.

 

Ma che la strategia sia quella di indebolire il Pd per costruire al centro della coalizione un gruppo forte che sposti il baricentro: questo è certo. Quindi, almeno per chiarezza, per far capire a tutti cosa succede dentro la coalizione che governa la provincia, Lucia Maestri che si è alzata uscendo a fumare nervosamente la sua sigaretta per poi dimettersi dalla presidenza, ha fatto bene.

 

Ora si recita sul palcoscenico, sotto i riflettori. Perché le quinte, forse l'assessore alla cultura non lo sa, nel teatro contemporaneo ormai non le usa più nessuno.  

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