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"Di mestiere misuro la felicità". Il fisico Cencerrado, "Da piccolo davo un voto da 0 a 10 alle giornate. Le persone più felici? Quelle soddisfatte dei propri rapporti sociali"

Il fisico spagnolo Cencerrado lavora al Happiness Research Institute di Copenaghen e di mestiere studia la felicità, che non solo può essere raggiunta ma anche misurata: "Se godo di ottima salute ma non ho un lavoro, probabilmente non sarò contento. I più infelici sono tendenzialmente individui soli. Non a caso, l’uomo è definito animale sociale"

Di Sara De Pascale - 04 maggio 2022 - 21:24

TRENTO. I fisici non si preoccupano soltanto del cosmo, possono anche misurare la felicità. “Da piccolo davo un voto dallo 0 al 10 per stabilire quanto fosse 'felice' quella giornata”. Così ha esordito Alejandro Cencerrado, fisico e senior data scientist che lavora al Happiness Research Institute di Copenaghen e di mestiere studia cosa sia la felicità. “Essendo anche esperti analisti di dati, siamo dappertutto”, aggiunge. 

“I miei genitori litigavano di continuo - ha raccontato a Il Dolomiti - tuttavia non capivo perché, nonostante avessi tutto ciò che potessi desiderare, non mi sentissi mai felice”. Così, con questo quesito ben stampato in mente, l’Alejandro diciottenne iniziava a scrivere un diario delle sue emozioni (che continua a compilare tutt’oggi), contenente il sunto di ogni sua giornata insieme a un voto dallo 0 al 10 per stabilire quanto quel dato giorno fosse stato un giorno “felice”.

 

Un’ aspirazione tanto enigmatica quanto umana, quella del raggiungimento d’uno stato di assoluta felicità, che ha portato negli anni alla creazione di una vera e propria industria con tanto di libri che spesso hanno fatto credere (facendoci cadere in uno scomodo tranello) che tale emozione fosse tanto semplice quanto facilmente raggiungibile.

 

 

Non ho mai dato uno 0, ma nemmeno un 10 - ha confidato Cencerrado - ho contato tre giornate da 9 e due da 1 in questi 17 anni”, sottolineando che molte sono state invece le giornate a cui ha dato un 5, che corrisponderebbe a un giorno “normale”. “Quelli in cui ti alzi la mattina, vai al lavoro e la sera ti rilassi sul divano davanti alla tv”.

 

Valutando ogni suo giorno, il fisico ha compreso negli anni che la felicità poteva non soltanto essere raggiunta (o quantomeno individuata) ma anche misurata, cosa che anche il Happiness Research Institute ha iniziato a fare a partire dal 2012.

 

 

Per misurare la sua felicità giornaliera Cencerrado si è sempre attenuto a un criterio fondamentale: l’obiettività. “Se una giornata è andata bene ma poi litigo con mio padre, rischio di finire per considerare tutto in maniera automaticamente negativa. È importante invece mantenere il giusto distacco ed essere consapevoli di ciò che di buono c’è stato”.

 

Dall’Alejandro adolescente, che si chiedeva quali fossero i segreti di questo complesso sentimento, ad oggi, ne è passato di tempo: anni di studio e ricerca, che raccontano di come la felicità sia influenzata da una miriade di fattori esterni, come la condizione sociale, la salute o il lavoro.

 

Sono felice come lo ero 17 anni fa - ha dichiarato il fisico - l’essere umano si adatta a qualsiasi situazione, che sia negativa o positiva. Se per lungo tempo ho tutto ciò che ho sempre desiderato, probabilmente mi abituerò e non mi sentirò più così felice”. “Un puzzle” in continuo divenire quindi, come spiegato dallo stesso fisico: un insieme di tasselli da incastrare uno a uno.

 

 

“Se godo di ottima salute ma non ho un lavoro, probabilmente non sarò contento - ha aggiunto - ad ogni modo, secondo le ricerche che elaboriamo al Happiness Research Institute, le persone più felici sono quelle soddisfatte dei propri rapporti sociali. Viceversa, i più infelici sono tendenzialmente individui soli, come a esempio gli anziani con problemi di mobilità. Non a caso, l’uomo è definito animale sociale”.

 

 

Quello che Cencerrado si chiede ogni sera prima di coricarsi, quando arriva l’ora di dare un voto alla propria giornata, è infatti la stessa domanda che l’Institute di Copenaghen pone da anni su larga scala a persone di diverse fasce d’età presenti in Europa. “Lavoriamo con diversi progetti: abbiamo indagato per esempio il livello di felicità fra i giovani di 15 anni o ancora fra i lavoratori di età compresa fra i 20-25 anni d’età, fino ai 60”.

 

 

I dati raccolti dall’Institute vengono poi elaborati da complessi algoritmi che combinano migliaia di risposte con un solo fine: “Comprendere cosa potremmo cambiare nella nostra società per renderla una società più felice”.

 

Anche con anni di allenamento resta comunque difficile riuscire a individuare i propri “giorni felici”: “La scorsa settimana ero molto stressato in vista di una presentazione e non riuscivo a pensare a altro - ha concluso Cencerrado - ieri, dopo averla fatta, mi sono finalmente sentito di nuovo felice”.

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