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La medusa cinese è anche in Trentino, lo studio della Fondazione Mach: “Negli ultimi tre decenni avvistata a Levico, Lavarone e nel Garda”

La presenza della Craspedacusta sowerbii nella Provincia di Trento risalirebbe almeno ai primi anni ’90, quando la Fondazione Mach ha osservato esemplari delle piccole meduse nelle acque del lago Santo di Cembra. “Allo stato attuale, è segnalata in 40 ambienti in tutta Italia”

Di Filippo Schwachtje - 25 marzo 2021 - 16:06

TRENTOAnche in diversi specchi d’acqua della Provincia di Trento sono stati trovati esemplari della Craspedacusta sowerbii, la piccola medusa originaria della Cina già rinvenuta nel lago Grande di Monticolo in Alto Adige. Spiegano gli esperti: “Si tratta di una specie elusiva, probabilmente la sua presenza in Italia è sottostimata”. Uno studio della Fondazione Mach, condotto da Francesca Ciutti, Giovanna Flaim e Cristina Cappelletti e pubblicato su Biologia Ambientale nel 2017, confermerebbe infatti la presenza dei minuscoli organismi anche nelle acque del lago di Lavarone, in quello dei Poiani ed addirittura nel Garda e a Levico.

 

La natura del piccolo invertebrato – completamente innocuo per l’essere umano – è stata approfondita in uno studio durato oltre 5 anni e portato avanti da 4 ricercatori dislocati tra Bolzano ed il Museo di storia naturale di Ginevra, dopo la scoperta dei primi esemplari a Monticolo (QUI l'articolo). Caratteristica interessante della Craspedacusta quella di presentare due fasi biologiche: dallo stadio iniziale in cui la specie è formata da piccoli polipi, infatti, nelle condizioni ideali vengono prodotte per gemmazione le meduse, leggermente più grandi – anche se raramente superano i 2,5 centimetri – e quindi più visibili.  

 

“Si tratta di una specie criptica, elusiva – spiega Marco Cantonati, ricercatore e responsabile della sezione Limnologia e Algologia del Muse – possiamo ipotizzare una presenza piuttosto diffusa dei polipi nei nostri bacini. Sono più rare invece le meduse, che si sviluppano solo in particolari condizioni climatiche ed ambientali”. Ma dal momento che gli avvistamenti iniziali sono legati proprio alla presenza delle meduse, la reale distribuzione della specie in Italia è probabilmente sottostimata.

 

La comparsa della Craspedacusta nella Provincia di Trento infatti risalirebbe ancora all’inizio degli anni ’90. “In Trentino avevamo già segnalato la specie più volte a partire dal 1992 nel lago Santo di Cembra– si legge nello studio della Fondazione Mach – e successivamente è stata osservata occasionalmente nel lago di Lavarone (negli anni ’90), in quello dei Poiani (nel 2003) e nel lago di Garda (nel 2008)”. Come già ipotizzato da diversi autori dunque, è probabile che la Craspedacusta – originaria della zona del fiume Yangtze in Cina – sia ben più diffusa sul nostro territorio di quanto inizialmente ritenuto.

 

La specie – sottolineano infatti le ricercatrici dell’ente di ricerca del San Michele – è l’unica medusa d’acqua dolce con distribuzione cosmopolita, essendo presente in tutti i continenti ad eccezione dell’Antartide”. Nonostante una massiccia presenza a livello globale però, il piccolo invertebrato non è mai stato introdotto intenzionalmente nei vari contesti in cui oggi si manifesta. Il meccanismo che ha permesso l’arrivo della specie in Europa e poi nel mondo è stato infatti il trasporto di piante acquatiche provenienti dalla zona d’origine. Successivamente, la dispersione dei polipi è avvenuta “attraverso la traslocazione di fauna ittica o spostamenti di uccelli acquatici. Allo stato attuale questa medusa risulta segnalata in 40 ambienti di acque ferme e correnti in Italia”.

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