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Tregua armata dentro il PD. Alessio Manica nel mirino di Mattia Civico

Il coordinamento di ieri ha imposto la tregua dopo le tre astensioni che hanno impallinato Luca Zeni. Mattia Civico vuole cambiare il capogruppo Manica: "Meglio Lucia Maestri"

Di Donatello Baldo - 21 ottobre 2016 - 17:20

TRENTO. Al segretario Italo Gilmozzi gli sfugge che “ufficialmente è andata bene”. Nel senso che ufficiosamente proprio bene non è andata. Il riferimento è alla riunione del coordinamento del Pd convocata in fretta e furia dopo che tre consiglieri provinciali – Mattia Civico, Violetta Plotegher e Donata Borgonovo Re si sono astenuti su una mozione presentata dalla minoranza votando in modo difforme dalla maggioranza e dal gruppo democratico. Una coltellata inflitta alle spalle dell'assessore Zeni che avrebbe voluto, in aula, essere sostenuto e non certo impallinato dai sui compagni di partito.
 

Ma il bersaglio, come tutti sanno, era proprio Luca Zeni, l'assessore che ha occupato il posto di Borgonovo Re quel giorno in cui Ugo Rossi la cacciò dalla giunta. “Ma se non ci andava Luca al posto di Donata – dicono “fuori microfono” molti del Pd – c'era Mattia che per arrivare a fare l'assessore aveva i gomiti sbucciati a forza di sgomitate”. Quindi, dicono sempre i maligni “fuori microfono”, contro Zeni rema Donata Borgonovo Re perché l'ha sostituita in giunta e Mattia Civico perché non l'hanno sostituita con lui. Ma queste sono illazioni, pettegolezzi di partito che non vogliamo raccogliere.

 

Una cosa però è chiara, la scossa di terremoto che nei giorni scorsi ha fatto tremare il Pd trentino è l'effetto di un magma incandescente che scorre a pochi metri sotto la superficie del partito. “Ma se si sono anche stretti la mano dopo la riunione”, ci tiene a dire Italo Gilmozzi. “A me non sembra che abbiano fatto pace”, chiosa però qualcuno che alla riunione era presente e afferma convinto che, a parte le chiacchiere, tutti sono usciti con le posizioni (distanti) che avevano prima di entrare.

 

Violetta Plotegher e Donata Borgonovo Re sono entrate nel merito, e Luca Zeni ha apprezzato. Hanno parlato della questione che riguarda le Rsa, il tema della mozione su cui si sono astenute. “Le nostre preoccupazioni sono state ignorate” sembra abbiano detto. “La questione dell'assistenza è un punto nodale ma siamo ancora in fase di progettazione”, avrebbe rimarcato Zeni assicurando che terrà conto di tutti i pareri e di tutti i suggerimenti.

 

E poi si è parlato anche di metodo: “I consiglieri devono sostenere gli assessori, e gli assessori devono coinvolgere di più i consiglieri”, ha chiarito salomonicamente Gilmozzi. “E le posizioni divergenti, che sono legittime, dovrebbero essere affrontate nelle sedi opportune, non nell'aula del Consiglio provinciale”.
 

Fin qui i chiarimenti e le buone intenzioni, le reprimende delicate nei confronti di tutti e di nessuno. Le parole di facciata. Perché lo scontro frontale, come si è capito, è tra Zeni e Civico. Prima della riunione, subito dopo il fattaccio delle astensioni, le reazioni sono state tante, quelle più scomposte da parte dell'assessore Zeni. Quello colpito dal fendente sembra abbia alzato la voce sulle scale del consiglio nei confronti di Civico: “Mi ha insultato davanti ai colleghi”, ripete a tutti. Ma non solo: sono girate alcune mail al vetriolo, accuse reciproche tra Civico e Zeni, rilievi gravi che messi nero su bianco fanno un po' specie.

 

La compostezza di Mattia Civico segnala invece una premeditazione, una strategia pensata e ripensata che sulle Rsa non c'entra nulla. Era pronto alle conseguenze e forse le aveva anche previste. Ha dribblato la questione Rsa, la questione di metodo per mettere in discussione i rapporti interni al gruppo consiliare. E' quasi riuscito a far dimenticare che il coordinamento di ieri è stato convocato perché tre consiglieri hanno votato contro un assessore, contro la maggioranza e conto il partito. 

 

Nel mirino di Civico c'è infatti Alessio Manica, il capogruppo che “non riesce a fare sintesi”, è lui il problema (o il capro espiatorio). È colpa sua se il gruppo è diviso. Alessio Manica – per inciso – all'ultimo congresso sosteneva Elisabetta Bozarelli: l'unico dei consiglieri a non rientrare nella Grosse Koalition assiepata attorno a Gilmozzi. “Meglio Lucia Maestri al posto suo”, avrebbe detto Civico al coordinamento, lei è allineata e non fa parte della minoranza interna. Vedremo se Maestri si farà blandire dalle lusinghe del collega

 

Chissà se Mattia Civico riuscirà a vincere la guerra interna al gruppo consiliare. Vedremo se ce la farà nell'intento di portare una sua fedelissima, Cristina Casagrande, al ruolo di segretaria organizzativa provinciale nella nuova segreteria di Italo Gilmozzi (non ancora annunciata a cinque mesi dal congresso). Vedremo soprattutto se la tregua reggerà, se altri terremoti sono in agguato e se un giorno o l'altro il magma che ribolle sottotraccia esploderà di botto. Saranno lapilli e scintille che rischieranno di infiammare tutta la maggioranza. Di sicuro quella futura del 2018, perché ormai è chiaro, le strategie di tutti guardano lontano. 

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