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Una legge per contrastare la droga attraverso la prevenzione, l'educazione e l'informazione, ecco la proposta di Manuela Bottamedi: "Serve anche un drop-in, a Bolzano c'è già"

La proposta di legge che fa "sistema" e che permetterebbe alla Provincia di contrastare questo fenomeno in modo organico. Sul drop-in: "Esperienza da approfondire, rivolta a persone con dipendenza da eroina, utile per la riduzione del danno"

Di Donatello Baldo - 21 marzo 2017 - 19:06

TRENTO. L'obiettivo è il contrasto della diffusione delle sostanze stupefacenti, i metodi sono quelli della prevenzione, della formazione dell'informazione. Il target non solo i giovani e i giovanissimi ma anche le famiglie, "tutte a rischio, perché la droga è un fenomeno che colpisce tutti gli strati sociali, tutte le estrazioni". Manuela Bottamedi ha presentato un disegno di legge che cerca di far diventare "sistema" il lavoro che già viene portato avanti dalla Provincia di Trento.

 

"La Pat svolge già ora percorsi e progetti sul piano del contrasto alla diffusione ma serve un potenziamento, un implementazione - spiega la consigliera - e il mio ddl si inserisce in questo solco, e si inserisce in questo quadro già buono in modo armonico. L'obiettivo è quello di affinare ancora di più le azioni per raggiungere in modo migliore l'obiettivo della prevenzione di comportamenti a rischio".

 

L'approccio è multidisciplinare: si tocca la legge su Volontariato, quella sullo Sport, "per riconoscere espressamente il valore del Terzo settore e dell'associazionismo, anche sportivo, nella prevenzione ma anche nel recupero di soggetti con dipendenza da sostanze". Si agisce sulla legge che disciplina l'Agriturismo, "inserendosi nel ruolo riconosciuto all'agricoltura sociale e alle fattorie sociali quali strumenti di inserimento socio-lavorativo". Ma il lavoro di modifica e adeguamento delle norme provinciali tocca anche la legge sulle Politiche sociali, quella sulla Scuola, sui Giovani, sulla Tutela della Salute, sulla Cittadinanza responsabile.

 

Come dicevamo, una legge che fa "sistema" e che permetterebbe alla Provincia di contrastare questo fenomeno in modo organico. "Le vittime della droga sono soprattutto i giovani - afferma Bottamedi - e la diffusione delle sostanze è in aumento secondo tutte le ricerche. Per questo è importante intensificare e rendere capillari i progetti perr to perr: questa strategia educativa è tra le più efficaci tra gli adolescenti, attiva un processo naturale di conoscenze, di emozioni, di esperienze capaci di influenzare reciprocamente i gruppi di pari che si confrontano".

 

L'impianto delle proposte della consigliera Manuela Bottamedi è liberale. Se il ddl parla di prevenzione, la proposta di mozione collegata è fondata sul principio della riduzione del danno: chiede alla Giunta di approfondire e valutare la possibilità di sperimentare anche in Trentino il cosiddetto drop-in. "Sono strutture che esistono in tante città europee - spiega Bottamedi - a Bolzano, ad esempio, è un progetto messo in atto dalla Caritas diocesana".

 

Si tratta di una struttura di bassissima soglia che di norma sorge in prossimità dei luoghi abituali frequentati dalle persone con dipendenza da eroina. "Accessibile soltanto da persone certificate dal Serd come consumatori - spiega la consigliera - e all'interno c'è la possibilità di trovare un pasto, una lavatrice per pulire i vestiti, un operatore con cui parlare, una sala in cui trascorrere il tempo leggendo, navigando in internet. Ma nel drop-in è presente anche un'assistenza infermieristica che mette a disposizione il materiale sterile per l'assunzione della sostanza, che spiega i rischi del contagio di malattie trasmissibili, il pericolo dell'overdose e come prevenirlo e nel caso contrastarlo".

 

Un progetto che molti osteggiano perché apparentemente sembrerebbe sostenere e incentivare l'uso di sostanze, "ma si tratta di ridurre il danno, di evitare l'aumento dei contagi da hiv ed epatite, si tratta di creare contatti diretti con gli operatori che favorirebbe l'accesso alle soglie più alte di assistenza come la comunità terapeutica". Un approccio disincantato, "perché i problemi non devono essere nascosti, devono essere affrontati - spiega - e prendere esempio da chi svolge un servizio migliore del nostro, come ad esempio a Bolzano, non fa certo male". 

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