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Le cimici asiatiche che spaventano gran parte dell'Italia sono arrivate in Trentino. I ricercatori FEM: "Le studiamo da 2 anni e siamo pronti"

Da circa due anni un team di ricercatori della Fondazione Edmund Mach sta seguendo passo a passo la diffusione di questo insetto. E' stata creata una "trappola vibrazionale", un'App e sono in fase avanzata gli studi su nuovi parassitoidi 

Di G.Fin - 24 ottobre 2017 - 13:21

TRENTO. Sembrano diverse da quelle nostrane, leggermente più grandi ma soprattutto fino ad oggi si sono dimostrate più aggressive attaccandosi ad ogni genere di coltura. Se poi, consideriamo il fatto che stiamo andando verso l'inverno, qualche fastidio potrebbero portarlo se entrano in casa.

 

Stiamo parlando dell'insetto del momento, la cimice asiatica. Lo scorso anno era stata rilevata solamente nella zona a sud di Trento mentre quest'anno si può trovare in altre parti del Trentino.

 

E' bene chiarire subito che non si tratta di un insetto pericoloso per l'uomo ma i danni all'agricoltura potrebbero essere notevoli.

 

In Trentino la cimice asiatica però è una “sorvegliata speciale”. Da circa due anni un team di ricercatori della Fondazione Edmund Mach sta infatti seguendo passo a passo la diffusione di questo insetto. Al lavoro ci sono ricercatori della Fondazione impegnati presso il Centro di trasferimento tecnologico e altri presso il Centro di Ricerca e Innovazione. Assieme hanno avviato delle collaborazioni con altri centri di ricerca dell'Emilia Romagna e con diversi centri europei.

 

Un investimento notevole, quindi, che ha visto fino ad oggi la realizzazione di un'App creata per segnalare la presenza dell'insetto e anche di una trappola molto particolare per catturare, a fini di studio, le cimici.

 

Giovedì sarà proprio un ricercatore della Fondazione Edmund Mach, Valerio Mazzoni ad essere ospite alla trasmissione Geo in onda dalle 15.50 su Rai Tre per parlare delle cimici asiatiche.

 

“Gli studi che stiamo portando avanti – ci ha spiegato - servono per capire l'evoluzione di questo insetto e per fare dei modelli e recuperare quante più impormazioni possibili. Ad oggi la cimice asiatica è presente in Trentino in tutta la zona che confina con il Veneto, regione da dove è arrivata ma anche nella Rotaliana, in Val di Non e segnalazioni sono arrivate anche dall'Alto Adige”.

 

Fino ad ora in Trentino non ci sono stati particolari danni all'agricoltura. L'arrivo della cimice asiatica è però in continuo aumento. “Proviene dall'Asia ed è invasiva – spiega Mazzoni – e il problema sta nel fatto che essendo una specie nuova, non ha dei controllori naturali come avviene per altre. Non ci sono parassitoidi e predatori che sanno controllarla”.

 

L'impegno di ricerca che la Fondazione Edmud Mach sta portando avanti segue più strade. Da un lato si stanno sviluppando degli studi su nuovi parassitoidi necessari per arginare l'insetto e proteggere le coltivazioni agricole. L'altra strada seguita è lo sviluppo, come già detto, di un'App e la creazione di una trappola, prima nel suo genere, per la cattura e fini di studio, delle cimici.

 

“Abbiamo creato una trappola vibrazionale – ci spiega ancora il ricercatore – che è una nuova tipologia. Di solito le trappole classiche funzionano con il ferormone e sono ottime per attirare ma poco per catturare. Le vibrazioni, invece, riescono ad essere specifiche e attivano lo stesso richiamo che le femmine hanno con i maschi. Cosi questi ultimi cercano la vibrazione e la seguono finendo in trappola. Abbiamo già testato dei prototipi e dal prossimo anno fare degli esperimenti su larga scala”.

 

Sempre dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach è stata lanciata anche una App ad hoc “bugMap” attraverso la quale è possibile da parte di qualsiasi persona segnalare la presenza della cimice asiatica per consentirne l'analisi da parte dei ricercatori.  

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