Coronavirus, l'Iss: “Le zone a colori in Italia hanno evitato 25mila ricoveri nel primo mese della seconda ondata”
Le misure introdotte il 3 novembre scorso per contrastare la diffusione della pandemia avrebbero permesso, secondo un studio di Fondazione Bruno Kessler, Istituto superiore di Sanità e Inail, di ridurre l'Rt del 13-19% in zona gialla, del 27-38% in zona arancio e fino al 45% in zona rossa. La riduzione delle attività sociali è poi stata minore rispetto a quanto osservato durante il lockdown

TRENTO. Calo dell'Rt e decine di migliaia di persone 'salvate' dal ricovero: questi gli effetti delle misure introdotte nel Dpcm del 3 novembre scorso (quando il Paese è stato diviso nelle diverse zone a colori) per contrastare la diffusione dell'epidemia di Coronavirus nel corso della seconda ondata. A dirlo è uno studio congiunto realizzato tra Fondazione Bruno Kessler, Istituto Superiore di Sanità e Inail pubblicato su Nature Communications.
Nel dettaglio, secondo la ricerca la zona gialla sarebbe stata in grado di ridurre la trasmissibilità del virus (Rt) del 13-19%, quella arancio del 27-38% e quella rossa del 36-45%. Lo studio ha poi evidenziato come la zona gialla sia stata sostanzialmente efficace nello stabilizzare l'incidenza dei casi, portando l'Rt a valori intorno ad 1, mentre le zone arancione e rossa hanno abbassato rispettivamente la trasmissibilità a valori tra 0.80 e 0.93 e tra 0.74 e 0.83. Nell'insieme, le misure hanno permesso di tenere sotto controllo la diffusione del virus in 85 province su 107 entro tre settimane dalla loro introduzione. Numeri che, se trasportati nel mondo reale, si traducono in circa 25mila ricoveri in meno, la metà cioè dei 44mila effettuati nello stesso periodo. Effetti indubbiamente positivi e che sono ancora più significativi se osservati su tempi più lunghi, in virtù della riduzione nell'incidenza di infezione ottenuta con le misure.
Per la ricerca sono stati utilizzati i dati della sorveglianza integrata e quelli sulla mobilità pubblica, elaborati con dei modelli matematici per quantificare l’associazione tra le misure e il cambiamento nell’Rt tra la settimana del 30 ottobre - 5 novembre, prima dell’introduzione delle ‘zone’, e quella 19 - 25 novembre, quando l’effetto delle misure si può considerare stabilizzato.
Lo studio ha inoltre evidenziato che anche la più restrittiva delle zone ha prodotto riduzioni delle attività sociali significativamente minori rispetto a quanto osservato durante lockdown della primavera 2020: ad esempio, dice l'Iss, a fronte di un tempo medio passato in casa dagli italiani di circa 16 ore al giorno in tempi pre pandemici, nelle zone rosse si è stimato un tempo di 18.7 ore al giorno contro le circa 20.3 durante il lockdown.


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