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Vallotomo, nella notte uno scoppio. Ma la vera bomba la sgancia Rossi: "Mettere in discussione la Protezione civile è pericoloso per la democrazia"

Nella presentazione del bilancio Ugo Rossi parla delle contestazioni di Mori: "Spie di un disagio". E un volantino attribuito alla "Tribù delle fratte" rivendica lo scoppio udito nella notte: "Una provocazione"

Di Donatello Baldo - 16 dicembre 2016 - 20:16

MORI. Oggi è scoppiata la bomba, ma il riferimento non è al botto della notte scorsa che ha fatto sobbalzare i cittadini del centro della borgata. La bomba l'ha sganciata Ugo Rossi che delle contestazioni al vallotomo, e a lui, ne ha parlato addirittura nella presentazione della manovra di bilancio davanti al Consiglio provinciale.

 

"Abbiamo assistito recentemente ad alcuni eventi che rappresentano altrettante, preoccupanti spie di un disagio che non va ignorato o minimizzato, ma affrontato". ha infatti affermato il governatore. "Penso a certi toni sopra le righe emersi per questioni su cui pure stiamo trovando le opportune soluzioni, ad esempio qualche giorno fa la messa in sicurezza dell’abitato di Mori, o in passato la presenza dell’orso nei nostri boschi, e penso a certi gesti che cozzano con il senso di responsabilità e accoglienza che caratterizza l’Autonomia trentina, come quelli che hanno colpito gli edifici destinati ad ospitare i profughi accolti in due Valli del Trentino".

 

Nel disagio il presidente ci mette un po' tutto, le contestazioni, le battaglie animaliste e i crimini d'odio come quelli occorsi a Soraga e Lavarone. "Situazioni come queste devono essere per tutti noi motivo di preoccupazione - afferma Rossi - perché non rappresentano una critica diretta verso una impostazione politica che non si condivide e che legittimamente si vuole cambiare, ma un tirare dentro tutto, in maniera indiscriminata, mescolando realtà e sua manipolazione, dati concreti e paure prive di fondamento. E lasciatemelo dire - dice Rossi -  anche senza farsi scrupolo di colpire direttamente le questioni personali, che invece dovrebbero restare fuori dalla lotta politica e anche da quella condotta attraverso i mass media e i social network, dove spesso – insiste Rossi– persino le bufale più grossolane vengono enormemente amplificate".

 

"Attenzione - sottolinea Rossi - perché se questi segnali dovessero crescere, moltiplicarsi, significherebbe che anche qui, nel Trentino dell’Autonomia, si stanno diffondendo i germi di una delegittimazione a prescindere delle istituzioni che porta alla crisi irreversibile della democrazia".

 

Le sue argomentazioni, scritte nell'intervento che ha letto in Aula , le ha rimarcate nell'intervista rilasciata successivamente agli organi di stampa: "Mettere in discussione i tecnici della Protezione civile, le istituzioni preposte alla nostra sicurezza, è pericoloso per l'essenza stessa della democrazia". 

 

Ma torniamo alla storia del petardo. Nella notte è stato udito un boato: su Facebook qualcuno cerca conferma, "Che botta, qualcuno l'ha sentita?". La mattina si ha poi notizia di un volantino che "rivendica" lo scoppio e lo attribuisce alla "Tribù delle fratte".


La notizia arriva al presidio e i presenti rimangono sbalorditi. Parte subito la smentita, la piena e totale estraneità è dichiarata in tanti messaggi sulla pagina Facebook "Sei di mori se...". I messaggi sono tanti, anche quelli che mettono in evidenza le anomalie: "Ma cosa c'entra il vicolo Pipel, è del vicolo Prearua che si parla", sottolineando l'errore toponomastico, e altri, "che senso avrebbe uno stress-test nella piazza del mercato", perché il boato è stato udito provenire da quella zona. "Una provocazione", dicono altri. 

 

I carabinieri della Stazione di Mori a metà mattina non sapevano nulla, né del boato né del volantino. Nel pomeriggio, si apprende che stanno facendo verifiche, nemmeno indagini. 

 

Ma diffusa dall'ufficio stampa del comune di Mori arriva alle redazioni una nota: "A seguito dei fatti di questa notte, il sindaco Stefano Barozzi comunica la ferma e decisa condanna verso episodi per i quali non ci può essere alcuna giustificazione. A creare una forte preoccupazione è l'unione dei due eventi: un'esplosione notturna, che ha generato un forte boato, e la comparsa di un volantino di rivendicazione".

 

"Il Comune - afferma il comunicato - prende atto della presa di distanza, dai due episodi, della Tribù delle fratte”. Ma continua: "Il progressivo innalzarsi dei toni del confronto sulla realizzazione di un’opera di messa in sicurezza come il vallo tomo e il continuare a screditare le istituzioni, lanciando messaggi fuorvianti, ha evidentemente indotto qualcuno a gesti folli".

 

"In questi giorni assistiamo a continui atti di illegalità, quale il blocco del cantiere di messa in sicurezza dell’abitato, e abbiamo visto manifestare il chiaro dispregio e disconoscimento delle istituzioni democratiche, in alcuni casi anche da parte di chi delle istituzioni fa parte; atteggiamenti impropri anche nei confronti delle forze dell'ordine, intervenute su indicazione del questore con professionalità e a tutela della sicurezza di tutti, manifestanti compresi. In questo clima di tensione sta trovando terreno fertile chi ha scelto di compiere questi sconsiderati gesti che, ribadiamo, non hanno giustificazione".

 

"L'evento - conclude la nota -  non va minimizzato perché, evidentemente, qualcuno ha pensato di muoversi in maniera eclatante; non è chiaro di chi si tratti e per quali motivi agisca. In ogni caso, la situazione crea preoccupazione in tutta la comunità".

 

Torniamo ora a Trento, al Consiglio provinciale che discute del bilancio. Alla buvette Lorenzo Baratter prende un caffè, è disponibile a parlare con noi ma avverte: "Dipende a che proposito". A proposito del vallotomo, diciamo. "Allora no, nessun commento", e non dice niente. 

 

Parla invece Tiziano Mellarini: "I lavori la settimana prossima devono iniziare, in qualche modo dobbiamo andare avanti". Ma quell'"andare avanti in qualche modo" preoccupa alcuni consiglieri: sembra che non sia così semplice sgomberare il presidio, che sia difficile impedire al gruppo di riformarsi, che sia impossibile schermare la zona e inibire gli accessi. 

 

"Forse qualcosa abbiamo sbagliato - affermano in maggioranza quelli che non vogliono parlare - forse si doveva pensare a un'altra soluzione. Questa situazione rischia di creare un bel casino che non si conclude certo con lo sgombero del presidio". 

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