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Upt, verso un nuovo partito. Fravezzi: "Un campo democratico-popolare, riformatore e territoriale per un Trentino competitivo"

La proposta del senatore: "Dobbiamo costruire un progetto politico plurale che sappia avere un’organizzazione territoriale aperta e che sia pragmatico in quanto costruttore di una prospettiva di governo in grado di dare rappresentanza alla società trentina

Pubblicato il - 24 luglio 2017 - 17:01

TRENTO. L'assemblea dell'Unione per il Trentino che si è tenuta al Muse, quella che instrada il partito di Mellarini sul percorso del cambio di nome e di simbolo, è passata un po' sotto silenzio. La portata di innovazione è stata forse sottovalutata dagli osservatori. Oppure valutata in modo critico come scritto dal nostro giornale.

 

Una critica, la nostra, che non voleva essere liquidatoria o sbrigativa ma di stimolo. Il nostro titolo: "L'Upt ha deciso: ora si cambia nome e simbolo. Di politica si parlerà più avanti", ha fatto arrabbiare qualcuno, ma era la nostra opinione, pronti a metterla in dubbio se effettivamente la politica qualcuno la rimette al centro del dibattito.

 

Ci ha scritto il senatore Vittorio Fravezzi, condividendo con noi il suo intervento all'assemblea, di cui noi volentieri pubblichiamo alcuni importanti stralci."Iniziative come queste - afferma Fravezzi riferendosi all'incontro del Muse -  sono particolarmente importanti in una fase storica come quella che stiamo vivendo, che ci mette di fronte a cambiamenti inediti, che inevitabilmente riguardano anche il nostro Trentino".

 

E si riferisce alla "crisi economica e alla riduzione delle risorse pubbliche, alla questione ambientale e i grandi fenomeni migratori, alla rivoluzione digitale e all’apertura dei mercati che sono cambiamenti che incidono in profondità nel nostro contesto politico, sociale ed economico e che comportano opportunità di sviluppo, ma al tempo stesso generano incertezze, inquietudini, contraddizioni sociali".

 

"Ogni passaggio di fase, nella storia del capitalismo, ha creato nuove opportunità e, al tempo stesso, almeno agli inizi, disoccupazione ed impoverimento. Nel corso del Novecento i cambiamenti nei contesti nazionali potevano essere governati dalla politica che, nell’attuale mondo globale, non ha più strumenti altrettanto adeguati per farlo: è illusorio ritenere che sia possibile dare una risposta alle nuove contraddizioni sociali restaurando l’organizzazione statuale precedente".

 

"Solo l’Europa, in un mondo interconnesso e globalizzato, può rappresentare l’unico orizzonte possibile dove i Paesi nazionali, piccoli e soli, possono promuovere politiche incisive. Le sfide del nostro tempo - continua il senatore - necessitano di un’Europa coesa e unita sui suoi principi, sulla solidarietà e i valori democratici, che sappia attuare strategie inclusive di sviluppo per ridurre le insidie e per cogliere appieno le opportunità delle nuove tecnologie".

 

"E’ una sfida che riguarda anche la nostra Provincia, la cui capacità di spesa, a seguito degli accordi di Milano ce e Roma, è correlata alla capacità del territorio di produrre reddito. Per questo dobbiamo promuovere politiche sempre più capaci di coniugare produttività, investimenti, formazione, solidarietà".

 

Fravezzi affronta anche il tema caldo della 'piaga' dei populismi. "Non credo esista una ricetta per sconfiggere i populismi - afferma -  la strada dev’essere quella del dialogo inclusivo. La storia ci insegna che forze populiste e antisistema si sono gradualmente democratizzate attraverso un confronto dialettico maturo con le altre forze politiche. Ma non dobbiamo abdicare alla nostra funzione pensando di rincorrerli sul loro terreno".

 

E si addentra anche nell'analisi politica nazionale: "Le difficoltà del centrosinistra nazionale inevitabilmente ci preoccupano, ma ci confermano nella bontà del nostro percorso. Abbiamo infatti sempre avuto seri dubbi sulla congruità del  modello bipartitico rispetto al quadro italiano, un modello che risulta oggi sempre meno capace di costruire dialogo e consenso diffuso anche nei Paesi in cui tale modello, nella storia, è risultato maggiormente in grado di interpretare il contesto politico-sociale".

 

E distingue l'esperienza trentina. "Indubbiamente il centrosinistra plurale e territoriale che è stato costruito nella nostra Provincia è stato possibile per le caratteristiche della società trentina. E come tale non può essere riprodotto tout court. Credo però che possa rappresentare un esempio riuscito di un centrosinistra saldamente legato alle esperienze concrete delle persone, con cultura di governo. Un centrosinistra che ha saputo custodire le diverse culture politiche e il valore della coalizione intesa come vincolo di solidarietà e responsabilità".

 

Fravezzi rivendica per la sua 'parte' politica un ruolo fondamentale in questa costruzione: "Noi siamo stati i protagonisti principali. Non dobbiamo dimenticarcelo". E ricorda il percorso che ha portato a tutto questo: "Con la Margherita prima e l’Unione per il Trentino poi abbiamo rappresentato il baricentro della domanda politica della società trentina".

 

"Abbiamo favorito un fecondo incontro tra culture politiche ed esperienze civiche sapendo rappresentare il luogo di incontro tra la tradizione cattolico democratica e quella liberaldemocratica aperte ad una prospettiva fortemente riformatrice e autonomista e al tempo stesso sapendo essere un punto di riferimento solido per una ricca rete di amministratori sul territorio".

 

"Siamo stati soggetti federatori di un progetto politico dal perimetro ampio che ha saputo promuovere politiche capaci di coniugare la crescita e lo sviluppo con il lavoro, i diritti e la protezione sociale e di favorire una virtuosa convivenza tra il contesto urbano e di valle, tra il centro e le aree periferiche".

 

"Non siamo quindi 'occasionalmente' nella coalizione di Centrosinistra autonomista - afferma - e non lo siamo solamente in quanto alleati del PD. Lo siamo e lo siamo sempre stati perché è il nostro 'campo' naturale. Per storia, cultura politica, classe dirigente diffusa è il 'campo' di cui siamo il fisiologico baricentro in grado di garantirne stabilità ed equilibrio".

 

"Ci rivolgiamo quindi alle tante persone espressione delle forze politiche e sociali, alle cittadine e ai cittadini presenti che condividono l’idea che proprio per la sua complessità questa fase storica necessiti di più politica e partecipazione pubblica".

 

Quello di Fravezzi, in questa fase storica e nella contingenza del passaggio dall'Upt a qualcosa d'altro, "è un invito a costruire con noi questo percorso". Un percorso "aperto ed inclusivo che sappia riconoscere e valorizzare il ricco tessuto di partecipazione, di volontariato e associazionismo di cui è composto la nostra Provincia".

 

"Non si tratta quindi di aggregare gruppi dirigenti - sottolinea -  ma di lavorare ad un largo e ampio campo democratico-popolare, riformatore e territoriale che abbia l’ambizione di costruire un Trentino sempre più competitivo, solidale ed europeo".

 

"Un progetto politico plurale - conclude -  fondato sul fecondo incontro tra le culture popolari e riformatrici che hanno costruito l’Autonomia trentina, che sappia avere un’organizzazione territoriale aperta; che sia pragmatico in quanto costruttore di una prospettiva di governo e in grado di dare rappresentanza alla società trentina nel suo complesso".

 

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